Ad Atreju, durante la festa dei giovani del PdL, il ministro della Gioventù Giorgia Meloni pose una domanda all’ospite di turno, niente meno che Silvio Berlusconi. “Incandidabilità a qualunque livello e per sempre di chi ruba […] nelle liste del Popolo delle Libertà”, queste le parole della Meloni tra uno scrosciante applauso del giovane pubblico e addirittura dello stesso Presidente del Consiglio. “Sono assolutamente d’accordo” – !!!!! – “però con una precisazione – ah, ecco… – che il giudizio definitivo su queste persone non sia quello dato da una certa magistratura – applausi – ma sia quello dato da un’ organo interno al nostro partito – fine degli applausi-”. Il Premier parla chiaro dunque. Ci mostra l’esistenza di un quarto grado di giudizio. La Corte della Libertà? Il Consiglio del PdL? Come chiamarlo? Di certo superiore a quello che, almeno fino a queste dichiarazioni, era definitivo con le sentenze della Corte di Cassazione.
E’ quindi attivo il seguente sistema giudiziario per i politici del Popolo della Libertà (altrimenti come farebbero ad avere tutta questa “libertà”?): sentenza in primo grado, sentenza in appello, sentenza della Cassazione e, dulcis in fundo, “organo interno al PdL”.
Devono aver vinto, infatti, in quest’ultima sede i 10 condannati parlamentari del PdL. Berruti, Camber, Cantoni, Ciarrapico, De Angelis, Dell’Utri, Farina, Nania, Sciascia, Tomassini possono dormire sogni tranquilli. La poltrona resta salda.
Berlusconi sull’ incandidabilità dei condannati (Atreju, 12/09/2010)
FRANCESCO ANGELI











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