Il Santo

Il Santo, il viaggio epico e interiore fino a Magarìa

Roberto Santoro torna sulla scena musicale con un nuovo disco Magarìa e un nuovo nome d’arte, Il Santo, simbolo di una nuova maturità artistica e compositiva che vede la luce assieme a questo nuovo lavoro in studio.

Il Santo porta in scena un cantautorato d’avanguardia, ricercato ed elegante; un percorso sonoro poliedrico, frutto di questa maturità artistica e personale che l’artista acquisisce ripercorrendo le tappe di un viaggio fisico, mentale e sonoro.Il Santo Magarìa

Eccolo in un’intervista sul suo ultimo disco e sul suo corso musicale.

Il Santo si racconta

Magarìa un nuovo disco e un “nuovo nome”, che cosa è cambiato con questo disco?

Mi sono riscoperto folk. A modo mio. Ho abitato il dimenticatoi dei miti, e ne sono uscito travestito e trasformato. Ho sentito il bisogno trascrivere un’epica. Anche se frammentaria e personale. Quindi anche il nome: diminutivo del mio cognome, ma anche filtro, maschera.

Come descriveresti il tuo percorso musicale?

Amo la melodia. Ho sempre cercato di unire quella che in Italia si chiama “canzone d’autore” con un certo sentimento rock.
Mi sono guadagnato da vivere per molti anni come menestrello, nei locali. Poi il primo disco, con qualche ingenuità. Il secondo, più rock. Il terzo, decisamente rock. Infine “Magarìa”, folk, anche per necessità narrative.

Il percorso verso Magarìa

Magarìa, come già detto, segna un cambiamento. Come è venuto alla luce questo lavoro?

Andando a ritroso. Come ripercorrendo le tappe di un viaggio fisico ed interiore. Non mi interessa il sociale, tantomeno i discorsi generazionali. Aspiro al classico. Indago gli archetipi.

Come se la passa la scena cantautorale italiana? Tu come ti trovi in questa scena?

Detesto la scena indie. Su dieci, nove non hanno i fondamentali. Ammiro Capossela, mai pago della sua ricerca. Max Manfredi, coltissimo e fuori dal tempo. Poi qualcun altro. Non appartengo a nessuna parrocchia e nessuna mi reclama. Mi autoescludo volentieri.

Il Santo copertinaEdipo a Milano: un viaggio, una storia o una autobiografia? Come nasce questo brano?

Incarniamo sempre dei miti. Si tratta solo di vederli sotto la patina triste della cronaca e del flusso dell’informazione. La vita è misteriosa e il quotidiano è inafferrabile. Così ho riletto la scomparsa di un amico, nonché mio storico produttore, Angelo Carrara, nello schema universale e condiviso dell’ Edipo a Colono.

Sei più ispirato dalla tua terra nativa o da quella di adozione? Quali sono le differenze? Perché?

Ho viaggiato e viaggio tantissimo. E ogni terra diventa un po’ adottiva. Certo quella nativa è radicata, anche nel linguaggio. E certe cose, per esempio, dette in dialetto hanno incisività e significati differenti ed ulteriori. La differenza è proprio fra le pieghe del linguaggio. É la tecnologia madre, che ci nutre, ci trasforma e ci veicola.

Magarìa, il viaggio fisico e mentale del Santo

L’ultimo singolo estratto dal disco è “Pura Vida” che puoi dirci al riguardo? Come sei arrivato a queste sonorità “latin”?

Da qualche tempo vivo diversi mesi all’anno in Costa Rica. E di questi orizzonti differenti volevo narrare nell’album. Ho vestito il brano con una marimba, strumento tipico locale, mentre per le ritmiche e le chitarre elettriche ho pensato ai Talking Heads o al David Byrne più tropicale.

Hanno definito la tua musica “teatrale”, ti trovi in questa definizione? Tu come ti definiresti e perché?

Mi ritrovo, riallacciandomi a quanto detto: paradossalmente per orientarsi ed indicare la verità è necessario indossare una maschera.

Chi o che cosa ti influenza maggiormente in fase di scrittura? Perché?

Metto a fuoco e articolo ciò che vado appuntando ogni giorno. Anche dimenticando. Esperienza e visione. Un libro, un film, una donna, due parole ascoltate in un bar, un vecchio ricordo, un sogno, un’idea fissa che sempre ritorna….Siamo tutto quello che sappiamo. E che non sappiamo. Non potrebbe essere altrimenti. È questa la magarìa, la magia.

 

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About

La musica è la mia passione: sul palco dietro una batteria e sotto al palco in un mare sterminato di dischi. Laureato in Letteratura, Musica e Spettacolo e in Editoria e Scrittura a La Sapienza di Roma, passo il mio tempo tra fogli bianchi, gatti e bacchette spezzate. CAPOSERVIZIO MUSICA


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