Kevin Durant

Il trasferimento di Kevin Durant e il cambiamento negativo della NBA

Era il 16 maggio 2016 quando iniziò una delle serie più emozionanti dei playoff NBA degli ultimi anni. Di fronte i Golden State Warriors formato record 73-9 e gli Oklahoma City Thunder della coppia Kevin Durant-Russell Westbrook. In un match-up che vedeva i secondi nettamente sfavoriti sulla carta, il risultato dopo 4 gare disputate recitava 3-1 per la squadra allenata da Donovan. La squadra dei record era sulle corde, pronta ad abdicare il titolo ed emotivamente fragile. Oklahoma, invece, era pronta a riprendersi quell’anello che aveva accarezzato nel 2012 ma non era riuscita a far suo.

approfondimento trasferimento kevin durant

Mike Ehrmann/Getty Images

12 i minuti che separavano i Thunder dal sogno finale in gara 6. Sopra di 8 lunghezze, Kevin Durant e compagni si sono visti sfumare il loro desiderio più ardente a poco meno di 3 minuti dalla fine del match. Pareggio Golden State nella serie e successiva seconda finale consecutiva per la squadra della California. Giorni dopo LeBron alza il primo titolo NBA per i Cleveland Cavaliers e iniziano i primi rumors della free agency. Il 4 luglio poi arriva la fatidica notizia che ha cambiato nettamente il campionato di basket più importante del mondo: Kevin Durant firma per i Golden State.

La scelta di Kevin Durant, la legge di Murphy

Da quel 4 luglio niente è stato come prima. La NBA ha accettato, con l’aumento del salary cap, di cambiare e trasformarsi completamente. Se un tempo era una lega intrigante per gli scontri finali che offriva, ora è diventata molto simile alla Serie A di calcio attuale dove a “giocarsi” il campionato alla fine sono due squadre. Si è passati dall’avere sei squadre differenti alle Finals dal 2010 al 2014, all’averne solo due (Golden State Warriors e Cleveland Cavaliers) dal 2015 al 2018. Un dato che non lascia spazio ad obiezioni.

La scelta di Kevin Durant ricalca alla perfezione il primo assioma della Legge di Murphy: “Se qualcosa può andar male, andrà male”. Tutto è iniziato dall’aumento vertiginoso che ha avuto il salary cap delle franchigie NBA nel 2015 e che l’anno successivo è arrivato a toccare quota 90 milioni. Ma cosa è il salary cap? Semplicemente il budget che ogni squadra ha a propria disposizione per i contratti dei propri giocatori e che viene determinato dagli introiti totali della lega. Questo ha portato ad avere giocatori strapagati sia nelle proprie squadre che nelle altre franchigie NBA che si erano mosse bene precedentemente. Dal trasferimento di Durant è cambiato il mercato americano e di conseguenza anche l’indole dei giocatori.

approfondimento trasferimento kevin durant

Layne Murdoch Sr./NBAE via Getty Images

Devo vincere

Se prima gli atleti avevano a disposizione poche scelte durante la free agency e potevano optare anche per rimanere nel proprio team, ora la possibilità di cambiare casacca è molto più ampia e rimanere nella propria squadra sta diventando piano piano un’utopia. Sempre di più si cerca di firmare con la squadra forte, sempre di più si cerca di vincere il titolo subito. Inesorabilmente sta finendo l’era dei vari Duncan, Bryant e Nowitzki. Il primo a muoversi, l’estate successiva di Kevin Durant, è stato Chris Paul. CP3, dopo aver chiuso il ciclo con i Clippers, ha deciso di accasarsi a Houston formando un super duo con James Harden.

Contemporaneamente abbiamo visto il secondo “superteam” (almeno sulla carta doveva essere così) formarsi con George e Anthony che raggiungevano Russell Westbrook a Oklahoma. E l’onda dei superteam non sembra finire qui. Con la sconfitta di LeBron James, il mercato NBA freme di nuovo. George sembra scontento di rimanere ai Thunder vista la stagione deludente, Leonard sembra aver messo fine al rapporto con gli Spurs e Cousins è un altro free agent di lusso di quest’estate. Molto passa dalla decisione del Re ma la sensazione è che un’altra grande squadra potrebbe nascere tra luglio e agosto. I Los Angeles Lakers sono tra le principali indiziate a diventare una super potenza il prossimo campionato ma occhio alle sorprese.

Speranze e pessimismo

approfondimento trasferimento kevin durant

da bleacherreport.com

Il nuovo sistema NBA, come si evince dall’articolo, è definitivamente sbocciato e continuerà a crescere su queste basi. Ora la domanda che viene spontanea è: agli spettatori e ai fan piacerà un campionato del genere da qua ai prossimi anni? Se prima abbiamo visto vincere squadre che in post season partivano sfavorite e assistito a diversi vincitori, ora ci aspetteranno anni in cui le squadre che si giocheranno realmente il titolo saranno sempre le stesse. Ma che speranze ci sono per i restanti team? A eccezione dei Los Angeles Lakers che hanno una storia dietro e possono offrire lo spettacolo della California, le altre franchigie avranno diversi problemi per firmare una stella.

La sensazione è quella di vedere una NBA sempre più squilibrata e molto simile a quello che è oggi il campionato di Serie A di calcio. Quello che deve offrire una squadra americana per acquistare un fenomeno è un progetto serio, mostrare solidità e, caratteristica fondamentale, dei giocatori importanti dietro che possano consentire alla “stella” di contendere per il titolo.

Questa visione mostra poche possibilità per la maggior parte delle franchigie, che in questo momento non sono state protagoniste (in sostanza sono arrivate nelle ultime posizioni), di firmare un giocatore importante e di risollevare le proprie sorti. L’unica possibilità potrebbe essere quella di ripartire dal draft e seguire l’esempio dei Philadelphia 76ers ma se di fronte queste squadre incontreranno i superteam difficilmente potranno vincere. Di fronte ci si prospetta una visione negativa del campionato NBA che vedrà una differenza ineguagliabile tra le grandi squadre e il resto della lega. Ma se Kevin Durant avesse detto di no ai Warriors e fosse rimasto ai Thunder, la legge di Murphy si sarebbe avverata?

 

SE QUESTO ARTICOLO TI E’ PIACIUTO, SOSTIENI WILD ITALY CON UNA DONAZIONE!


About

Diplomato al Liceo Scientifico Statale “Ettore Majorana” (maturità scientifica) di Roma, frequenta la facoltà di Scienze della Comunicazione presso l’università Roma Tre. È da sempre appassionato di sport e in particolar modo di Basket. Segue da anni il campionato della NBA con particolare interesse per i San Antonio Spurs. Ha collaborato come redattore e video maker con i siti Basketlive e Basketitaly pubblicando diversi articoli. Ha inoltre svolto attività di collaborazione sul canale youtube Roma Breaking Videos. Attualmente è l’addetto stampa della società romana Smit Roma Centro. VICE CAPOSERVIZIO SPORT


'Il trasferimento di Kevin Durant e il cambiamento negativo della NBA' has no comments

Be the first to comment this post!

Would you like to share your thoughts?

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Shares