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Informazione deformata

Scritto da Alessandro Aimone il 3 - October - 2009 Letto 542 volte

Immaginate questa scena: sette elettori su dieci – che diventato otto su dieci se consideriamo chi è avanti con gli anni o chi è meno istruito – apprendono dai telegiornali notizie e informazioni tutti i giorni, spesso più volte al giorno. Attraverso la tv maturano sentimenti di fiducia o incertezza, di ottimismo o paura; si formano e si consolidano opinioni e, naturalmente, inclinazioni al voto.

Immaginate questa scena: i telegiornali sono come una finestra aperta sul mondo che – a differenza di quello che succede quando siete voi a guardare fuori, decidendo dove puntare lo sguardo – vi mostra solo quello che il padrone di casa vuole che vediate.

Immaginate ora questa scena: il padrone di casa ha capito che con qualche piccolo accorgimento è possibile raggiungere risultati strabilianti in termini di percezioni, consapevolezze ed emozioni di coloro che guardano attraverso la sua finestra.

I piccoli accorgimenti si chiamano manipolazioni e sono composte da omissioni e  trucchetti sporchi tanto facili da realizzare quanto efficaci.

Immaginate ora questa scena: i sette elettori su dieci sono cittadini italiani. La finestra aperta sul mondo si chiama all’occorrenza Tg1, Tg2, Tg4, Tg5, Studio Aperto. Il padrone è il piduista Silvio Berlusconi.

Alcuni esempi per rendere l’immaginazione più vicina alla realtà: Nel secondo semestre 2007 i sopracitati tg dedicano a fatti criminali 3.500 servizi; nel primo semestre 2009 quasi la metà [Osservatorio di Pavia, ‘Sicurezza e Media’].

Calo vertiginoso dei fatti di cronaca in meno di due anni? Assolutamente no. La differenza sta nel cambio di governo avvenuto in questo arco temporale, da Prodi a Berlsuconi.

Il crimine non ha colore politico, eppure attraverso una strategia ben pianificata è possibile far credere ai telespettatori che la sua presenza sia stata ridotta e ridimensionata. E all’occorrenza – magari poco prima delle elezioni – è possibile ‘risvegliare’ il mostro per riaprire una nuova stagione di paura.

Altro esempio: il padrone di casa si è compiaciuto per quattro mesi dell’efficienza con la quale sono state affrontate le emergenze in Abruzzo dopo il sisma. Ma è stato davvero così? Non proprio.

Volendo stilare una classifica dei tempi di consegna dei primi MAP [Moduli Abitativi Provvisori] si scopre che a San Giuliano di Puglia le prime case furono pronte 82 giorni dopo il terremoto, in Umbria dopo 98, in Irpinia [che detiene il triste record di morti e sfollati] dopo 105. E in Abruzzo? Beh, ad Onna il ‘miracolo di efficienza’ è arrivato dopo 116 giorni.

La nostra finestra aperta sul mondo ha mostrato solo quest’ultima parte, dimenticandosi – ma sarebbe più corretto dire omettendo – il confronto con il passato.

L’ultimo esempio – il migliore – arriva dal principale telegiornale italiano, il Tg1 di Augusto Minzolini.

All’inizio dell’estate nasce il caso politico delle candidature nel Pdl: vengono affidate responsabilità pubbliche alle ragazze che allietano le notti del premier. L’ex moglie ne rivela debolezze e vulnerabilità.

Berlusconi capisce che è in gioco la sua credibilità come Presidente del Consiglio e si rifugia a Porta a Porta per spiegare a quei sette elettori su dieci che è tutta una farsa, addirittura un complotto. Si gioca male la partita. Mente e si contraddice più volte.

Quando gliene si chiede conto o tace o cambia discorso. Si affida ad un giudice per cancellare le domande che gli sono state poste. Nasce un caso a livello internazionale.

Il Tg1 nasconde tutto e racconta solo gli sfoghi del padrone: le parole chiave sono ‘complotto’ e ‘trama eversiva’. Vengono lanciate accuse ma il perché, il chi e il che cosa non giungono al telespettatore.

Appare la D’Addario che dopo aver trascorso una notte con il premier è stata candidata alle elezioni; è la prova definitiva che non si tratta di gossip ma di politica. E’ la prova definitiva che dal privato si è passati al pubblico. E’ la prova definitiva della ricattabilità di Berlusconi.

Minzolini e il suo tg fanno finta di nulla. Censurano la posizione dei vescovi, della figlia Barbara, della stampa internazionale. In quella mezz’ora di [dis] informazione vengono separati i pezzi del puzzle in modo da impedire collegamenti pericolosi da parte del pubblico. Gli sfoghi del premier da una parte, i giri di coca e puttane di Tarantini dall’altra, le randellate fasciste di Feltri e del Giornale di famiglia al direttore di Avvenire e al Presidente della Camera ancora più lontante.

Senza un contesto, senza una rete di collegamenti, senza i riferimenti necessari per comprendere la gravità di questa vicenda viene da chiedersi che cosa capirà quel 70% di italiani che si informa solo con i telegiornali.

Immaginate infine questa scena: quei sette elettori su dieci prendono il telecomando, premono il pulsante rosso ed escono a vedere il mondo con i loro occhi e senza finestre di mezzo. La dittatura è finita.

Bello vero? E allora fatelo.

ALESSANDRO AIMONE ©2009

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