Immigrazione: nuovo colonialismo o guerra tra poveri?

Il rapporto Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo sviluppo economico) 2014, a cura della Direzione Generale dell’Immigrazione e delle Politiche di Integrazione, intitolato “Gli immigrati nel mercato del lavoro in Italia”, parla chiaro: nonostante una lieve flessione rispetto lo scorso anno, gli stranieri presenti in Italia al 1° gennaio 2013 sono 4.387.721, pari al 7.4% della popolazione.

LE METE E LE CIFRE DEI FLUSSI MIGRATORI.

Fonte: palermo.repubblica.it

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Scomponendo meglio la somma emerge che: 1.287.204 provengono dagli altri paesi dell’Unione Europea, mentre, i cosiddetti extracomunitari, sono 3.100.517, pari al 5.2% della popolazione. Secondo le ricerche effettuate, la comunità straniera maggiormente presente sul territorio è quella rumena, seguita da quella del Marocco, della Cina e dell’Ucraina.

A dover fare i conti col problema immigrazione in Europa non siamo i soli. Tra le mete prescelte, infatti, spuntano ai primi posti Germania con 400mila migranti provenienti principalmente dall’Europa Centrale ed Orientale, poi i 286mila della Gran Bretagna ed agli ultimi Spagna ed Italia, rispettivamente 258mila e 259mila. 

La consistente ondata di sbarchi degli ultimi anni ha spinto il problema immigrazione al centro di mille polemiche soprattutto a causa del profondo mutamento sociale e le trasformazioni culturali, economiche e politiche innescate. Tutte le maggiori testate giornalistiche hanno manipolato l’argomento, spesso e volentieri parlando di una vera e propria invasione. Complice un malcontento diffuso di una popolazione che, stretta nella morsa di una crisi economica che, dal 2007 ad oggi, ha visto aumentare la disoccupazione giovanile del 96%, la retorica identitaria di un certo ambiente politico-culturale non ha trovato alcuna difficoltà nell’associare immigrati ed invasori. All’elettore basta accendere il televisore oppure collegarsi ad Internet per trovarsi catapultato nel bel mezzo di campagne mediatiche atte ad identificare il flusso migratorio come la causa principale della crisi economica del paese.

Fonte: protezionecivile.gov.it

Fonte: protezionecivile.gov.it

LA SITUAZIONE OCCUPAZIONALE.

I fenomeni migratori hanno contribuito altresì a determinare non solo un profondo mutamento del tessuto sociale, come constatato in precedenza, ma anche una riarticolazione delle dinamiche occupazionali. Secondo i dati del rapporto Ocse, i processi di interazione tra domanda ed offerta nel mercato del lavoro e le conseguenti forme di reclutamento ed inquadramento hanno subìto negli ultimi anni un profondo mutamento proprio a causa della presenza straniera in Italia. E’ giusto quindi affermare che l’occupazione straniera negli ultimi anni è cresciuta maggiormente rispetto a quella italiana, ma va anche riconosciuto che tale avanzamento è soprattutto dovuto al crescente bisogno di manodopera a basso costo ed alla necessità di corrispondere a determinate esigenze di  professionalità di difficile reperimento (badantato o lavori di cura).

La situazione occupazionale degli immigrati, fatta di impiegati dequalificati e poco pagati, risulta – infine – più vulnerabile di ciò che in molti tendono a pensare e, sebbene il tasso di partecipazione al mercato al lavoro sia più elevato, è anche più soggetto a problemi discriminatori e spesso il rischio di svolgere un lavoro irregolare è molto più elevato rispetto a quello italiano. Pertanto la nascente guerre tra poveri non ha più i requisiti necessari per indossare il solito slogan “gli immigrati ci portano via il lavoro” ma si combatte su altri terreni: casa, scuola pubblica, sussidi.

LE RACCOMANDAZIONI E LE PROPOSTE.

Fonte: fanpage.it

Fonte: fanpage.it

Dopo aver constatato il poco sviluppo di alcuni aspetti delle infrastrutture in Italia rispetto agli altri Paesi dell’ OCSE con più anni di immigrazione alle spalle, ad esempio antidiscriminazione e la formazione linguistica, il rapporto si conclude con una serie di raccomandazioni e proposte di miglioramento, tra cui:

1) Analizzare l’effetto sproporzionato della crisi economica sugli immigrati e promuovere Ia loro occupabilità

  • Subordinare l’ammissione di nuovi lavoratori immigrati alle esigenze del mercato del lavoro italiano.
  • Aumentare la partecipazione degli immigrati ritenuti idonei a programmi attivi del mercato del lavoro (PAML) al fine di consentire a tutti gli immigrati che vivono stabilmente in Italia di ottenere competenze di base.
  • Ridurre le formalità burocratiche nella procedura di ammissione dei familiari ritenuti idonei e fornire loro incentivi per partecipare a programmi di formazione.

2) Combattere il lavoro sommerso e irregolare

  • Rafforzare le politiche per combattere il lavoro nero e it falso lavoro autonomo nei settori pia difficili da controllare poiché sono anche quelli in cui lavora la maggior parte degli immigrati.

    Fonte: echianti.it

    Fonte: echianti.it

  • Sostituire gli attuali assegni in denaro con buoni-servizio nel settore dei servizi alla persona, in modo da limitare gli incentivi per l’assunzione di assistenti informali piuttosto che formali.

3) Migliorare le infrastrutture per l’integrazione

  • Consentire una migliore identificazione e it conseguente rafforzamento di progetti di integrazione efficaci ed evitare sovrapposizioni nelle offerte di integrazione.
  • Chiarire le responsabilità e semplificare Ia struttura di integrazione attraverso un migliore coordinamento senza creare ulteriore sovraccarico. Assicurarsi che i meccanismi di coordinamento e cooperazione siano adeguatamente attrezzati per svolgere questo compito.
  • Ridurre la burocrazia nella gestione di progetti di integrazione e estendere Ia durata dei pro-grammi che hanno avuto successo; risolvere it problema dei ritardi cronici nei pagamenti.
  • Risolvere il problema dei vincoli istituzionali, delle normative contabili e dell’eccessiva lunghezza delle procedure per assicurare che le risorse finanziarie europee, nazionali e regionali siano effettivamente assegnate a progetti di integrazione efficaci ed economici.
  • Coinvolgere le parti sociali per fare in modo che gli immigrati beneficino del nuovo quadro di validazione delle competenze.
  • Razionalizzare I’apprendimento della lingua attraverso un migliore coordinamento e migliorare Ia formazione linguistica finalizzata al lavoro.
  • Rafforzare il quadro per Ia lotta alla discriminazione facendo accompagnare it quadro legislativo da una maggiore informazione e applicazione.
Fonte: direttanews.it

Fonte: direttanews.it

4) Migliorare I’integrazione dei figli di immigrati

  • Fornire incentivi alle famiglie con figli all’estero per portarli in Italia subito dopo il loro arrivo e inserirli in istituzioni educative formali, facilitare la loro integrazione a lungo termine e rendere pia agevole il passaggio scuola-lavoro.

Scriveva Karl Marx nel Capitale, quasi un secolo e mezzo fa, parlando dell’importanza per la borghesia dell’importazione di lavoratori stranieri allo scopo di ingrossare l’esercito industriale di riserva e aumentare la concorrenza:

“Ogni centro industriale e commerciale in Inghilterra possiede ora una classe operaia divisa in due campi ostili, i proletari inglesi e i proletari irlandesi. L’operaio inglese medio odia l’operaio irlandese come un concorrente che abbassa il suo livello di vita. Rispetto al lavoratore irlandese egli si sente un membro della nazione dominante, e così si costituisce in uno strumento degli aristocratici e dei capitalisti del suo paese contro l’Irlanda, rafforzando in questo modo il loro dominio su lui stesso.”

Come la definì lui stesso: una guerra tra poveri.

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About

Nata a Roma nel 1978, dopo il diploma si trasferisce a Londra dove vive sei anni. Nel 2015 consegue il titolo di Web journalist freelance. Da sempre appassionata di giornalismo politico-sociale, concretizza il suo interesse collaborando con diverse testate giornalistiche, tra cui Wild Italy, nella SEZIONE SPECIALI.


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