Molte incognite sulla sepoltura e sulle dinamiche di morte di Ghedaffi


Le notizie che giungevano ieri pomeriggio dalla Libia erano ancora frammentarie, incerte e, ahinoi, spesso dis-informative, tanto che l’articolo che avevo pubblicato nel pomeriggio serviva sopratutto a riassumere le varie tesi.

Il video mandato in onda la sera da Al Jazeera, subito cliccatissimo sul web e pubblicato anche sulla pagina Facebook di wilditaly.net, non lasciava però spazio ad ulteriori discussioni: Muammar Ghedaffi aveva incontrato la morte.

L’ipotesi più quotata, mandata in onda nel nostro paese per prima da Studio Aperto, sosteneva che il raìs fosse stato trovato dai miliziani del Cnt all’interno di un condotto fognario, e che sarebbe stato freddato da un diciottenne (foto) mentre impugnava una pistola d’oro (poi mostrata alla folla come un trofeo).

Di parere contrario il dottor Ibrahim Tika che, intervistato da Al Arabiya (la stessa tv che aveva fin da subito sostenuto quest’ipotesi), avrebbe detto: << Gheddafi è stato arrestato da vivo ed è stato ucciso dopo. C’era un proiettile che è stato la prima causa di morte, ha penetrato la pancia; poi – ha continuato il medico –  c’è stato un altro proiettile in testa che è entrato e uscito. >>

Spetta però al primo ministro Mahmoud Jibril l’onere di spiegare: Ghedaffi sarebbe stato catturato a Sirte e, dopo essere stato colpito ad un braccio, è stato caricato su un camion verso l’ospedale di Misurata, dove avrebbe trovato la morte da parte fuoco incrociato. Jibril ha anche detto che <<  è tempo di dar inizio a una nuova Libia, una Libia unita >>.

La notizia che però pare più interessare vari blog in rete rete è la mancata sepoltura, che avrebbe dovuto aver luogo stamane. A spiegare la situazione Ali Tarhouni, ministro del Petrolio del governo transitorio: << Ho detto loro di tenerlo in frigo per alcuni giorni, per assicurarci che tutti sappiano che è morto >>, sostenendo anche che non è ancora stato deciso il luogo.

L’incognita sulle dinamiche della morte rimarrà uno scheletro nell’armadio della Libia per molto tempo, così com’è stato a suo tempo con Osama Bin Laden, anche se i più maligni sostengono che l’omicidio sia stato pilotato da tutti quei potentati che hanno sostenuto la guerra all’oppressore al solo fine di mantenere nascosti i propri interessi.

Nel precedente articolo ho riportato le prime dichiarazione rilasciate a Libero dal ministro della difesa, Ignazio La Russa, e quella di qualche giorno fa del Segretario di Stato americano, Hillary Clinton, intervenuta ieri da Islamabad per sostenere l’inizio di una << nuova era >> per il popolo libico.

Il presidente francese Nicolas Sarkozy ha fatto sapere che la Nato potrebbe presto ritirarsi dal paese arabo, manifestando però anche dai timori, poichè – sostiene il presidente – venuto a mancare l’odio per il raìs, << la nuova Libia potrebbe dividersi >>. << La liberazione di Sirte deve segnalare [..]  l’inizio di un processo – ha continuato Sarkozy – [..] per stabilire un sistema democratico in cui tutti i gruppi del Paese abbiano il loro posto e siano garantite le libertà fondamentali >>.

Il presidente Obama ha commentato la vicenda dicendo che << il governo con il pugno di ferro inevitabilmente finisce >>. Reuters sostiene fosse un “messaggio cifrato” indirizzato al presidente siriano, Bashar al-Asad.



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