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Il valore dell’antisportività

Scritto da Francesco Angeli il 3 - May - 2010 Letto 543 volte

Lazio Inter 0-2. Il biscotto. Ma cosa vi aspettavate? Siamo a Roma. Se i biancazzurri avessero vinto la Roma avrebbe probabilmente vinto lo scudetto, superando l’Inter. E anche in caso di pareggio i romanisti sarebbero stati in testa alla classifica. Chi vive a Roma, chi tifa Roma, chi tifa Lazio, lo sa. Il concetto dell’essere romanista, o della lazialità si basa fondamentalmente sull’anti-tifo per l’altra squadra della capitale. Si vince anche facendo perdere lo scudetto all’avversaria. E’ così a Roma.

Tra Roma e Lazio ci sta il pollice verso di Totti, lo sgambetto di Radu, la tifoseria biancoceleste che chiede alla propria squadra una sconfitta, ci sta tutto. Il calcio è fatto di questo a Roma. E per fortuna. L’essere laziale o romanista è uno stile di vita. I valori sono questi a Roma.

Invece tutti gridano allo scandalo. Riescono immediatamente fuori i “valori” del calcio. Non si può continuare a parlare di sportività in un mondo del calcio controllato dall’economia e dai bilanci da pareggiare. Ben venga che ci sia il sentimento anti-altro. E ben venga che le tifoserie l’esprimano. E ben venga che i calciatori seguano il volere della tifoseria. Non quelli del presidente. Non quelli dell’azionista di maggioranza che è a capo dell’azienda. Per una volta i tifosi vengono prima di tutto.

E poi non si vada a parlare di moralismo ai laziali. Lo faccia la Roma, si, perché è nel contesto cittadino. E può. E’ nelle regole del gioco della capitale. Ma che stiano zitti tutti gli altri. Tacciano i milanisti, gli juventini…hanno tifoserie basate sull’anti valore del calcio. Milioni di persone che tifano per la squadra di una città che, spesso, mai hanno visto. E magari che li chiama pure terroni. Ma all’italiota piace accomodarsi sulle vittorie…su ventine di scudetti, su manciate di Champions League. Piace vincere. Piace essere facilmente tifosi. Per moda. Per convenienza.

E vi permettete voi di parlare di valori? La differenza è che i laziali tifano la città di Roma per quello che è, non per i trofei che vince. Per questo ce ne sono pochi. Perché la codardia va d’accordo con le vittorie. Questo è il Tifo, con la t maiuscola. Non il vostro, come il tifo con la t minuscola, che è infatti una malattia di cui siete affetti e per cui si ha bisogno di medicine, di trofei.

A Roma si gioca un campionato a parte. Ma voi non ne siete degni.

Per fare la morale bisogna averne di valori…seguire una moda è troppo semplice.

FRANCESCO ANGELI

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2 Responses

  1. Alessio Says:

    in parte condivido il tuo pensiero…quel che s’è visto sugli spalti non è stato bellissimo, ma in fondo bastava che i tifosi avessero gioito in silenzio, senza troppa platealità…tutto quì..ed oggi non sarebbe scoppiato il polverone..un muslera che para di tutto nel primo tempo non lo ricorda nessuno, confondono ( e fondono)la tifoseria con la suqadra, come se fossero la stessa cosa..questa è ignoranza e antisportività..a parti inverse si sa anche i tifosi romanisti avrebbero fatto lo stesso…magari senza esultare…ma avrebbero ugualmente gioito..troppo moralismo intorno a questa partita, da chi invoc la B da inizio stagione e da chi come il presidente del siena offre 2,5 mln di euro per battere l’inter…eh si, questa si che è sportività!

    Posted on May 3rd, 2010 at 3:35 pm

  2. Max Zumstein Says:

    Al di la delle idee, cerca di dare al tuo articolo un tono più professionale. Capisco la tua rabbia, non biasimo il senso di impotenza che si può provare difronte al bigottismo e al perbenismo dilagante… cerca però di usare la penna per descrivere e cercare soluzioni. Solo così potrai dare un contributo vero alla società e al mondo del calcio.

    Posted on May 5th, 2010 at 12:06 pm

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