Il ritorno dei tagli lineari

Questo governo sembra farlo apposta. Ogni volta che riceve un complimento (ad esempio sulla banda larga) si prodiga per annullarlo con una sontuosa “porcata”. È il caso della Spending Review che come da copione doveva “tagliare gli  sprechi”, ma invece ha applicato dei tagli lineari degni del peggior governo Berlusconi.

La Costituzione sottolinea tre campi fondamentali per favorire la crescita, la sicurezza e la salute delle persone. Questi tre fondamenti sono: l’istruzione, la giustizia e la sanità. Se il governo seguisse le norme contenute nelle leggi non dovrebbe tagliare, ma anzi aumentare i fondi nei confronti delle rispettive categorie anche a discapito delle altre.

La situazione però si è capovolta: il governo ha deciso di tagliare pesantemente le già provate strutture scolastiche, penitenziarie e sanitarie pubbliche, favorendo invece le strutture private e le categorie inutili. Il caso più eclatante riguarda il settore scolastico, dove verranno tagliati 200 milioni nel settore pubblico, ma allo stesso tempo verranno dati 200 milioni in più al privato. Per quanto riguarda le categorie inutili invece, sono da sottolineare i mancati tagli o i tagli “leggeri” alla difesa e a tutta le categorie che circolano intorno al parlamento. È interessante notare come i “leggeri” tagli all’apparato militare verranno recuperati dalle successive spese per gli armamenti, rendendo quindi logicamente inutile il risparmio precedente.

Le condanne a questi tagli mettono d’accordo figure che normalmente sono contrapposte, come il segretario della Cgil Camusso e il presidente di Confindustria, Squinzi. Invece sul fronte partiti la situazione è molto più variegata: se da un lato Vendola, Di Pietro e la Lega esprimono un dissenso forte nei confronti di questo decreto, dall’altro il Pdl e il Terzo Polo approvano questa manovra. L’unica forza politica che attualmente tenta di mediare tra i detrattori e i sostenitori è il Pd, che rischia di perdere la faccia con gli elettori approvando un decreto che, se presentato dal Governo Berlusconi, avrebbe ricevuto un deciso voto contrario. Mentre le parti cercano di trovare un accordo, il rischio di un ulteriore spinta recessiva è palpabile, ma questa volta le possibilità di risalire la voragine rischiano di scomparire.

MATTEO ROSELLI

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