Il valore dell’antisportività

Lazio Inter 0-2. Il biscotto. Ma cosa vi aspettavate? Siamo a Roma. Se i biancazzurri avessero vinto la Roma avrebbe probabilmente vinto lo scudetto, superando l’Inter. E anche in caso di pareggio i romanisti sarebbero stati in testa alla classifica. Chi vive a Roma, chi tifa Roma, chi tifa Lazio, lo sa. Il concetto dell’essere romanista, o della lazialità si basa fondamentalmente sull’anti-tifo per l’altra squadra della capitale. Si vince anche facendo perdere lo scudetto all’avversaria. E’ così a Roma.

Tra Roma e Lazio ci sta il pollice verso di Totti, lo sgambetto di Radu, la tifoseria biancoceleste che chiede alla propria squadra una sconfitta, ci sta tutto. Il calcio è fatto di questo a Roma. E per fortuna. L’essere laziale o romanista è uno stile di vita. I valori sono questi a Roma.

Invece tutti gridano allo scandalo. Riescono immediatamente fuori i “valori” del calcio. Non si può continuare a parlare di sportività in un mondo del calcio controllato dall’economia e dai bilanci da pareggiare. Ben venga che ci sia il sentimento anti-altro. E ben venga che le tifoserie l’esprimano. E ben venga che i calciatori seguano il volere della tifoseria. Non quelli del presidente. Non quelli dell’azionista di maggioranza che è a capo dell’azienda. Per una volta i tifosi vengono prima di tutto.

E poi non si vada a parlare di moralismo ai laziali. Lo faccia la Roma, si, perché è nel contesto cittadino. E può. E’ nelle regole del gioco della capitale. Ma che stiano zitti tutti gli altri. Tacciano i milanisti, gli juventini…hanno tifoserie basate sull’anti valore del calcio. Milioni di persone che tifano per la squadra di una città che, spesso, mai hanno visto. E magari che li chiama pure terroni. Ma all’italiota piace accomodarsi sulle vittorie…su ventine di scudetti, su manciate di Champions League. Piace vincere. Piace essere facilmente tifosi. Per moda. Per convenienza.

E vi permettete voi di parlare di valori? La differenza è che i laziali tifano la città di Roma per quello che è, non per i trofei che vince. Per questo ce ne sono pochi. Perché la codardia va d’accordo con le vittorie. Questo è il Tifo, con la t maiuscola. Non il vostro, come il tifo con la t minuscola, che è infatti una malattia di cui siete affetti e per cui si ha bisogno di medicine, di trofei.

A Roma si gioca un campionato a parte. Ma voi non ne siete degni.

Per fare la morale bisogna averne di valori…seguire una moda è troppo semplice.

FRANCESCO ANGELI

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About

Originario di Campobasso, vive attualmente a Roma. Politologo, specializzato in Unione Europea, è cronista di Wild Italy sin dalla sua fondazione e da ottobre 2014 passa alla sezione blogger. Presidente Arcigay Roma. BLOGGER DI WILD ITALY


'Il valore dell’antisportività' have 2 comments

  1. 3 maggio 2010 @ 3:35 pm Alessio

    in parte condivido il tuo pensiero…quel che s’è visto sugli spalti non è stato bellissimo, ma in fondo bastava che i tifosi avessero gioito in silenzio, senza troppa platealità…tutto quì..ed oggi non sarebbe scoppiato il polverone..un muslera che para di tutto nel primo tempo non lo ricorda nessuno, confondono ( e fondono)la tifoseria con la suqadra, come se fossero la stessa cosa..questa è ignoranza e antisportività..a parti inverse si sa anche i tifosi romanisti avrebbero fatto lo stesso…magari senza esultare…ma avrebbero ugualmente gioito..troppo moralismo intorno a questa partita, da chi invoc la B da inizio stagione e da chi come il presidente del siena offre 2,5 mln di euro per battere l’inter…eh si, questa si che è sportività!

  2. 5 maggio 2010 @ 12:06 pm Max Zumstein

    Al di la delle idee, cerca di dare al tuo articolo un tono più professionale. Capisco la tua rabbia, non biasimo il senso di impotenza che si può provare difronte al bigottismo e al perbenismo dilagante… cerca però di usare la penna per descrivere e cercare soluzioni. Solo così potrai dare un contributo vero alla società e al mondo del calcio.


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