Inside Out: il regista Pete Docter presenta il nuovo film Pixar

Pete Docter, classe 1968, è uno dei registi e sceneggiatori di punta della Pixar, prolifica società di produzione di film d’animazione. Cresciuto artisticamente nella casa di proprietà della The Walt Disney Company, Pete Docter ha firmato pellicole con cui sono cresciuti molte generazioni di ragazzi. Dopo aver scritto le sceneggiature di Toy Story (con il quale è stato candidato nel 1996 all’Oscar alla miglior sceneggiatura originale) e locandinaToy Story 2, nel 2001 passa alla regia con Monsters & Co. (candidato all’Oscar come miglior film d’animazione e miglior sceneggiatura originale) cui seguono nel 2008 la sceneggiatura di WALL•E e nel 2010 Up, diretto insieme a Bob Peterson, con il quale vincerà l’Oscar per il miglior film d’animazione.

L’ultimo capolavoro scritto e diretto da Pete Docter, insieme al co-regista Ronnie del Carmen, è Inside Out, film che vede protagonista Gioia, Tristezza, Rabbia, Disgusto e Paura, le cinque emozioni che vivono dentro Riley, bambina di 11 che a causa del lavoro del padre si trasferirà dal Minnesota a San Francisco. Cambiamento che per la bambina sarà tutt’altro che facile.

In attesa di vedere il film, nelle sale dal 16 settembre, Pete Docter ha incontrato la stampa a Roma e ha risposto alle domande riguardanti questo suo ultimo lavoro.

Il film è un capolavoro, un’idea originale. C’è qualcosa di privato a livello i soggetto? Come è nata l’idea per Inside Out?

Questo film, come ogni altro, parte da un’idea che viene proposta a John Lasseter, il quale a seconda del soggetto reagisce in maniera diversa. Ed avere le emozioni come personaggi del film a John è piaciuta molto e da qui siamo partiti. L’idea di avere le emozioni come personaggi mi è venuta in mente osservando mia figlia, la quale da la voce ad Ellie in Up e mi sono reso conto che era come il personaggio, fino agli 11 anni di età. Poi ha cominciato a cambiare avendo gli atteggiamenti classici degli adolescenti. Mi continuavo a chiedere cosa gli passasse per la mente. In realtà poi anche io da ragazzino ho vissuto questa esperienza.

Vorrei sapere se mentre stavate sviluppando il film avevate in mente di rappresentare l’anima umano come una fabbrica da subito o ci sono state altre versioni a cui avete pensato.

In realtà quando abbiamo sviluppato l’idea abbiamo iniziato a chiederci come rappresentarle. Sto rappresentando la mente, quindi un qualcosa di astratto da rendere concreto. Inizialmente avevamo pensato ad un teatro, però non funzionava. Poi ad una nave ma anche questa idea non funzionava. Cercavamo un’idea che potesse rappresentare la mente umana e man mano abbiamo elaborato quello che poi si vede nel film.

Il regista Pete Docter alla conferenza stampa. Fonte: seesound.it

Il regista Pete Docter alla conferenza stampa. Fonte: seesound.it

Vi sono stati degli autori a cui gli animatori si sono ispirati per i vari personaggi? Ho notato che a livello visivo hanno registri di movimento differenti tra loro. Paura è molto soap stick, ricorda i cartoni di Tex Avery. Gioia ricorda le fate Disney.

Tex Avery, Chuck Jones sono cartoni con cui sono cresciuti, sono parte di me. Abbiamo cercato di esprimere attraverso il movimento i sentimenti in una maniera forse ancora più profonda di quanto non si possa fare con il corpo umano. Abbiamo preso i cartoni di questi grandi autori come riferimento e in qualche modo li abbiamo omaggiato.

Pete tu come regista e sceneggiatura hai sperimentato giocattoli, mostri, anziani ed ora la mente che racchiude un po’ tutti. Credi che Inside Out sia la summa dei film Pixar? Il volo finale di Gioia e Tristezza è un omaggio al volo di Buzz e Woody in Toy Story?

Qualcuno on line ha postato un immagine in cui si legge E se i giocattoli avessero dei sentimenti? E le macchine avessero dei sentimenti? E se i sentimenti avessero dei sentimenti? che ho trovato abbastanza simpatica. Ovviamente quando realizziamo un film cerchiamo di farlo in modo che il pubblico provi emozioni.

Per quanto riguarda la seconda domanda cerchiamo sempre di fare film diversi perché se abbiamo la percezione che il film che stiamo realizzando si avvicina ad uno dei precedenti cerchiamo di allontanarci e fare qualcosa di diverso.

Vi siete ispirati allo short movie Disney del ’40 Reason and Emotion? Uno dei messaggi del film è che non esiste gioia se prima non c’è tristezza, ci puoi parlare della coesistenza tra i due personaggi e le emozioni.

I registi del film: Pete Docter (destra) e Ronnie del Carmen (sinistra)

I registi del film: Pete Docter (destra) e Ronnie del Carmen (sinistra)

Reason and Emotion è un riferimento a Illusion of life libro che è un po’ la bibbia per coloro che si occupano di cartoni animati. È stato molto divertente perché sono dei personaggi, delle caricature, pure e uno dei produttori mi ha detto che se riusciamo ad azzeccare questo film con questi personaggi abbiamo la nostra versione dei sette nani. L’idea era di creare personaggi che fossero caricature con le loro opinioni ed idee. Fondamentalmente tutti vorremmo poter essere felici, da genitori vorremmo i nostri figli fossero sempre felici, però purtroppo non è sempre così, ci sono delle difficoltà. La ragione dell’esistenza delle emozioni negative è anche quella di far capire che ci servono ad affrontare le difficoltà.

Quanto vi siete divertiti a creare le scene ambientate nell’inconscio? Qual è la pubblicità che l’ha ispirata nel creare il tormentone?

Ci siamo divertiti molto a leggere Freud, Jung e tutti coloro che hanno studiato la psiche umana. È stato difficile ma molto bello capire di più riguardo alle persone, capire come funzioniamo. Visto che nessuno sa come funziona l’essere umano ci sono molto teorie a riguardo. In fin dei conti trattandosi di un film di animazione abbiamo scelto che poteva essere più divertente. Abbiamo fatto ricerche in questo senso e abbiamo cercato di realizzare una versione più pop di Jung. Ci siamo posti il problema da dove vengono queste cose che sogniamo la notte e ci è venuto in mente di rappresentarli come operai che hanno tempo e budget limitati.

Per quanto riguarda la pubblicità in America siamo cresciuti con spot con jingle che ti restano in testa. È stata dura da scrivere, abbiamo realizzato varie versioni finché non abbiamo trovato quello più adatto.

Inside-Out-Thought-BubblesCi puoi raccontare il processo di “eliminazione” che vi ha portato a scegliere queste cinque emozioni come protagoniste di Inside Out?

Poi una curiosità: il topo morto è un omaggio a Ratatouille di Brad Bird o è una coincidenza?

Si abbiamo provato un numero diverso di emozioni, inizialmente c’erano anche orgoglio, speranza ma ci siamo resi conto che non aveva senso affollare la stanza con tutti questi personaggi di cui non si riusciva a tenere traccia. Gioia racchiude i sentimenti positivi, abbiamo pensato che cinque fosse un numero sufficiente.

Per quanto riguarda il topo volevamo creare una casa che avesse un aspetto poco piacevole e abbiamo pensato a cosa fare per renderla tale e ci è venuta in mente l’idea del topo morto. Anche se devo ammettere che sta recitando!

Le cinque emozioni hanno una definizione cromatica nette ma Gioia è l’unica a non essere monocromatica.

Abbiamo parlato con molti specialisti a proposito delle emozioni e non hanno mai dato la stessa risposta. Alcuni ritengono che le emozioni base siano tre, altri addirittura ventisette così abbiamo capito che non si sa quante siano in realtà e questo è stato un bene perché ci ha permesso di fare ciò che volevamo. L’idea era quella di fare di Gioia un personaggio che avesse più sostanza, a tutto tondo. Il non essere monocromatica da l’idea di essere un personaggio più complesso e poi considerato il viaggio che intraprende i capelli blu sono una premonizione rispetto a quello che sarà il finale del film.

I doppiatori italiani di Inside Out

In Monster & Co. avevamo una bambina di due anni di cui esploravamo le paure, in Up un bambino di 8 anni, con Inside Out siamo arrivati all’adolescenza. Ho la sensazione che i suoi film siano uno studio sulla crescita dell’individuo. È una cosa pensata o una coincidenza?

In tutto quello che facciamo c’è un riflesso della nostra vita e io penso che non ci sia nulla che abbia influito su di me il fatto di essere genitore. Guardare i figli crescere per me è un’esperienza eccezionale che mi fa riflettere su alcuni elementi della mia crescita che sto ancora elaborando. Non so cosa farò dopo questo ma con il fatto che i miei figli stanno crescendo forse sarò disoccupato.

La protagonista ha 11 anni, ma quale sarà secondo lei l’effetto che il film avrà su bambini più piccoli? Riusciranno a cogliere le varie sfumature del passaggio dall’infanzia all’adolescenza?

È un’ottima domanda. In effetti a metà strada della realizzazione abbiamo fatto delle proiezioni di prova perché avevamo il dubbio fosse troppo complicato per dei bambini da comprendere. Non solo i bambini lo hanno compreso ma sono stati anche in grado di spiegarlo meglio di quanto non fossimo stati in grado di farlo noi.

maxresdefaultUna cosa che mi ha colpito è che un impiegato della Pixar ha portato il figlio a vedere il film e ci ha raccontato che la settimana prima il bambino a lezione di nuoto non riusciva a tuffarsi dal trampolino. Poi lo ha portato a vedere Inside Out e il giorno dopo in piscina si è tuffato senza problemi. Il padre gli ha chiesto come hai fatto? E lui ha risposto che ha pensato che fondamentalmente era la paura alla guida quindi l’ho messa da parte.

E poi credo che i bambini prima ancora di imparare a parlare imparano ad esprime le emozioni. Mi ricordo che mio figlio quando era molto piccolo e io e mia moglie avevamo litigato lui ovviamente non sapeva la ragione però era riuscito a leggere le emozioni.

Credo che questo film crei con loro un legame molto forte e riesca a toccarli direttamente.

La sensazione è che sia un film più dedicato agli adulti. È stata una decisione presa ancora prima di iniziare a scrivere la sceneggiatura?

È una domanda che pongono spesso. A dir la verità i film li faccio per me. Egoisticamente visto mi dico che se devo passare quattro o cinque anni della mia vita a lavorare su qualcosa questo qualcosa mi deve interessare e mi deve coinvolgere. Ovviamente il film lo realizziamo per i bambini quindi  molto cose sono espresse più in maniera visiva che verbale però ci sono anche elementi che riguardano gli adulti perché per poter funzionare devono avere elementi che interessino gli adulti. Mi viene chiesto di presentare delle idee per fare un film, ho una troupe di animatori eccezionali che lavora a questi film, c’è la Disney che fa si che il film venga visto da milioni di persone mi sento super fortunato e noi tutti diamo l’anima per la realizzazione del film.

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Nell’immagine di copertina: i nostri Emanuele e Giorgia con il regista, Pete Docter


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Appassionato di cinema, fotografia, teatro e musica sin da piccolo decide di farne il suo lavoro. Miyazakiano convinto, tanto da incentrare la sua tesi sul suo cinema, e divoratore di anime tanto da volere Eikichi Onizuka come professore al liceo, è uno Jedi come suo padre prima di lui e “nato pronto” e sì, anche un inguaribile nerd (pollice verso per coloro che non colgono le citazioni). Laureato in cinema presso il DAMS di Roma 3 e diplomato in fotografia presso il CST, inizia a collaborare (e tutt'ora collabora) come critico di cinema e fotografo di concerti con varie webzine di cui da subito ha sposato il progetto con entusiasmo. Giornalista pubblicista iscritto all'albo. Sempre in movimento, perennemente in ritardo. CAPOSERVIZIO CINEMA


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