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“Il regalo di Berlusconi”

Scritto da Gianluca Caporlingua il 25 - October - 2009 Letto 373 volte

Martedi 20 ottobre, presso la Camera del Lavoro di Milano, è stato presentato il libro “Il regalo di Berlusconi” (la vera storia del caso Mills), scritto a quattro mani da Antonella Mascali, cronista giudiziaria di Radio Popolare, e Peter Gomez, celebre giornalista de “Il Fatto Quotidiano” e autore di vari libri d’inchiesta di grande successo.

Alla presentazione, moderata da Gianni Barbacetto, partecipavano anche Marco Travaglio e l’ex magistrato ed attuale collaboratore de “Il Fatto”, Bruno Tinti.

Il sottoscritto ha avuto modo di prendervi parte insieme al resto del pubblico che riempiva la sala, ed ecco dunque il racconto della serata.

Dopo una breve introduzione di Barbacetto, la prima a prendere la parola è la giovane cronista siciliana. La Mascali sottolinea l’importanza del caso giudiziario analizzato nel libro soprattutto per i risvolti politici che la condanna in primo grado del corrotto avvocato inglese ha prodotto per il corruttore (impunito per via del Lodo Alfano) Presidente del Consiglio italiano. Ancora una volta viene fatto notare come in una democrazia “normale” un leader politico su cui pendono procedimenti ed accuse di tale rilevanza, si sarebbe già dimesso da tempo dalla sua carica istituzionale. Nel frattempo, si è accomodato al tavolo dei partecipanti anche l’altro autore, in ritardo perché impegnato con la chiusura di un pezzo per “Il Fatto” del giorno seguente. C’è una sorta di atmosfera di timido rinnovamento nell’informazione italiana e si vede dalla facce sorridenti dei giornalisti. Con l’uscita del quotidiano indipendente su cui scrivono, il loro lavoro ed i loro impegni si sono moltiplicati, come avranno a ricordare nell’arco della serata, ma “finalmente abbiamo un giornale tutto nostro”, come spiega un soddisfatto Travaglio.

Il microfono passa a Gomez che esordisce precisando che la famosa lettera che Mills scrisse al proprio commercialista, per chiedergli come gestire la somma di denaro ricevuta in dono per la falsa testimonianza che servì“a tenere Mr. B. fuori da un mare di guai”, sia solo la punta dell’iceberg. Tanto da sembrare l’unica cosa rilevante o l’unico argomento oggetto di questo processo. Da qui in poi, in un intervento di circa 40 minuti (che potrete trovare, insieme a quelli della Mascali, di Tinti e di Travaglio, integralmente sul canale www.youtube.com/TheGianluca), il cronista ripercorre 20 anni di storia del nostro Paese, caratterizzati da loschi e complessi intrecci politico-affaristici che cominciano con la fine della Prima Repubblica e lo scoppio di Tangentopoli, continuano con l’entrata in campo e l’ascesa politica di Silvio Berlusconi ed arrivano ai giorni nostri. Ascoltando la minuziosa ricostruzione dei fatti che Gomez ci offre, ci si rende conto di quanto la premessa del giornalista sia fondata. Di questa storia conosciamo veramente solo un dettaglio, sicuramente centrale ai fini del procedimento giudiziario, ma comunque solo una goccia in un oceano di malaffare.

L’intervento di Bruno Tinti è una vera e propria lezione di diritto che tocca, fra le altre cose, punti come la legge sul falso in bilancio, il dimezzamento dei termini di prescrizione e lo scudo fiscale. L’ex magistrato racconta anche la storia della rana che si fa convincere dallo scorpione ad accompagnarlo dall’altra parte del fiume, con la promessa di non pungerla una volta arrivati a destinazione, e che invece viene ugualmente e mortalmente ferita. “È pur sempre la mia natura”, si difende lo scorpione di fronte alle proteste della rana morente. Bene, l’allegoria serve per affermare con forza che è inutile provare a dialogare con Berlusconi (incarnazione dello scorpione) perché tanto quella è e rimane la sua natura, “piuttosto bisognerebbe provare a parlare alle rane, a quegli italiani rispettosi della legalità e delle istituzioni, sperando però che questi non siano scorpioni travestiti”.

Pesanti anche le critiche al centro-sinistra, colpevole agli occhi di ogni cittadino democratico che aveva dato fiducia alla coalizione mandandola al Governo nel 2006, di non aver fatto nulla per abolire le leggi citate e risolvere il problema del conflitto di interessi.

E’ il momento di Marco Travaglio, che chiude la serata. Al di fuori dai limiti e dai canoni imposti dalla tv, è ancora più bello ascoltare questa voce libera, indipendente. Uno dei pochi che ancora possono fregiarsi del titolo di “giornalista con la G maiuscola”. Travaglio tratta vari temi dell’attualità politico-sociale. Le dichiarazioni di Tremonti sul “posto fisso”, il caso Mesiano e le frequentazioni del Premier con Tarantini e le sue escort. Poi la trattativa Stato-mafia dei primi anni Novanta, che sta venendo sempre più alla luce. Il Lodo Alfano ed il comportamento del Capo dello Stato rispetto a quanto impone la carta costituzionale su cui si fonda la nostra Repubblica. L’atteggiamento di totale insofferenza alle regole del sistema democratico e l’attacco diretto alle istituzioni e all’indipendenza della stampa da parte del Premier. L’opposizione colpevolmente complice. Ogni argomento scandito da una frase iniziale, “pensate a…” , e condito con il consueto sarcasmo e la calma olimpica di chi racconta, facendoti sorridere, fatti tragicamente veri e inoppugnabili. “Ridiamo per non piangere”, ci si diceva fra il pubblico…

In conclusione una nota positiva: “In Italia, attualmente, sembra di vivere una sorta di guerra per bande e le guerre per bande spesso portano a dei cambiamenti”. Speriamo.

GIANLUCA CAPORLINGUA

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