il primo natale recensione ficarra e picone wild italy

Il primo Natale, la natività riletta da Ficarra & Picone

Il primo Natale, di Ficarra & Picone, un instant-cult natalizio che gioca con la tradizione e fa riflettere lo spettatore

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Fa quasi strano a pensarci, ma chi l’avrebbe mai detto che un giorno, quel duo comico “nato stanco” di Zelig, sarebbe arrivato sino alla Natività?!? Con Il primo Natale, Ficarra & Picone scelgono la rielaborazione della tradizione natalizia cristiana – e delle sue usanze – per la sesta regia in carriera, la quarta da “assoluti protagonisti” – e il risultato è dei più entusiasmanti.

Ne han fatta di strada il duo comico palermitano che esordì sul grande schermo in Chiedimi se sono felice (2000), e se sin dai tempi di Nati Stanchi (2002) l’obiettivo dichiarato di Ficarra & Picone è il giocare con i coloriti e contraddittori luoghi comuni della terra natia; con Il primo Natale si va oltre il terreno esplorato ne L’ora legale (2017), realizzando una fiaba natalizia che è un piccolo e delizioso instant cult.

Il primo natale porta infatti in scena due dei personaggi più comuni, Salvo – un ladruncolo di arte sacra, ateo convinto (Salvo Ficarra), e padre Valentino (Valentino Picone), un prete di Roccadimezzo Sicula affascinato dalla potenza iconica del presepe. Due personaggi apparentemente lontanissimi, ma le cui vicissitudini li porteranno a viaggiare nel tempo sino alla Palestina di Erode (Massimo Popolizio) per “salvare” il Natale.

Non ci resta che il Natale 

I cinefili meno giovani avranno intuito la strizzata d’occhio che dà il titolo al paragrafo. Alla base della propria struttura narrativa infatti, Il primo Natale rievoca un’espediente ampiamente inflazionato nella storia del cinema, specie nella commedia italiana degli ultimi trent’anni: il viaggio nel tempo.

Il principale evento di rottura degli equilibri che spingono i due personaggi protagonisti – del tutto antitetici nel vissuto e nella concezione della festività natalizia (e della fede) – è infatti un inaspettato viaggio temporale in un’epoca, e in un contesto narrativo totalmente estraneo, dove soltanto un sorprendente evento permetterà loro di tornare a casa.

E la mente, vola quindi al celeberrimo Non ci resta che piangere (1984) di Roberto Benigni e Massimo Troisi – e in minor parte al recentissimo (e abbastanza infelice) Non ci resta che il crimine (2019) di Massimiliano Bruno – di cui Il primo Natale di Ficarra & Picone riprende l’espediente per rielaborare il tutto con risultati più delicati ma al contempo incisivi.

Se Benigni e Troisi divennero parte della storia con gag a base di Beatles, Fiorini e immaginarie lettere a Savonarola per puro divertissement, Ficarra & Picone delineano un racconto certamente meno ispirato e “iconico” del precedente, ma con cui giocare non soltanto con la tradizione biblica e le tipiche usanze italiane – meravigliosa in tal senso la sequenza della Tombola con Erode – ma anche far riflettere lo spettatore sul delicato tema della migrazione.

Il prete e il ladro: un racconto degno di Frank Capra 

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Un racconto, quello de Il primo Natale, benevolo e ottimista il cui dispiegarsi secondo un andamento lineare e graduato, ben dosato, permette a due personaggi assolutamente agli antipodi – espediente certamente funzionale per dar spessore a un racconto altrimenti fin troppo “semplice” – di ricongiungersi e “contaminarsi“.

Un prete e un ladro infatti, rispettivamente incarnati da Picone e Ficarra, dove se il primo vedrà la sua fede vacillare a favore della realtà e del pragmatismo – salvo poi ricredersi nello sviluppo del suo arco narrativo, il secondo (di un perennemente sopra le righe Salvo Ficarra), da ateo convinto e dichiarato, si evolve con una dedizione degna del cinema di Frank Capra, come un Dickensiano Ebenezer Scrooge dedito al furto di arte sacra.

Una coppia inedita nella filmografia del duo palermitano, per un film inedito e nella sua brillantezza di fondo, maturo ed efficace – dove il focus del sottotesto non sono più le contraddizioni dell’ambiente narrativo della Sicilia come ampiamente mostratoci tra Nati stanchi e L’ora legale passando per La matassa e Andiamo a quel paese – piuttosto un’insita celebrazione del Natale, per un annunciato happy ending degno de La vita è meravigliosa (1945).

 Il primo Natale di un nuovo cinema del duo

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L’impressione dopo la visione de Il primo Natale, è che Ficarra & Picone si stiano dirigendo verso un “nuovo” modo di fare cinema – come già mostratoci in piccola parte dal sagace L’ora legale.

Stavolta però il duo palermitano alza ulteriormente l’asticella, realizzando un piccolo (e inaspettato) gioiello di cinematografia italiana contemporanea, dove la scenografia – specie nelle sequenze giudaiche – è imponente, e dove i villain – specie il “cattivissimo” Erode di Popolizio – sembrano usciti da uno sporco Spaghetti Western.

Le intenzioni alla base sono chiaramente ottimistiche e benevoli, e di certo non mancano le piccole ingenuità di scrittura o di caratterizzazione – decisamente basilare – del duo protagonista, ma c’è un’idea e una sua realizzazione che non possono non lasciare indifferenti. Il primo Natale è così uno dei film meglio riusciti di Ficarra & Picone, o perlomeno, uno dei più interessanti.

 

Il primo Natale sarà nei cinema dal 12 dicembre 2019 distribuito da Medusa Film.

 

 

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About

Nato in Sicilia da madre umana e padre probabilmente alieno, ha un blaster sul comodino e uno zaino protonico dentro l’armadio. Malato cronico di Cinefilia dal 1989, dopo aver passato una vita a studiare i Classici Greci e Latini prima, la Letteratura Russa Ottocentesca poi, e per ultimi i Social-Media e le teorie sociologiche di Marshall McLuhan e Erving Goffman, si trasferisce a Roma per poter finalmente realizzare il suo sogno: studiare cinema, diventare sceneggiatore e costruire il suo personale Millennium Falcon. COLLABORATORE SEZIONE CINEMA


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