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Berlusconi già da Benevento l’aveva annunciato con aria profetica : “Ne vedremo delle belle su quel giudice”, e tutti, prendendolo in parola, avevano dato vita ai più strani complotti: trattative segrete, veline di servizi segreti deviati passate a Feltri, sporche notizie sulle sue tendenze sessuali, insomma tutto quel che da un po’ di tempo a questa parte il giornalismo “d’inchiesta” compie quando qualcuno prova a mettere il bastone tra le ruote del manovratore. Ed invece il verdetto ci ha proprio deluso, non ha ricambiato l’attesa.
Sto parlando naturalmente della nuova forma di giornalismo che rapidamente si diffonde in tutti i media direttamente controllati dal premier. Oggi ne abbiamo avuta un’ulteriore riprova.
I soggetti preferiti sono esclusivamente tutte quelle persone che infastidiscono, tramite mezzo a stampa o attraverso sentenze giudiziarie , gli affari privati e pubblici del Cavaliere. Questa volta è caduto nel mirino il giudice Mesiano , reo di aver inflitto una multa di 750 milioni di euro a danno della Fininvest di Berlusconi. “Ne vedremo delle belle” quindi aveva profetizzato dal suo alto pulpito il Presidente, e subito i suoi fidati giornalisti, che lo conoscono bene, non hanno perso tempo, andando a cacciare notizie fino in Calabria. Il primo scoop è firmato dalla rivista Chi, di proprietà della famiglia Berlusconi; questa svela alcune notizie sulla salute e sulla famiglia del giudice. Roba scottante, insomma, ma non ancora abbastanza incriminante. Tocca allora chiamare in causa il solito “Giornale”, ( lui si che ci sa fare con il giornalismo d’inchiesta, il caso Boffo è stato illuminante) che racconta di una misteriosa cena in cui il giudice esternando gridava: “Berlusconi dovrebbe dimettersi, dovrebbe andarsene”.
Già le cose prendono un’altra piega, ma per i giornalisti il materiale non è ancora sufficiente per firmare una vera e propria “condanna a morte”. La televisione, quindi, dovrà completare
l’opera.
Tocca a ‘Mattino cinque’, programma mattutino condotto da Claudio Brachino, spiare segretamente e svelare le stranezze del giudice.
Il giudice è stato seguito mentre gira per Milano, mentre fuma e aspetta dal barbiere. “E’ impaziente, non riesce a stare fermo mentre aspetta il suo turno dal barbiere” si sente dal servizio “ avanti e indietro, si ferma, aspira la sua sigaretta, e di nuovo avanti e indietro”, “ si rilassa solo al momento di barba e capelli”. Ma le stranezze “ a cui il nostro giudice ormai ci ha abituato” non sono finite, e in questo modo arriva presto il clamoroso scoop: “seduto su una panchina, camicia bianca , pantalone blu, mocassino bianco e calzino turchese, di quelli che in tribunale non è proprio il caso di sfoggiare”. Ah , eccolo, ecco scovata la colpa: il calzino turchese, l’infimo calzino turchese che un giudice non dovrebbe mai indossare, è stato indossato dal giudice che ha condannato Berlusconi. Roba da non crederci.
Questo signore è proprio da rinchiudere, non sarà normale: fuma la sigaretta fuori da un luogo pubblico mentre tutta la popolazione se ne infischia di questa preziosa regola , addirittura si permette di camminare per le strade mentre l’intera popolazione ingombra le strade con Suv inquinanti, si permette di non apprezzare la politica interna del presidente in carica quando ormai è noto che il popolo stia dalla parte del premier, passa con il verde al semaforo e alla fine si concede un minuto di relax al parco.
No no, non è normale, questo signore è sospetto. Un uomo, lo spiega il Presidente del Consiglio, deve essere borioso, sempre allegro, pronto a trasgredire le regole o qualunque forma di legge etica e non, deve guardare le femmine e deve cercare sempre di conquistarle, deve essere scherzoso, strafottente, volgare, presuntuoso e con la barzelletta senza pronta e soprattutto senza calzini. Chi non si adegua pagherà con un pedinamento da parte di qualche Sherlock Holmes di Canale 5.
GIACOMO MORMINO















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