Immagine Astratta e non parliamo d’Arte. La realtà distorta dei giovani

Il 24 e il 25 maggio 2013, presso la libreria Odradek di Pomezia, la Compagnia teatrale “Non solo Arte” ha messo in scena lo spettacolo “Immagine Astratta” diretto dal regista Luca Celico, rappresentando con drammaticità e una spiccata comicità i problemi di tre giovani nella Roma benestante.

Gabriele, Marta e Roberto, tre giovani con poco più di vent’anni che affrontano in modo drammatico e comico la vita, trovandosi di fronte ai problemi, uno dopo l’altro.

Matteo Montaperto interpreta Gabriele un pittore che dipinge quadri astratti eppure non riesce a provare emozioni, Veronica Vattermoli è Marta una ragazza eccentrica e un po’ bipolare e poi c’è Pierluigi Gigante che veste i panni di Roberto sempre un po’ depresso e dedito allo studio.

579331_529914707055646_1170462820_nLuca Celico ha messo in piedi questo spettacolo forte dei suoi 22 anni, affrontando le varie difficoltà che si presentano quando s’intraprende una simile strada. Insieme a lui, un intero cast che ha aiutato a realizzare questa rappresentazione, a partire dagli attori che in scena hanno dimostrato una forte personalità e professionalità.

Durante lo spettacolo interagivano con il pubblico, come se non ci fosse alcuna barriera a dividere palco e spettatori. Con brevi momenti d’improvvisazione, hanno dimostrato di saper reggere bene la pressione di quei momenti, senza deludere le aspettative di quel pubblico che ha mostrato entusiasmo nel vedere la rappresentazione.

Un insieme di consensi forse inaspettato considerando la difficoltà della messa in scena di una simile rappresentazione, che con intrecci e sogni rischiava di non arrivare.

Al contrario, è stato gradito e apprezzato, ascoltando i pareri degli spettatori che sia durante la rappresentazione, sia dopo si sono mostrati presi e coinvolti in tutta la storia.

Per avere ulteriori informazioni sulla nascita di questo spettacolo, abbiamo intervistato il regista Luca Celico.

Cos’è Immagine Astratta? Com’è nato?

« È nato come un libro fantasy. Gabriel, il protagonista, era un pittore e nel secondo capitolo si sarebbe ritrovato in un mondo fantastico. Un pomeriggio, parlandone con un amico, è cambiato tutto e Gabriel è diventato Gabriele ed è rimasto in Italia. I suoi amici inizialmente non dovevano esserci, lui li immaginava, invece poi sono diventati dei personaggi veri. Da lì è nata una saga, ispirata leggermente anche ai problemi degli adolescenti che si vedono nei telefilm oltre ai problemi psicologici che fanno parte dei personaggi. »

 

Perché per Marta e Gabriele hai scelto proprio quei tipi di disturbi?

« Gabriele perché mi piaceva l’idea di questo personaggio in più, Anna che solo lui poteva avere accanto a sé. Ho chiesto consiglio ad un’amica psicologa che mi ha indirizzato. Per quanto riguarda Marta invece, mi sono ispirato ad una persona vera. »

 

Mettendo in scena lo spettacolo, quali sono le difficoltà che hai incontrato, essendo una rappresentazione difficile da inscenare a teatro?

« Infatti è da telefilm, in realtà. Nella sintesi e nei personaggi secondari ci sono state delle difficoltà. Avrei voluto approfondire di più ma alla fine abbiamo lasciato più spazio a Gabriele, Marta e Roberto. »

 

Cosa c’è di te nei personaggi?

« In Roberto c’è tanto. Oltre al modo di vestirsi anche un po’ l’essere di indole buona, a volte decisamente troppo. »

 

Dopo i ringraziamenti al regista, abbiamo intervistato anche gli attori principali di questa rappresentazione: Matteo Montaperto, Veronica Vattermoli, Pierluigi Gigante e Stefania Capece.

Com’è interpretare dei personaggi così complessi a teatro? C’è la paura di non arrivare al pubblico?

P: « Si, anzi non mi aspettavo di avere un successo così comico, di avere tutte queste risate da parte del pubblico perché in teoria è anche un personaggio un po’ depresso, stupidotto e bonaccione. Ha delle sfaccettature anche drammatiche, invece è risultato simpatico, ha fatto ridere e la cosa mi ha fatto piacere. »

M: « Io sarei contento se il pubblico piangesse quando parlo, visto il personaggio di Gabriele, quindi se il pubblico piange va bene. Gabriele anche ha dei lati un po’ comici, quindi l’importante è che vengano fuori. Non doveva essere un personaggio in grado d’annoiare, doveva essere un artista sulle sue corde, che in alcuni momenti lasciava spazio a qualche battuta, essendo anche un po’ auto ironico. »

V: « Il pubblico a teatro è completamente diverso dalla televisione, ce l’hai proprio davanti e a me piace di più. Faccio una premessa. A me piace interagire con il pubblico, fa parte di me. Marta invece è un po’ scellerata, ha molto della donna però essendo ricca, se deve fare cose che non fa di solito perché ha la domestica, la infastidisce fare cose che dovrebbe fare appunto un’altra persona. È un personaggio anche un po’ altezzoso e scapestrato. Ha una personalità in cui cambia umore facilmente. Il lavoro dell’attore poi è farsi delle domande, è chiedersi “chi sei?” “dove stai?”, lavorare anche con il metodo. Poi ci sono anche caratteristiche che tu puoi avere, simili al personaggio. »

S: « Diciamo, per far capire, che io ho deciso di fare una netta differenza tra il personaggio prima e dopo alcuni avvenimenti. Prima è una persona piuttosto naturale, magari un po’ particolare, dopo però è una pazza. Ho messo molto del clown, un po’ di pezzi e movimenti da commedia e da teatro della strada. Ho cercato di creare molti paragoni tra il mio personaggio e il protagonista, così poi era più facile capire. »

 

Di voi quanto c’era nel personaggio che interpretavate?

P: « C’è sempre qualcosa, è ovvio anche se Roberto è l’opposto di me, del tutto diverso  come tipologia di persona. Prima di tutto non sono uno studente, non ho mai amato troppo studiare. Ha un carattere depresso che io non ho, anche se portarlo in scena è stato piacevole e divertente. Questo lavoro è bello anche perché ti cimenti in cose che non ti si addicono e quindi le fai poi con piacere e voglia. Fa parte del nostro mestiere. »

M: « Gabriele è un personaggio che ha tanto di me anche nella vita comune quindi ho dovuto solo adattarlo secondo le linee indirizzate dal regista. Diciamo che starei su un 50 e 50 mettendoci anche un po’ di esperienza, studio e caratteristiche private. Non è stato facile ma direi con questa percentuale.

V: « Di me nel personaggio c’è un buon 40%. L’altro 60 non mi riguarda, assolutamente no. »

S: « Tutto. Sono io. È un lato della mia schizofrenia. Tutti i personaggi sono sempre me al 100% soltanto che sono me al 100% in una determinata situazione. Quando sono lì e interpreto Anna, sono io. Non percepisco la differenza. È molto naturale, cerco lati di me che rispecchiano il personaggio, altrimenti ho paura di costruire troppo. »

 

Ve lo aspettavate un po’ un simile successo? Avete ricevuto tanti applausi e il pubblico era coinvolto.

P: « Prima di tutto è stato bello recitare proprio qui, in questo luogo. È molto suggestivo recitare in una libreria come questa, molto bella. Per il successo direi che più che altro era un pubblico particolare direi, a tratti amico. »

M: « L’energia del pubblico ti carica, essendo così vicini, ad un metro da loro è proprio un’altra cosa. Si, un pubblico un po’ amico che però non deve per forza applaudire. Non ci aspettavamo la comicità che a volte, in alcune scene ci sembrava a tutti un po’ strana, ci domandavamo perché. Però anche sentendo i commenti, sono stati ben apprezzati e quindi speriamo che anche con un pubblico non amico ci sia questo successo. »

V: « Io gli applausi non me li aspetto mai, sono molto umile e autocritica. Le mie impressioni sono positive. All’inizio ero titubante, avendo lavorato da soli, abbiamo fatto tutto da soli, vedevo un qualcosa che faticava ad uscire. Ero un po’ intimorita, poi però lavorandoci sempre di più, entrando nel personaggio e capendo che era una cosa che si poteva fare, le mie impressioni sono assolutamente positive. »

S: « Il personaggio di Gabriele attira molto verso di sé. Lui che ha questa visione e poi diventa ossessione. Fa molto piacere l’interazione, l’impressione è stata positiva, l’esperienza molto bella e abbiamo formato un bel gruppo. Abbiamo lavorato a lungo. »

 

Dopo un anno di prove, si notava un buon feeling tra gli attori che ringraziamo per l’intervista a noi concessa e ai quali auguriamo buona fortuna, anche al regista e a tutto il cast, per le successive repliche.

La prossima sarà a Latina, il 6 giugno alle ore 20.30 presso il teatro al Liceo classico D. Alighieri.

DEBORAH PARADISO



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