Intercettazioni: la legge delle polemiche

Da come avete potuto leggere nel titolo, quello di cui oggi vado a parlare, è la legge sulle intercettazioni telefoniche, licenziata dal Consiglio dei Ministri ai primi di giugno, approvata alla Camera il 23 dello stesso mese e attualmente in discussione al Senato.

Il testo ricalca in larga parte la legge presentata dall’ex Guardasigilli Mastella – che per fortuna, non riuscì a farla approvare in tutti e due i rami del Parlamento – durante il Governo Prodi II°.

Il buon Angelino, sorretto dall’instancabile Ghedini, ha lievemente modificato il provvedimento grazie all’insorgenza di una parte dell’opposizione.

Ma cominciamo facendo un paragone fra l’attuale normativa e la nuova riforma che – a giudicare dalla maggioranza bulgara con la quale è passata alla Camera (con venti voti anche dell’opposizione) – sicuramente verrà approvata anche a Palazzo Madama.

Attualmente, il Pm, richiede al G.I.P. un autorizzazione (proprio quando gli è strettamente necessario) per mettere sotto controllo i telefoni o i luoghi dove vive una persona (che, per comodità, chiameremo “Mister X”).

Il G.I.P. , quindi, autorizza con un decreto, l’utilizzazione di un’utenza.

Se “Mister X” ha più utenze (o sulla stessa utenza usa più schede), il Giudice dovrà firmare tanti decreti, quante sono le utenze e le schede da controllare.

Lo stesso vale per le intercettazioni ambientali, per le cimici nei luoghi che frequenta “Mister X”: ogni decreto vale dai 15 ai 20 giorni e quindi se uno vuole intercettarlo per un tempo più lungo, deve chiedere ogni volta una proroga, esponendo le motivazioni per le quali gli è necessaria e non sempre il G.I.P. gliela concede.

Il Governo, nella fattispecie Silvio Berlusconi (visto che Alfano fa tutto quello che gli dice lui e Ghedini), vuole che sia non più un solo giudice a concedere l’autorizzazione, ma ben 3 (un collegio), con un evidente dispiego di forze, visto che le procure minori dovranno girare gli incartamenti ai tribunali delle grandi città che saranno – più che mai – intasati, a causa del taglio di personale e di budget, reso effettivo dall’ultima Finanziaria.

I tempi del procedimento di autorizzazione, saranno enormemente allungati, visto che il lavoro di un solo giudice, dovrà essere fatto da 3.

Il G.I.P., quindi, può arrestare “Mister X”, lo può condannare all’ergastolo, ma in futuro non potrà decidere da solo se intercettarlo oppure no. E’ assurdo.

Ma quando, in quale caso, si può procedere con le intercettazioni?

La legge, parla di “gravi indizi di reato”, ovvero: se io ho qualche indizio o qualche sospetto su un reato (un bambino scomparso, ho il sospetto che qualcuno lo abbia rapito) , formulo la richiesta di iniziare i controlli con le intercettazioni, i tabulati telefonici, ecc.
In futuro, invece, si parlerà di gravi indizi di colpevolezza, ovvero, quando io ho già scoperto il colpevole, allora posso inziare con le intercettazioni.

E’ INCREDIBILE: le intercettazioni servono per scoprire i colpevoli, mentre loro ci dicono che si potranno effettuare solo dopo che avranno già arrestato l’autore del reato.

Il delitto contro ignoti: se la vittima non ha riconosciuto il colpevole, non è sicura della sua identità oppure è morta e quindi non può rivelare chi è l’assassino, come fai a trovare gli evidenti indizi di colpevolezza?

Non è che il criminale lasci un foglio con su scritto il suo nome e cognome, numero di telefono o quant’altro…

Quindi è evidente che non puoi partire con le intercettazioni.

In questi casi, quando non hai nessun indizio, cominci a mettere sotto controllo telefonico, i conoscenti della vittima, i parenti, per sentire se qualcuno parla del delitto oppure se qualcuno ha visto qualcosa ma ha paura ad andare dalla Polizia.

Quindi, abbiamo visto che, per il delitto contro ignoti, sarebbero inattuabili i gravi indizi di colpevolezza perchè li puoi raccogliere solo attraverso le intercettazioni.

La nuova legge, invece, impone i gravi indizi di colpevolezza anche in questo tipo di crimine.

Non si scoprirà mai il colpevole, perchè per scoprirlo, lo devi intercettare, non è che prima si trova il colpevole e poi si iniziano i controlli telefonici.

Per i reati di mafia (ma anche di terrorismo), ci hanno detto che varranno i gravi indizi di reato.

Ma di solito le indagini per questi tipi di reato, partono da un caso di usura, di racket, a seguito di una rapina.

Anche da un omicidio (che non è un reato di mafia), è dopo che è stato perpetrato, che scopri che è stato commesso da un mafioso.

Vengono aperte inchieste su mafiosi o terroristi partendo da crimini che rientrano tra quelli per i quali sono previsti i gravi indizi di colpevolezza.

In sostanza, ci dicono che per i reati di mafia e terrorismo rimane tutto come prima, ma in realtà non è così.

Viene stabilita anche la durata delle intercettazioni: non più di due mesi.

15 giorni prorogabili fino a 60 giorni complessivi.

Se il cinquantanovesimo giorno sento un criminale dire al suo complice: <<Dopodomani ammazziamo quello là >>, non svelando chi sia la vittima, il giorno successivo, sono costretti a staccare tutto.

Attualmente non c’è un limite per la durata delle intercettazioni, perchè non puoi sapere quando il criminale agirà, podarsi che ci metta più di 60 giorni per organizzare un omicidio, quindi tu lo devi ascoltare per tutto il tempo in modo da arrestarlo prima che colpisca.

Naturalmente, i criminali, conoscendo il limite di due mesi, si guarderanno bene dal parlare in questo lasso di tempo.

Ma veniamo ai magistrati, categoria già bersagliata dai tagli effettuati da Tremonti.

La riforma stabilisce, su questo punto, che i magistrati che facciano dichiarazioni sulle loro indagini, verranno destituiti e sostituiti.

Un esempio, sono i magistrati che si vedono di solito in televisione, i quali dichiarano che hanno arrestato un serial killer, un maniaco in base a delle prove e quindi annunciano alla stampa che non c’è più pericolo.

In futuro, appena verranno fatte dichiarazioni del genere,il magistrato diventerà incompatibile con l’inchiesta che sta gestendo che verrà quindi affidata a un altro totalmente estraneo al caso.

Il magistrato, potrà essere sostituito anche per fuga di notizie.

Mettiamo il caso che un addetto che lavora in un tribunale, riveli una notizia ancora coperta da segreto ad un giornalista il quale la trascrive immediatamente: è chiaro che non si sa chi gliele ha date, non deve essere stato per forza un magistrato – potrebbe essere stato anche un semplice inserviente.

In questo caso, basterà che un giornalista scriva una notizia coperta da segreto e un qualsiasi “Mister X” denunci un magistrato, sostenendo che è stato lui a passargli la notizia.Magari non c’entra niente, però intanto – mentre viene indagato – è costretto ad abbandonare il fascicolo.

Gli indagati, potranno anche denunciare il proprio Pm, fin quando non gli capiterà, un sostituto più malleabile o semplicemente più incapace.

Gli agenti segreti.

Il Pm, per intercettare uno “007″, dovrà chiedere l’autorizzazione a… indovinate a chi? Al PRESIDENTE DEL CONSIGLIO!!

Per mettere sotto controllo telefonico, gli agenti o addirittura il capo dei servizi segreti, dovranno chiedere l’autorizzazione al Governo (organo dal quale dipendono i servizi e di cui, spesso, ha nominato i capi).

Il Governo – è ovvio – avvertirà gli “007″ che gli sarà messo il telefono sotto controllo, quindi loro si organizzeranno per depistare le indagini, sapendo di essere ascoltati.

Un’altra strada che potrà percorrere l’esecutivo, sarà quella di mettere il segreto di Stato preventivo sulle telefonate.

Se entro 30 giorni, l’esecutivo non risponde, allora il magistrato potrà iniziare con le intercettazioni, non prima.

C’è anche il punto a favore dei preti e dei vescovi. Prima di intercettare membri della Chiesa, bisognerà avvertire la Segreteria di Stato Vaticana, una specie di Ministero degli Esteri.

Per quanto riguarda i giornalisti, il provvedimento, è stato leggermente modificato.

Nella prima versione, era vietato pubblicare notizie riguardanti indagini in corso fino all’inizio del processo, sia nel testo che nel contenuto, sia anche per riassunto.

Nella versione ripresentata da Alfano, è consentita la pubblicazione solo per riassunto degli atti non coperti da segreto, non si potranno però citare brani di atti di indagine pubblici, già noti all’indagato.

 

La pena, se il giornalista paga e quindi si evita il processo, è quantificata in 2500 euro per ogni articolo.

Se vengono pubblicate, invece, intercettazioni già trascritte, utili agli inquirenti, rischia una multa – sempre se ”concilia” (paga per evitare il processo) – di 5000 euro per ogni articolo.

Se invece, le intercettazioni pubblicate, non sono state trascritte, perchè penalmente irrilevanti, ma gravissime sotto il profilo politico, è previsto il carcere da 6 mesi ad un anno per ogni articolo pubblicato.

L’editore, che pubblica articoli nei quali ci sono brani o atti di intercettazioni, rischia una multa che può arrivare fino a 400.000 euro.

Capite bene che la maggior parte degli editori, si guarderà bene dal pubblicare articoli di quel genere.

In conclusione, questa legge – presentata per salvaguardare la “privacy” dei cittadini – in realtà distrugge la libertà di informazione.

Pensate tutti gli scandali (Calciopoli, i furbetti del quartierino, Vallettopoli, ecc.) che non sarebbero stati scoperti, di cui non avremmo saputo nulla senza l’utilizzo delle intercettazioni.

Ogni cittadino ha il dovere di indignarsi e manifestare contro una legge del genere.

Bisogna che ognuno di noi prenda in mano la sua vita e cominci ad alzare la testa per dire <<No! Non ci sto>>.

Loro continueranno a distruggere questo Paese, perchè vedono che a noi non ci importa niente.

E’ anche per questo motivo che ho fondato questo “giornale”.

Vogliamo far sentire la nostra voce. Vogliamo fargli capire che noi non staremo a guardare di fronte a questa deriva democratica.

Noi lotteremo – nel nostro piccolo – perchè crediamo che la rivoluzione, quella vera, debba partire dal basso, da noi giovani.

E’ vero, incontreremo degli ostacoli sul nostro cammino, ma come dico sempre: <<Gli ostacoli sono quelle cose terribili che si vedono quando si distoglie lo sguardo dall’obbiettivo>>.

P.S. : oggi (7 luglio) il Presidente del Senato Schifani, ha rinviato la discussione della legge, a dopo la pausa estiva.


About

Giornalista pubblicista, fondatore e direttore di Wild Italy. Ha collaborato con varie testate nazionali e locali, tra cui Il Fatto Quotidiano e La Notizia Giornale, ed è blogger per l’Huffington Post Italia. Nel 2011 ha vinto il Primo Premio Nazionale Emanuela Loi (agente della scorta di Paolo Borsellino, morta in Via d’Amelio) come “giovane non omologato al pensiero unico”. Studioso di Comunicazione Politica, ha lavorato in campagne elettorali, sia in veste di candidato che di consulente e dirige, da fine 2016, Res Politics - Agenzia di comunicazione politica integrata . DIRETTORE DI WILD ITALY.


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