indipendenza della Catalogna

Indipendenza della Catalogna: il perché e cosa accadrà adesso?

Lindipendenza della Catalogna è la più grande crisi politica in terra di Spagna dall’avvento della democrazia, dopo la caduta della dittatura franchista. Il governo Rajoy ha deciso, dopo una riunione straordinaria del Consiglio dei Ministri, di applicare l’articolo 155 della Costituzione, quello che permette a Madrid di commissariare una “generalidad” locale se non adempie ai suoi doveri o se mina l’integrità nazionale.

L’Esecutivo chiederà al Senato – l’organo indicato dalla stessa Costituzione di decidere in ultima istanza su vicende di questo tipo – la destituzione del presidente della Catalogna Carles Puigdemont, del vice Oriol Junqueras e altri consiglieri locali, nonché di alcuni ministri. Rajoy prevede di prendere il controllo anche dei Mossos d’Esquadra, la polizia catalana, e della radio-tv pubblica (Tv3 e Radio Catalunya) per ripristinare un’informazione vera e rispettosa del pluralismo politico, in questo caso a favore del fronte unionista. Lo può fare, glielo permette sempre l’articolo 155.

Ma davvero il passaggio parlamentare al Senato e l’applicazione di questo famigerato articolo costituzionale, con annesso commissariamento, riuscirà a riassorbire una pesante crisi politica?

L’ISTANZA DI INDIPENDENZA CHE ARRIVA DA LONTANO.

Per capire come si possa essere arrivati ad uno scontro del genere, bisogna riavvolgere il nastro nel più remoto prima e poi recente passato.

La Catalogna ha sempre rivendicato la propria autonomia culturale e linguistica da Madrid. Sono decenni che gli esperti affermano che essa sia popolata per davvero da un popolo antico, con radici ancorate a tradizioni che si tramandano da secoli, soffocate da tempo immemore dallo Stato centrale. Nella guerra di successione spagnola, è stata tra le province più attive, tanto da arrendersi solamente davanti alla disfatta plateale nel 1714. Quella resa così eroica, nonché tragica, viene ricordata ogni anno nella Diada, l’11 settembre, festa regionale, molto sentita soprattutto a Barcellona, dove avvenne.

Durante la guerra civile con i fascisti franchisti, la Catalogna cercò di creare una propria forma di governo social-anarchica, della quale rimase profondamente colpito persino un uomo cinico come George Orwell, tanto da dedicare a quella impresa bellica un libro, Omaggio alla Catalogna. Il giornalista inglese ne esaltò il patriottismo, ma ne sottolineò anche la propaganda caricaturale e l’utopia attorno alla vicenda.

I TEMPI PIU’ RECENTI.

Come scritto da Cécile Chambraud su Le Monde, tutti sono concordi sul fatto che il desiderio d’indipendenza sia accresciuto sempre più a partire dalla sentenza della Corte Costituzionale spagnola nel 2010 quando dichiarò l’incostituzionalità di 14 dei 223 articoli del nuovo statuto della Catalogna, negoziato tra dall’allora governo di sinistra catalano e il premier Zapatero. Approvato con un referendum nel 2006, questa scelta della Consulta fu vissuta come una violazione alla loro identità, tanto che Barcellona fu inondata da una manifestazione alla quale partecipò una marea di gente.

Due anni più tardi, un’altra enorme manifestazione ha dimostrato che qualcosa nell’opinione pubblica era cambiato. Nel 2012 un collettivo di associazioni indipendentiste (l’Anc), organizzò un corteo per l’11 settembre, la giornata nella quale si ricorda la Diada. Arrivarono a Barcellona migliaia di autobus da tutta la regione, tanto che neppure gli organizzatori si aspettavano una partecipazione del genere.

LA CRISI ECONOMICA.

Ma il vento è davvero mutato con la crisi economica che ha messo a dura prova anche la ricca Catalogna. Nel 2011 il presidente Mas non sapeva come pagare gli stipendi e fu costretto a chiedere un aiuto a Madrid. I duri tagli al bilancio avevano provocato una forte contestazione sociale, tanto che il parlamento catalano fu circondato e il presidente l’aveva potuto raggiungere solo in elicottero.

Le tesi del partito nazionalista – quello del presidente Mas – erano entrate a pieno titolo nel dibattito pubblico e i catalani si vedevano come schiavi per sfamare gli “sfaticati” dell’Andalusia e delle altre province più povere. Così Mas sfruttò il momento favorevole e indisse elezioni anticipate, durante le quali promise un referendum indipendentista e maggiori competenze nell’immediato. Questa svolta lo portò ad ottenere libertà mai avute prima nei settori dell’istruzione, della sanità, della polizia e delle prigioni.

IL RUOLO DEI GIOVANI

Dalle cronache emerge che la vera svolta l’hanno portata i giovani da quando si sono iscritti in massa alle organizzazioni indipendentiste. Costoro non hanno vissuto la dittatura franchista, il periodo delicato della transizione, hanno studiato e sempre parlato catalano a scuola e quindi la bandiera e persino la nazionale spagnola sono viste come qualcosa di lontano. Ecco perché si sentono come invincibili e che riusciranno a portare la democrazia e la voce del popolo catalano sul cospetto del governo centrale.

L’ECONOMIA E IL PIL DELLA CATALOGNA.

Mille grandi aziende hanno già lasciato Barcellona per approdare in terre più sicure, dove si è certi che non verrà sospeso il mercato unico europeo e l’Euro: banche, imprese alimentari, assicurazioni e persino la Seat ha deciso di rinviare la presentazione del suo nuovo SUV in attesa che le acque siano più calme.

Intanto per dare qualche dato, in Catalogna viene realizzato oltre il 20% del pil spagnolo nonché il 23% della produzione industriale. Qui hanno impiantato i propri stabilimenti oltre 5700 multinazionali estere, il 46% del totale che investe in Spagna, nella maggior parte tedesche, olandesi, italiane e anche statunitensi.

Per non parlare della disoccupazione, che a Barcellona è inferiore al resto della Spagna: 17% contro il 13.

Ma la Catalogna ha un debito pubblico locale altissimo, pari al 35% del suo pil, quasi tutto a favore di Madrid, a cui dovrebbe rifondere oltre 50 miliardi di euro.

 

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About

Studia Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Roma Tre e ha scritto, fin dall’età di 17 anni, in vari giornali locali. Da qualche anno è rimasto folgorato dall’ambiente radiofonico e non se ne è più andato. Conduce ogni settimana un programma di attualità ed interviste su RadioLiberaTutti.it . REDATTORE SEZIONE POLITICA.


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