Il quarto grado di giudizio

Ad Atreju, durante la festa dei giovani del PdL, il ministro della Gioventù Giorgia Meloni pose una domanda all’ospite di turno, niente meno che Silvio Berlusconi. “Incandidabilità a qualunque livello e per sempre di chi ruba […] nelle liste del Popolo delle Libertà”, queste le parole della Meloni tra uno scrosciante applauso del giovane pubblico e addirittura dello stesso Presidente del Consiglio. “Sono assolutamente d’accordo” – !!!!! – “però con una precisazione – ah, ecco… – che il giudizio definitivo su queste persone non sia quello dato da una certa magistratura – applausi – ma sia quello dato da un’ organo interno al nostro partito – fine degli applausi-”. Il Premier parla chiaro dunque. Ci mostra l’esistenza di un quarto grado di giudizio. La Corte della Libertà? Il Consiglio del PdL? Come chiamarlo? Di certo superiore a quello che, almeno fino a queste dichiarazioni, era definitivo con le sentenze della Corte di Cassazione.

E’ quindi attivo il seguente sistema giudiziario per i politici del Popolo della Libertà (altrimenti come farebbero ad avere tutta questa “libertà”?): sentenza in primo grado, sentenza in appello, sentenza della Cassazione e, dulcis in fundo, “organo interno al PdL”.

Devono aver vinto, infatti, in quest’ultima sede i 10 condannati parlamentari del PdL. Berruti, Camber, Cantoni, Ciarrapico, De Angelis, Dell’Utri, Farina, Nania, Sciascia, Tomassini possono dormire sogni tranquilli. La poltrona resta salda.

Berlusconi sull’ incandidabilità dei condannati (Atreju, 12/09/2010)

FRANCESCO ANGELI


About

Originario di Campobasso, vive attualmente a Roma. Politologo, specializzato in Unione Europea, è cronista di Wild Italy sin dalla sua fondazione e da ottobre 2014 passa alla sezione blogger. Presidente Arcigay Roma. BLOGGER DI WILD ITALY


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