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Brexit al via: l’enigma e il banco di prova per la nuova Unione Europea

Con questo tweet, Theresa May, la premier del Regno Unito, ha annunciato al mondo l’inizio della Brexit, ovvero l’avvio dell’uscita del suo Paese dall’Unione Europea, nove mesi dopo il referendum.

Come prassi d’Oltremanica, quando il primo ministro firma un documento importante, ne informa quanto prima il parlamento, ovvero la Camera dei Comuni (quella che gli conferisce la fiducia). Così ha fatto May, la quale ha tenuto un discorso dal sapore tardo-ottocentesco.

La May e l’orizzonte Brexit

Apparsa in evidente difficoltà, l’inquilina di Downing Street ha usato parole di costante difesa, come se dovesse giustificare la sua posizione isolazionista davanti a un parlamento – e una nazione –May GBR profondamente diviso. Le province, così restie e contrarie all’Unione, e le grandi città, più fredde all’idea di andare da sole. “Un Paese più equo e solidale“, “Un Regno Unito veramente globale“, “Saremo leali con Bruxelles, perché vogliamo anche noi un’Europa più forte“, sono stati i passaggi più significativi di May. Probabilmente perché è cosciente anche lei che il suo Paese parte da una posizione di deciso svantaggio, davanti a un continente di oltre 400 milioni di abitanti, con miliardi di Pil alle spalle; contro una nazione che si crede ancora l’impero del mondo, come alla fine della seconda Guerra Mondiale, ma che appare sempre più fuori dalla storia. Eccetto Londra, veramente internazionale.

Da politica astuta qual è, Theresa May non ha tralasciato nulla e ha carpito esattamente il motivo per cui i britannici hanno votato per andarsene dall’Ue: arrestare l’immigrazione, soprattutto quella Ue. “Faremo entrare i talenti migliori, ma vigileremo sull’immigrazione (quale, dopo Brexit?)“. Sa che il Regno sarà meno coeso dopo la Brexit, perché verranno alla luce tutte le differenze che permangono fra le varie regioni. E infatti cerca di ricompattare la nazione annunciando “che quando saremo usciti dall’Unione Europea, il nostro Paese sarà più solido e i parlamenti locali più liberi: potranno adottare tutte le leggi che vorranno e saranno veramente vicine ai territori, non più decise nelle corti di Bruxelles“. Non sono mancate, inoltre, le promesse per una maggiore autonomia e per il mantenimento del mercato libero con l’Irlanda del Nord.

Inizio Brexit: uno spartiacque fondamentale

Theresa May ha capito che prima di presentarsi in “Europa” come leader di un Paese forte, deve risolvere i problemi (fortissimi) che ha all’interno.
L’unico dato certo è che il parlamento britannico sarà costretto, in due anni, a ridiscutere 44 anni di leggi e regolamenti europei (alcuni esperti parlano di oltre 170 mila atti), che oramai regolavano molti settori della vita comune, rischiando altrimenti dei vuoti normativi. Ad esempio, l‘industria chimica è regolata quasi interamente da leggi comunitarie.

sede unione europeaQuello che si può dire è che la Brexit sarà un vero e proprio enigma e un banco di prova delle istituzioni europee verso gli scettici. All’inizio, l’Unione Europea – volendo rifarsi un ruolo di supremazia mondiale che non ha mai davvero avuto – si presenterà ai negoziati punitiva, crudele, cinica, inflessibile per far vedere ai critici che in caso di uscita, il conto è salato. Sbagliando, perché così darà man forte agli euro-scettici, mostrandosi come una matrigna senza cuore.
Ma poi durante le trattative potrebbe accadere di tutto. Gli interessi, soprattutto quelli legati all’alta finanza, sono troppo forti e l’Unione Europea non può far a meno di Londra. Come quest’ultima non potrà non collaborare in materia di lotta al terrorismo e sicurezza comune, come ha già auspicato la May.

Se la Brexit creerà per davvero un Regno Unito più forte, l’Unione avrà anni contati. Se invece non sarà così, avremo perso un partner che non ha mai creduto in un cammino comune e in uno spazio di pace e benessere (seppur finto).

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About

Studia Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Roma Tre e ha scritto, fin dall’età di 17 anni, in vari giornali locali. Da qualche anno è rimasto folgorato dall’ambiente radiofonico e non se ne è più andato. Conduce ogni settimana un programma di attualità ed interviste su RadioLiberaTutti.it . REDATTORE SEZIONE POLITICA.


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