Il “povero” nel senso marxiano del termine. L’ultima barzelletta di un caso umano

Bisogna capirlo. Roberto Castelli, ex Ministro della (in)Giustizia della Lega e attuale Viceministro alle Infrastrutture e ai Trasporti, si definito – nel corso della trasmissione “PiazzaPulita” su La7 –  “povero ma nel senso marxiano del termine. Com’è logico che sia, il conduttore – Corrado Formigli – gli chiede quanto dichiari annualmente. Il parlamentare dal fazzoletto verde risponde candidamente: “145.000 euro ma nel senso marxiano del termine”. Al di là della cifra che non contraddistingue di certo una persona povera, mi piacerebbe sapere a quale Marx, a quale senso marxista stesse facendo riferimento.

Non c’è da stupirsi. Non è la prima volta che Castelli afferma convintamente cose che non stanno né in cielo né in terra. Memorabile rimane la prima conferenza stampa da neo Guardasigilli. Un giornalista gli domanda quali esperienze possa vantare in campo giudiziario, visto che risulta laureato in Ingegneria Meccanica con specializzazione in abbattimento dei rumori autostradali, ma Roberto non capisce dove sia il problema e prontamente – anche vantandosene – controbatte che è completamente digiuno dell’argomento. Geniale.

Bisognerebbe ricordare poi, sempre per non dimenticarci di chi stiamo parlando, di quando fu chiamato alla sbarra dalla Corte dei Conti per rispondere di danno erariale causato dalle consulenze facili elargite al Ministero di via Arenula e indagato – con le stesse motivazioni – dalla Giunta per le autorizzazioni ma salvato dall’aula del Senato con un voto quasi trasversale.

Per entrare nel dettaglio, le accuse riguardano l’assunzione – come consulente per l’edilizia carceraria e l’amministrazione penitenziaria  – di Giuseppe Magni, ex sindaco leghista di Calco (a 16 km dalla Lecco che ha dato i natali al parlamentare del Carroccio) ed ex artigiano metalmeccanico e grossista di pesce della Seamar. La motivazione ufficiale è che non si poteva contare su oltre duemila persone già presenti nell’organico del ministero ma bisognava affidarsi a cotanto esperto per la sua “professionalità di elevata qualificazione ed esperienza”. Il suo stipendio, i primi sei mesi, si aggira intorno ai 48 milioni di lire. Con l’aggiornamento del 2 gennaio 2002 (il nuovo cambio europeo) ecco che la busta paga subisce un’impennata: 46.482 euro. Netti. Ciò che fa, rimane un mistero tanto che il viceprocuratore generale della Corte dei Conti, Guido Patti – nell’atto di citazione consegnato all’allora Guardasigilli – scrive che svolge: «attività dall’indefinito contenuto», senza rendere conto al Dap (Dipartimento Amministrazione Penitenziaria ndr) e senza «raggiungere alcuno degli obiettivi menzionati nel decreto di conferimento incarico». Nell’arco di quattro anni, però, si spostava con «autovettura blindata e due auto di scorta»; volava, con aerei di Stato, verso Mosca, Tirana e Stati Uniti e presentava «relazioni quasi in codice, con riferimento per così dire criptici […] senza alcuna documentazione», con «affermazioni del tutto generiche». Sulla base anche di queste considerazioni, la Corte condanna quindi l’attuale braccio destro di Altero Matteoli a risarcire lo Stato con 98.876,96 euro. La restante somma (di quanto è stato elargito con questa “consulenza facile”) la dovrà pagare proprio il finto consulente.

Ci sarebbe anche la questione della Global Brain & Partners, alla quale venne affidato – 36 giorni dopo l’insediamento del Ministro – il compito di valutare i magistrati e che, guarda caso, era stata fondata da Alberto Uva, esponente leghista trombato alle comunali di Montevecchia, proprietario della villa Sormani Marzorati a Missaglia dove Castelli organizzava cene con i suoi fedelissimi ma dove trovavano posto anche meeting dell’Opus Dei. Sono stato così preciso sulla tempistica perché 36 giorni prima della nomina dell’esponente del Carroccio, Uva non aveva la minima idea di fondare alcuna società. Sarà una coincidenza astrale ma gliene parlò proprio Castelli. Ma questa è un’altra storia che comporterebbe troppe righe ancora da scrivere e troppe parole ancora da spendere al riguardo. Tutte le altre informazioni le trovate qui .

Queste sono le due inchieste giudiziarie che affliggevano il povero senatore Castelli. Parlo al passato perché il Senato, come accennavo prima, respinse entrambe le richieste di autorizzazione a procedere presentate dai giudici con 256 SI’ e 50 NO per la prima e 247 SI’ e 25 NO per la seconda.

Ma, ripeto – visto il personaggio – non c’è nulla di cui stupirsi. Si è sposato in seconde nozze con rito celtico (con tanto di druido), quindi…


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Giornalista pubblicista, fondatore e direttore di Wild Italy. Ha collaborato con varie testate nazionali e locali, tra cui Il Fatto Quotidiano e La Notizia Giornale, ed è blogger per l’Huffington Post Italia. Nel 2011 ha vinto il Primo Premio Nazionale Emanuela Loi (agente della scorta di Paolo Borsellino, morta in Via d’Amelio) come “giovane non omologato al pensiero unico”. Studioso di Comunicazione Politica, ha lavorato in campagne elettorali, sia in veste di candidato che di consulente e dirige, da fine 2016, Res Politics – Agenzia di comunicazione politica integrata . DIRETTORE DI WILD ITALY.


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