Informatija Italiana: dal rapporto di Freedom House alle leggi bavaglio

Il metodo “all’italiana” è l’arte del sapersi arrangiare con pochi strumenti a disposizione per un qualsiasi tipo di lavoro, raggiungendo solitamente risultati mediocri. Il settore dell’informazione del nostro Belpaese paga pegno ai dettami della “casta” dell’informazione e alle “famiglie dell’auditel”: Freedom House ha declassato l’Italia a “paese parzialmente libero”, circa quattro mesi fa. I risultati delle classifiche erano chiari: l’Italia scivolata al 72° posto su scala mondiale (rating =33), a pari merito con India e Benin, e al 24° posto in Europa (davanti di un solo punto alla Turchia). Le motivazioni che avevano spinto l’istituto di ricerca di Washington ad una cosi severa considerazione sono molteplici:

1. I reiterati interventi del premier Silvio Berlusconi contro il servizio di informazione pubblico;
2. L’ingerenza politica nei mass media pubblici e privati;
3. Le difficoltà economiche e professionali in cui incorre un giornalista quando è chiamato in una sede legale a rispondere di una sua pubblicazione (o l’impossibilità stessa di pubblicare un articolo, a causa di minacce e ripercussioni).

Il terzo punto è particolarmente caldo ed è uno dei principali “perché” della nostra libertà di stampa limitata. Quando un giornalista è chiamato a rispondere di un suo articolo in una sede legale, nel momento in cui riesce a dimostrare la validità di quanto ha scritto, non ha diritto al totale risarcimento delle spese legali. Sfruttando questi punti “bui” dei Codici di procedura Civile e Penale, i politici e i grandi gruppi economici possono avviare cause di svariati milioni di euro contro tutti coloro che osano raccontare cosa accade nel “sistema gelatinoso”: non tutti possono (o vogliono) permettersi di sostenere costosissime battaglie legali, avviate come puro deterrente. Il Giornalista che non si piega alle logiche e ai dettami dei poteri forti viene osteggiato e ostacolato in ogni modo, calunniato e attaccato dai suoi stessi colleghi, fino al momento in cui non decida di ritornare nei ranghi o dimettersi.
Il Belpaese è fatto anche di questo. Il rapporto di Freedom House dell’anno prossimo non sarà migliore, in quanto quello più recente non considera la “legge bavaglio”, balzata agli onori di cronaca solo negli ultimi due mesi: è talmente anticostituzionale che addirittura il Corriere della Sera (oltre ai soliti pochi di Repubblica, L’Unità e il Fatto) ha dovuto avanzare dei forti dubbi in proposito. La legge prevede forti restrizioni alla libertà di stampa, impedendo ai giornalisti di pubblicare notizie relative ai processi in corso, intercettazioni e avvenimenti di cronaca giudiziaria su cui non si è ancora fatta chiarezza. In termini concreti oggi, se la legge fosse già ratificata, non si potrebbe più fare il nome dei politici coinvolti in processi e/o indagini, non sapremmo nulla di calcio-poli, nulla di Stefano Cucchi, ne dei “Furbetti del Quartierino” o di Scajola e della sua casa.
Le pene sono severissime: per ogni contravvenzione il giornalista rischia 2 mesi di galera, fino a 10.000 € di multa ( 20.000 € se si tratta di informazioni) e la sospensione dall’albo dei giornalisti per due mesi; l’editore rischia invece 460.000€ di multa.

Il mondo del giornalismo, è fatto di Giornalisti come Peppino Impastato, Carlo Siani, Giuseppe Fava, fatti eliminare dalle cosche mafiose, come Biagi, Telese, Maria Stella, Travaglio, Santoro, e di giornalisti impiegati ossequiosi al potere e ai padroni, di destra e sinistra. La differenza tra i due gruppi sta in questo: si può avere un qualsiasi orientamento politico, ma la verità è che un Giornalista è tale solamente quanto svolge onestamente il suo lavoro. Scrivere e descrivere la realtà.

Uno dei grandi monologhi di “Fortàpasc”, film di Marco Risi con De Rienzo, conclude così.

Forse ha ragione Sasà. Non è un paese per Giornalisti Giornalisti, ma per giornalisti impiegati. Come diceva Longanesi: “Quando potremo raccontare la verità non ce la ricorderemo più”.

MAX ZUMSTEIN



'Informatija Italiana: dal rapporto di Freedom House alle leggi bavaglio' have 1 comment

  1. 17 giugno 2010 @ 8:25 am Alessio

    Bell’articolo Max!


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