Il Parlamento Europeo boccia la risoluzione del centro-sinistra sull’informazione in Italia

L’Europarlamento – con 335 voti favorevoli, 338 contrari e 13 astenuti – ha bocciato ieri la risoluzione presentata da tutti i gruppi del centro-sinistra: Socialisti & Democratici (Pd), i Verdi, la Sinistra unitaria del Gue e il gruppo dei liberali Alde (Idv).

Il testo presentato, portava all’attenzione del Parlamento, un problema fin troppo evidente: denunciava anomalie nel sistema di informazione in Italia e accusava il governo Berlusconi di fare pressioni sui media del nostro Paese.

Ma non c’è stato niente da fare…per soli 3 voti, la risoluzione è stata “cestinata”. I contrari sarebbero: Pat “the Cope” Gallagher, Brian Crowley, Liam Aylward e l’On. Vincenzo Iovine (Idv), tutti appartenenti al gruppo Alde. Iovine – tre ore dopo la votazione – ha fatto sapere che aveva sbagliato nel premere il bottone e ha già chiesto la rettifica del voto.

Per quanto riguarda i tre irlandesi, uno si è astenuto di sua spontanea volontà, mentre gli altri due (Gallagher e Aylward) – secondo l’europarlamentare Idv, Pino Arlacchi: <<mi hanno detto di aver ricevuto pressioni ad altissimo livello dal governo irlandese>>.

Singolare il fatto che, la bocciatura alla risoluzione del centro-sinistra, sia arrivata dopo l’approvazione – da parte del Parlamento – del testo nelle singole parti. C’era una possibilità di far passare una proposta singola (e non comune) del solo gruppo Alde – sempre sullo stesso argomento – ma purtroppo è finita con un pareggio: 338 voti a favore, 338 contrari e 8 astenuti, che quindi equivale a una bocciatura (secondo il regolamento).

Mi lascia con molti dubbi anche un altro fatto: come la precedente votazione – su un testo presentato dal centro-destra che smentiva categoricamente ogni tipo di minaccia alla libertà di stampa – sia stata bocciata con 322 voti contrari, 297 favorevoli e 25 astenuti. Cosa sarà cambiato, fra prima e dopo?

Probabilmente il Ppe (Partito Popolare Europeo, al quale fa riferimento il Pdl e l’Udc) ha attuato un opera di convincimento rivolta ad alcuni di quei 27 parlamentari che fanno parte del cosiddetto NI (senza gruppo, non appartenenti a nessun gruppo) che può aver ribaltato l’esito del voto della risoluzione che per la prima volta li metteva di fronte alla verità nuda e cruda: l’Italia – sotto il profilo della libertà di stampa e di espressione – non è più un paese libero.

Questa tesi è supportata anche dal fatto che – di questo “gruppo” – sedici hanno votato con il Ppe, quattro con il centrosinistra, tre si sono astenuti come sette popolari, soprattutto dell’Udc, da De Mita a Carlo Casini.

E intanto l’Italia – secondo Reporters sans frontiers – scende dal 44° posto, al 49° per quanto riguarda la libertà di stampa.

Sarà un caso che nel 2007 (quando non governava Berlusconi) eravamo al 35° ? Mah….

MATTEO MARINI


About

Giornalista pubblicista, fondatore e direttore di Wild Italy. Ha collaborato con varie testate nazionali e locali, tra cui Il Fatto Quotidiano e La Notizia Giornale, ed è blogger per l’Huffington Post Italia. Nel 2011 ha vinto il Primo Premio Nazionale Emanuela Loi (agente della scorta di Paolo Borsellino, morta in Via d’Amelio) come “giovane non omologato al pensiero unico”. Studioso di Comunicazione Politica, ha lavorato in campagne elettorali, sia in veste di candidato che di consulente e dirige, da fine 2016, Res Politics - Agenzia di comunicazione politica integrata . DIRETTORE DI WILD ITALY.


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