Il Patto

Infuriano di nuovo polemiche sul Lodo Alfano, ma questa volta l’obbiettivo non è la legge ma il Presidente della Repubblica.

Il tutto è iniziato da una ricostruzione dell’approvazione del Lodo Alfano de “il Giornale” di Feltri, che descriveva un presunto patto tra Palazzo Chigi e Quirinale sulla approvazione della legge. Per la prima volta il Giornale, a parer mio, ha pubblicato un articolo ha ricostruito molto bene la realtà dei fatti. Iniziamo a ricostruire.

Tutto è iniziato intorno alla metà di Giugno 2008 quando, visto l’avvicinarsi della sentenza Mills (che arrivò di lì ad un anno), il Governo decise che bisognava bloccare i processi di Berlusconi. Il governo così creò un emendamento al decreto sicurezza (il 2-ter) che sospendeva tutti i processi penali in corso per fatti commessi  prima del 30 giugno 2002, cercando così di sospendere i processi di Berlusconi. Per sospendere un processo se ne sarebbero bloccati migliaia. Vista la palese incostituzionalità della norma e sentiti i pareri del Csm, Napolitano aveva deciso che non avrebbe promulgato una legge simile, mettendo i bastoni tra le ruote al governo. Così il Governo decise di creare una legge che bloccasse i soli processi di Berlusconi, inventando il Lodo Alfano. Questa è la versione ufficiale.

La versione di Feltri è ben diversa: Napolitano avrebbe concordato con Palazzo Chigi che non si sarebbe opposto ad un’altra norma al posto della blocca-processi e, sempre secondo il Giornale, sarebbe stato uno dei collaboratori dello stesso Napolitano a pensare ad una “riedizione” del Lodo Schifani, assicurandone l’approvazione della Corte Costituzionale.

La ricostruzione di Feltri è estremamente credibile ed è spiegata da alcune coincidenze. Berlusconi ha detto chiaramente, alla bocciatura del Lodo, che Napolitano non è più una figura garante, eppure il premier fino a poche ore prima incensava l’atteggiamento di Napolitano. Che ci sia qualcosa che noi non sappiamo?  Tra le ragioni per cui Napolitano aveva accettato di firmare il lodo c’era il fatto che il Presidente della Repubblica può respingere una legge solo se palesemente incostituzionale. Ma questo nella costituzione non c’è scritto. L’articolo 74 della costituzione recita:

“Il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, può con messaggio motivato alle Camere chiedere una nuova deliberazione. Se le Camere approvano nuovamente la legge, questa deve essere promulgata”.

Fine, nessuna postilla sulla costituzionalità delle leggi. Il Presidente della Repubblica può rimandare una legge al parlamento anche se non etica, immorale, in contrasto con i principi del popolo italiano o per altre ragioni. Questo ha un precedente anche con la Legge Gasparri che venne respinta da Ciampi al Parlamento nonostante non fosse incostituzionale.

Un’ultima ragione per cui la ricostruzione di Feltri è credibile sta nella lentezza e nella superficialità delle dichiarazioni e delle note del Quirinale: si dice rapidamente che non c’è stato alcun patto e che il Presidente è e resta imparziale. Sembra quasi che si cerchi di evitare polveroni, quando il Quirinale avrebbe il dovere di far smascherare gli errori della ricostruzione di Feltri.

Ammesso che ci siano degli errori.

GIORGIO MANTOAN



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