Il patto del Nazareno e l’imminente campagna elettorale

A distanza di dieci giorni dall’elezione del nuovo Capo dello Stato, i dati paiono indicare una sola direzione: la legislatura sembra destinata a caratterizzarsi per una contrapposizione tra due periodi ben distinti, l’«avanti Mattarella» e il «dopo Mattarella». Se si valuta quanto sta accadendo in queste ore, infatti, tale scansione non riguarderebbe la sola riforma costituzionale (come ha invece suggerito Angela Mauro su L’Huffington Post), quanto piuttosto l’intero panorama politico.

LA CHIUSURA DEL PATTO DEL NAZARENO.

L’elezione del Presidente della Repubblica sembra effettivamente aver sancito la rottura definitiva delle larghe intese imposte dall’ultima parte del primo incarico di Napolitano e dai suoi due anni di proroga: dopo gli appoggi ai Governi Monti e ++ Berlusconi giunto a sede Pd per incontro con Renzi ++Letta e quello esterno all’Esecutivo Renzi (limitato ufficialmente alle sole riforme costituzionali ed elettorali), indispettito dal modo in cui il Premier ha scelto Mattarella, Berlusconi ha annunciato il passaggio all’opposizione dura e pura. La notizia è stata accolta dai Democratici senza alcun rimpianto: è semplicemente «meglio così», perché «senza FI diventa più semplice fare le riforme».

L’accordo del Nazareno siglato il 18 gennaio 2014 sarebbe quindi morto. A dare ulteriore sostegno a questa interpretazione  ci hanno pensato ieri le dimissioni del relatore forzista del ddl costituzionale, Sisto, e la reazione glaciale del Pd, che ha confermato di non avere alcuna intenzione di rivedere la tabella di marcia programmata per l’approvazione delle riforme.

IL RITORNO DELL’ASSE FI-LEGA.

Un’altro elemento in grado di confermare la fine del patto può essere dato dal ritorno dell’alleanza tra Forza Italia e la Lega, il solo partito di destra a essere sempre stato all’opposizione a partire dall’avvento di Monti: per ufficializzare il distacco da Renzi, Berlusconi è tornato a corteggiare il partner politico che, con l’eccezione del ribaltone del 1994, gli è sempre stato fedele negli anni di Governo.

Nonostante le cautele, Salvini pare aver accettato la proposta: l’unica condizione posta per la ripresa del dialogo è, oltre alla contestazione continua contro le misure dell’Esecutivo, la chiusura del rapporto tra Forza Italia e il Nuovo centrodestra di Alfano, inviso ai leghisti per la gestione del  tema «immigrazione», come conferma lo scambio di accuse di lunedì per l’ennesima tragedia di Lampedusa.

I “RESPONSABILI” DEL PD.

Dall’altra parte, i Democratici non stanno a guardare: il partito, costantemente pressato dalla minoranza interna, per garantirsi il nulla osta alle riforme sembra intenzionato a rimpolpare le fila della maggioranza al Senato attraverso l’arrivo di nuovi onorevoli: dopo aver inglobato le fila di Scelta civica (che già sostiene il Governo), si parla della possibilità di aggregare altri “responsabili” pescando da Forza Italia, Sel ed ex M5S.

La mossa denuncia chiaramente il timore per nuove possibili elezioni, tema incredibilmente lasciato in secondo piano dalla grande stampa dopo l’elezione di Mattarella. Infatti se, come sembra, viene meno l’appoggio di Forza Italia per le riforme, il Governo rischia di non avere più alcuna maggioranza, almeno a Palazzo Madama, dove i numeri sono molto risicati. Senza lo spauracchio di una coalizione composta da Pd, Ncd e Fi, i vari Cuperlo, Civati e Fassina, nuovamente responsabilizzati, potrebbero tornare a mettere in forte difficoltà Renzi che, di conseguenza, potrebbe essere tentato dal ritorno alle urne per epurare il partito dai cosiddetti “gufi”. L’ipotesi trova conferma nel silenzio del Premier rispetto all’«operazione Scilipoti» in atto, silenzio ben lontano dalle parole usate nel 2010 dall’allora sindaco di Firenze contro la Binetti dopo il suo passaggio dal Pd all’Udc.

giannini-renziIL LANCIO DELLE REGIONALI.

Per comprendere al meglio il quadro che emerge da questi primi giorni del post-Mattarella e motivare fino in fondo quanto sta accadendo, non si può tuttavia prescindere da un altro elemento, l’avvicinarsi delle elezioni regionali. L’impressione che si ha, infatti, è che l’esplosione del patto del Nazareno non sia dovuta all’elezione del Presidente della Repubblica, quanto piuttosto all’avvio delle grandi manovre per la scelta dei governatori di Liguria, Veneto, Toscana, Umbria, Marche, Campania e Puglia e, più in generale, delle coalizioni future.

A livello puramente logico, le modalità che hanno portato alla scelta di Mattarella da sole non possono giustificare la morte dell’accordo tra Renzi e Berlusconi (che, lo ricordiamo, hanno approvato assieme al Senato l’Italicum poco prima dell’avvio delle votazioni per l’elezione del successore di Napolitano), né tantomeno consentono di comprendere come Salvini possa essersi rimangiato così rapidamente i molteplici proclami contro le alleanze con l’ex Cavaliere. E’ solo l’imminente avvio di una nuova campagna elettorale che dà la possibilità di spiegare veramente quanto sta accadendo in questi giorni, un vero e proprio remake della situazione italiana standard, molto simile a quanto già successo dopo le dimissioni di Monti nel dicembre 2012. Certificata la perdita di consensi dovuta al patto del Nazareno, Berlusconi sembra aver deciso di testare una nuova via politica, la sfida diretta con Renzi, il solo che oggi può permettersi di attendere l’evoluzione degli eventi, per ricompattare i suoi elettori: con la sospensione del patto col Premier, le regionali rappresentano solo una prova per verificare la tenuta della coalizione di centrodestra nel suo assetto canonico.

In questa prospettiva, al di là del M5S, sempre più isolato, rispetto allo scontro tra centrodestra (Fi, Lega, FdI) e centrosinistra (col solo Pd) che si va delineando, oggi possiamo solo cercare di capire con chi si schiererà la cosiddetta Area popolare (Ncd e Udc) e se la minoranza dei Democratici intende davvero dare vita, con Sel, a una nuova «Cosa rossa» o se, assieme a Vendola, sosterrà Renzi. Solo in seguito infatti potremmo trarre delle conclusioni a livello più ampio: se il centrodestra tradizionale terrà, il patto del Nazareno potrà essere considerato sepolto; altrimenti, verrà semplicemente aggiornato con un tagliando.

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About

Nato nel 1987 a Vicenza, consegue a Padova la laurea triennale in Lettere moderne, quella magistrale in Filologia medievale e il dottorato di ricerca in Filologia romanza. Creatore nel 2009 del blog bile.ilcannocchiale.it (sospeso nel 2011 per collaborare con "Wilditaly" e citato ne "I nuovi mostri" di Oliviero Beha nell’elenco delle "associazioni che a vario titolo rientrino nell’accezione culturale di chi promuove riflessioni sullo stato del Paese”), fino a gennaio 2011 ha fatto parte della redazione della rivista online "Conaltrimezzi", dirigendo le sezioni dedicate all’attualità e al mondo universitario. REDATTORE SEZIONE INTERNI


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