Il Toto-capo del governo parte 1: Il centro-destra

In una realtà politica che vede ormai Berlusconi (nonostante le continue fiducie) sulla via del tramonto,  ci si chiede chi possa essere il suo successore, tra quelli da lui designati (e non) e quelli che invece fanno parte dello schieramento “avverso” (Veltroni docet). Quindi si dia inizio al Toto-capo del governo!

Prima di partire con la lista è oppurtuno fare una premessa logistica: oltre che elencare e spiegare i pro e i contro dei vari candidati si darà particolare attenzione alla loro provenienza politico-partitica, di conseguenza ci sarà un introduzione dedicata al partito di appartenenza e poi tutti i candidati proposti da quel partito. Per quanto riguarda i candidati esterni, ci sarà una suddivisione specifica, che verrà esplicitata successivamente (nell’articolo sul Terzo Polo).

Partiamo dal centro-destra, che attualmente si trova proprio nella posizione in cui stiamo cercando di indagare.

I partiti principali di questa coalizione sono il Pdl e la Lega Nord.

PDL: è il partito fondato da G.Fini e S.Berlusconi tra il 2007 ed il 2008. Dopo la scissione di Fini e della sua corrente,  il partito ha iniziato a scricchiolare rischiando di sgretolarsi più volte (l’ultima proprio pochi giorni fa). Le credenze di questo partito sono molto ambigue, perché derivano tutte dal volere del monarca Berlusconi, che attraverso l’attività politica tenta di risolvere i proprio problemi personali con la giustizia; sin dagli anni 80′ con l’aiuto di Craxi, per poi proseguire da solo dopo tangentopoli con la discesa in campo del 94′. Di conseguenza, con questi presupposti sarà difficile trovare un candidato valido che sostituisca “l’inoperato” di questo governo.

I candidati sono:

Angelino Alfano: Il delfino di Berlusconi nonchè primo ed unico segretario di partito della storia berlusconiana. Già queste premesse sarebbero garanzia di cestinamento, ma lui non è contento, vuole fare di più per meritarsi uno dei primi posti tra i cestinati. Ed ecco che sbirciando nel suo passato spuntano fantasmi davvero imponenti, a partire dalla Democrazia Cristiana (partito smontato pezzo per pezzo dall’inchiesta Mani Pulite) dentro cui mosse i primi passi, diventando segretario provinciale del movimento giovanile di Agrigento; proseguendo alla guida della corrente di Forza Italia più vicina a Salvatore Cuffaro (condannato a sette anni di reclusione per reati di Mafia). Diciamo che se voleva scegliere dei partiti e dei politici con cui aggregarsi poteva essere leggermente più discrezionale. Ma non è finita; ricordiamo che prima di diventare segretario del Pdl Alfano era il ministro della giustizia. Anche in questo caso c’è da mettersi le mani nei capelli. Come non ricordare il “Lodo Alfano”, legge che rendeva l’art.3 della costituzione una favola per bambini, ma per fortuna la Corte Costituzionale ha avuto il buon senso di dichiarare illegittima questa legge vergogna. In conclusione è chiaro che Alfano non può costituire un’ alternativa al modo di governare attuale e quindi non può aspirare alla carica (o perlomeno non dovrebbe ma sembra intenzionato a farlo).

Giulio Tremonti: attuale ministro dell’economia e delle finanze, Tremonti è un personaggio particolarmente difficile da descrivere. È sempre stato con Berlusconi, ma spesso non si e trovato d’accordo con alcune scelte del governo; ha presentato delle leggi vergogna pur rinnegando nei suoi scritti i contenuti di queste (vedasi ad esempio i condoni); non è mai stato accusato di alcun reato, ma milita nel partito che detiene il record di pregiudicati e imputati; inoltre è stato spesso mal digerito da molti dirigenti e parlamentari del suo stesso partito, per via del suo potere politico all’interno del governo e per l’uso che ne fa. Attualmente è difficile collocarlo partiticamente, poichè nonostante militi attivamente nel Popolo della Libertà ormai si può definire un “leghista in terra straniera”. Il “super-ministro” non è mai entrato direttamente in contatto con il suo elettorato, ma è sempre rimasto dietro le spalle di qualche leader politico (da Berlusconi a Bossi), controllando i fili del governo. Difficile dire se possa essere un buon capo del governo, sicuramente la sua posizione è ambigua, di conseguenza va regolarizzata prima di poter pensare ad una sua candidatura.

Roberto Formigoni: il “catto-chic”, che negli ultimi anni ha raggiunto una discreta indipendenza politica, medita una sua prossima candidatura alla guida del maggior partito di centro-destra. Analizzando il suo passato e constatando il suo presente notiamo una forte partecipazione politica sopratutto nella regione Lombardia, dove è stato eletto presidente per ben quattro volte in larga maggioranza (con una media sempre intorno al 60% dei voti). Allo stesso tempo notiamo che questa sua partecipazione non è sempre stata trasparente, ma anzi, spesse volte è stato indagato per reati connessi alle sue mansioni; allo stesso tempo possiamo dire che è stato sempre assolto da queste imputazioni. Da cattolico convinto, Formigoni punta a ristabilire la “moralità made in Vaticano” nel centro-destra; argomenti come l’aborto, il testamento biologico e la libertà sessuale finirebbero nel dimenticatoio per far spazio a leggi che tutelano il potere della “Santa Sede”. Chiaramente questo esula dall’alternativa che in questo momento si cerca di proporre, di conseguenza anche Formigoni merita una bocciatura.

LEGA NORD: partito che fonda le sue radici nelle idee separatiste dell’Italia settentrionale, di conseguenza attualmente non può considerarsi un partito nazionale che possa rappresentare tutto il popolo italiano. Il concetto basilare, per far si che la Lega Nord diventi una forza di governo maggioritaria credibile, è la cancellazione del termine “Nord” dal proprio nome e dalle proprie idee, per far spazio ad un concetto più ampio che comprenda anche il centro-sud. Tra tutte le idee del “Carroccio”, quella che sicuramente si avvicina di più alla realtà è il progetto di uno stato federale che, se presentato con i giusti presupposti, è un progetto condivisibile. Il problema è che attualmente i presupposti non ci sono per via della forte disparità tra le regioni; di conseguenza, ci vuole un progetto complesso, che parta dalle varie realtà italiane per rendere sensata quest’idea, che può costituire una delle basi per l’alternativa . Attualmente il leader ufficiale è Umberto Bossi che però, come Berlusconi, è sulla via del tramonto.

I candidati sono:

Roberto Maroni: definito da molti come l’attuale leader della Lega per via dei molti consensi ricevuti a discapito del capo ufficiale. Nato a Varese come Bossi, il giovane Maroni diventa presto un attivista politico, militando in un gruppo Marxista-Leninista. Alla fine degli anni 70′ conosce Umberto Bossi con cui inizia subito una stretta collaborazione politica nel nome dell’autonomismo. Negli anni 90′ nasce la Lega Nord e a quel punto Maroni diventa la spalla di Umberto Bossi, che viene incoronato leader del partito. Durante l’esperienza di partito Maroni viene indagato assieme ad altri leghisti di vilipendio dell’unità nazionale, per via delle idee secessioniste tipiche della Lega Nord. Nel 96′ viene deposta una perquisizione nella sede centrale della “Carroccio” (Via Bellerio a Milano), in questa occasione Maroni si macchia di un reato doppiamente grave, essendo parlamentare ed ex ministro della repubblica; il reato in questione è la “resistenza a pubblico ufficiale”. In seguito a questa vicenda ci sono stati molti procedimenti, che hanno portato la corte costituzionale ad accettare il ricorso fatto dal parlamento riguardo l’impossibilità dell’autorità giudiziaria, a procedere in una perquisizione ai danni di un parlamentare; ma allo stesso tempo hanno portato ad una condanna definitiva della Corte di Cassazione, che ha confermato il reato traducendolo in un ammenda intorno ai 5000€. Assurdamente, nonostante questo precedente, viene rieletto ministro della repubblica (esattamente ministro del Welfare) nel governo Berlusconi II e III. Ma a quanto pare non bastava, ci voleva un paradosso ancora più grande e fu così che nel IV governo Berlusconi venne eletto Ministro dell’interno, che come sappiamo, tra i tanti ruoli ha quello di coordinare le forze di polizia (proprio quelle a cui aveva fatto resistenza nel lontano ’96). Tale incarico lo ricopre tuttora. Fatte queste dovute considerazioni, è difficile vedere Roberto Maroni come un buon capo del governo, ma sicuramente nel suo ruolo di ministro sta lavorando molto più di quasi tutti i suoi colleghi, dimostrando una sincera volontà politica. Di conseguenza prima di tirare le somme bisogna vedere le sue prossime mosse; solo allora si potrà decidere se effettivamente i presentimenti negativi erano fondati oppure no.

Flavio Tosi: potremo definirlo il “rottamatore leghista”, per via delle sue idee, che nel corso dell’esperienza maturata come sindaco di Verona gli sono valse il più alto indice di gradimento tra i sindaci italiani. Tosi inizia la sua carriera politica nel 94′ quando viene eletto consigliere comunale a Verona, da qual momento in poi inizia la scalata che nel 2007 lo porterà inizialmente, alla candidatura di sindaco di Verona per il centro-destra (fortemente osteggiata dal Pdl) e successivamente alla vittoria schiacciante (60% dei voti)nelle elezioni amministrative. Appena insediatosi, Tosi affronta subito i problemi dei cittadini chiudendo il campo nomadi di Boscomantico (definito dalla procura di Verona “Una fucina di delinquenza”) e chiedendo al Vescovo di Verona di trovare una nuova sistemazione per i nomadi; successivamente sgombra un centro sociale abusivo, situato nella ex scuola materna Parini di Borgo Venezia, dopo lo sgombero fa iniziare i lavori per realizzare un centro di aggregazione sociale (completato nel maggio 2010); inoltre vara diversi decreti per salvaguardare l’ordine pubblico. Nel 2001 viene rinviato a giudizio per aver violato la Legge Mancino ai danni di individui di etnia Rom e Sinti; la denuncia avviene in seguito alla campagna leghista “Firma anche tu per mandare via gli zingari dalla nostra città”, nell’ottobre 2009 l’inchiesta si conclude con una condanna definitiva tradotta in un ammenda di 4000€ e alla sospensione per tre anni dai pubblici comizi. Tra i leghisti di spicco è l’unico che esprime idee fuori dal coro in materia di immigrazione, alleanze (scarica Berlusconi) e malumori interni (per queste osservazioni Bossi gli ha dato dello “Stronzo” e gli ha dichiarato guerra, minacciando di cacciarlo). Dopo queste molteplici osservazioni risulta chiaro come Tosi incarni un alternativa interessante, che nel corso degli ultimi mesi è diventata sempre più concreta. Di conseguenza la sua eventuale candidatura sarebbe interessante in vista di un nuovo governo.

 

Il centro-destra, per via delle forti influenze berlusconiane(che di destra hanno poco o niente), si trova in una situazione di forte degrado che riesce a proporre pochi candidati e sopratutto pochi promossi. In questa analisi l’unico candidato che merita una promozione è il sindaco di Verona Tosi, che con le sue posizioni alternative  e con il suo lavoro da primo cittadino, dimostra una maturità politica assai rara al giorno d’oggi(macchiata però dalla sentenza definitiva per il reato di istigazione al razzismo nei confronti dei nomadi). Per quanto riguarda gli altri candidati sicuramente Maroni e Tremonti sono da tenere in considerazione, ma prima devono agire coerentemente e in maniera trasparente. I bocciati sono Alfano e Formigoni; il primo è un berlusconiano doc che ha avuto rapporti con la mafia, ed il secondo è un estremista cattolico che non porterebbe nessuna innovazione ma anzi una regressione.

Nel prossimo articolo l’analisi si sposterà sul terzo polo e sui candidati esterni alla politica.

P.S. Nei commenti sarebbe interessante scoprire quali sono invece, i vostri aspiranti candidati.

MATTEO ROSELLI



'Il Toto-capo del governo parte 1: Il centro-destra' have 1 comment

  1. 5 novembre 2011 @ 6:52 pm Francesco

    Caro Matteo, è apprezzabile la tua obbiettività nel descrivere questi candidati…personalmente, Tosi mi sembra il migliore, anche se la sua appartenenza ad un partito secessionista lo esclude quasi del tutto. Ti faccio solo un appunto: il governo ha i giorni contati, e sarà quello il momento decisivo. Lì si vedrà chi potrà aspirare a diventare capo del governo…


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