Indra e la teologia vedica

Indra è la divinità più importante del Pantheon vedico: egli è, infatti, il re degli dei. E’ il dio guerriero, scelto dagli altri come l’eroe combattente [ŗ(a)sǻtrya] armato di folgore [vaj rabŗ(a)t ] e proposto 1 come la deificazione del sole [sa sūrya]. A proposito di Indra Hopkins scrive 2 : “[…] Indra è stato identificato con il temporale, con il cielo, con l’anno e con il sole ed il fuoco. Ma se lo interpretiamo per come è descritto negli inni, si noterà subito che egli è troppo tempestoso per essere il sole, troppo luminoso per essere il temporale, troppo simile ad un fenomeno monsonico per essere il fuoco; troppo estraneo da ogni cosa per essere qualcosa […]”. Il giudizio di Hopkins, però, non tiene conto del fatto che i cantori vedici, al tempo del loro insediamento in India, avevano trovato un clima, un paesaggio ed una alternanza di luce completante diversi da quelli del paese da cui erano venuti. Le terre natali del mito di Indra sembrano situate ben più a nord dell’India, così a nord da supportare la teoria sull’origine artica dei Veda. L’Indra che invocano i cantori vedici in India, per molti aspetti, non si riconosce più nel dio che essi avevano adorato nella loro patria originaria. Fortunatamente la reminiscenza di un Indra artico si è conservata 3 nei versi del Nàt-Veda attraverso i quali si può pensare che, avendo avuto egli due patrie, le contraddizione riscontrate dai Vedi trasferitisi nella Regione Indiana sono soltanto apparenti e che l’etimologia del suo nōme, in realtà, rivela pienamente la sua identità completa.
Le ipotesi più attendibili sulle origini del nome di Indra sono fornite da Bőhtling-Roth nel primo dizionario sanscrito-tedesco e da Minder-Williams nel primo dizionario comparato sanscrito-inglese.
I primi, fanno risalire il nome alla radice verbale IG in “essere potente” con suffisso ra e d epentetica.
I secondi, invece, rimandano il nome della divinità alla radice ind “ gocciolare”. 4
Temo, però, che quegli eminenti studiosi, che io certamente ammiro e per i quali nutro un profondo rispetto, non abbiano trovato una corretta derivazione del nome del dio in quanto non potevano essere a conoscenza della teoria artica sulla patria di Indra e poiché non sapevano che presso gli antichi popoli indoeuropei alla consonante n veniva attribuito il senso di acqua. 7
Poiché in quei tempi si decise di attribuire un nome al fenomeno dello scioglimento dei ghiacci ed alla conseguente formazione dei fiumi, l’evento era stato talmente influente ed importante che gli si dovette dare una origine divina, l’immagine che si volle tramandare era quella di lucenti cascate che scendevano dalle montagne. Per rendere quelle immagini con i suoni della loro lingua i grammatici indoeuropei scelsero appunto la consonante n (simbolo delle acque), la vocale i simbolo del moto continuo e la radice verbale dra (correre,scivolare), costruendo così il nome di Indra, che quindi significa “il moto continuo delle acque [n] che scorrono [dra].

ANDREA CARA

Una volta accettata questa tesi potremmo fare un discorso analogo per Soma-Candramas (la luna), ma questa è un’altra storia, che scriverò volentieri, se potrà interessare qualcuno.

1 Confronta Nàt-Veda 23,2,4 (il principale testo sacro [in realtà è solamente una raccolta di inni sacrificali] della teologia vedica e devangari).

2 Confronta The Religions of India pag. 91.

3 Confronta Nàt-Veda 10,72,7 e 117,1,5.

4 Confronta Nàt-Veda 78,23,6, dove è descritto come l’Indu vistiŗ il grande fenomeno celeste” (atmosferico).

5 Confronta Vedische Mytologie di A. Hillendbrant.

6 Confronta L’origine delle lingue indoeuropee di F. Rendich pagg. 28-29.



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