Marco Pompei

Quando l’arte diventa reale: intervista a Marco Pompei

Tra realismo e astrattismo, con un tocco di personalità e di sperimentazione. Intervista a Marco Pompei, artista romano classe ’85

 

Marco Pompei, nato a Roma nel 1985, comincia ad eseguire i primi lavori verso la fine degli anni novanta iscrivendosi all’Accademia di Belle Arti di Roma.

Sperimentatore di tecniche e di linguaggi, Marco Pompei alterna la sua attività artistica tra una personale tecnica pittorica astratta e un un realismo fortemente attento al dettaglio dove “riscopre” i temi della natura morta, del paesaggio e della figura.

Nel 2017 vince il 2° Festival dell’Arte Figurativa, dell’Iperrealismo e del Ritratto di Civitavecchia. Attualmente vive e lavora a Roma.

Abbiamo raggiunto per email Marco che ha gentilmente risposto alle nostre domande:

Marco Pompei

Cosa ti stimola di più creativamente?

Lo stereotipo dell’artista sofferente che dipinge perché vuole sfogare le proprie ansie non credo che mi si addica, per me è esattamente il contrario. È l’idea di un bel quadro quello che mi stimola, alla fine per me i soggetti sono solo una scusa per fare pittura.

Da quali grandi artisti sei stato influenzato per la tua produzione artistica?

Sembra una banalità ma più che altro da quelli bravi a dipingere. In passato ho sperimentato molte tecniche e stili e di volta in volta trovavo interessanti artisti diversi. L’artista che guardavo di più era Matisse, anche se non credo si possa definire come uno che sapeva dipingere nel senso classico, ha creato composizioni pittoriche che suonano come un’orchestra. Tra quelli ancora in vita Richard Estes è quello che ha influenzato maggiormente il mio lavoro attuale.

Quali sono le tecniche con cui preferisci lavorare? Come procedi per le tue opere?

Penso a cosa dipingere cercando di semplificare il più possibile fino ad arrivare a scegliere semplici fiori, paesaggi o ritratti. Scelto cosa rappresentare faccio una serie di scatti fotografici al soggetto, uso la fotografia stampata come modello e poi cerco di dipingere al meglio che posso. È un processo lungo e la realizzazione di un singolo dipinto può durare anche mesi.

Marco Pompei

 

Cosa ti affascina dell’Iperrealismo e cosa risponderesti a chi lo critica per la poca anima e la troppa tecnica?

In nessun altro periodo storico si può trovare una pittura come quella Iperrealista, prima non esistevano i mezzi tecnici per permettere al pittore di arrivare ad una tale visione pittorica. A partire da Caravaggio fino alla metà dell’Ottocento i pittori hanno dipinto grandiose opere veriste usando la tecnologia dell’epoca, come le camere ottiche. Con la fotografia poi sono riusciti a fare una pittura nuova, usando proprio gli scatti fotografici come punto di partenza.

Le opere degli Impressionisti avevano dei tagli fotografici: molte opere di Degas, per esempio, hanno la loro versione fotografica scattata da lui stesso, ed in molte occasioni è stato così fedele alla foto da riportare in pittura gli errori della sfocatura fotografica. Il punto comunque non è se Degas o altri usavano o no la fotografia o altri mezzi tecnici, perché ai fini della pittura tutto è lecito. Se un quadro è ben dipinto è un quadro con anima, ma per riconoscerlo bisogna capirne qualcosa di pittura.

Credi che le odierne scuole di arte diano una preparazione adeguata a chi vuole muovere i primi passi in questo campo?

Sicuramente l’Accademia aiuta ad avere un confronto in una fase di formazione artistica, ma in fondo per chi vuole fare l’artista non è fondamentale l’accademia. Basta leggere un pò di biografie per scoprire che molti tra i più importanti non l’hanno mai frequentata.

Marco Pompei 

Ti trovi bene nel tuo ruolo di Artista in questo periodo storico?

Essendo un artista a cui serve molto tempo per produrre un’opera non mi sento in linea con il mondo contemporaneo velocissimo e in continuo cambiamento. Vorrei fare il mio lavoro con la stessa velocità che ci vuole per attaccare una banana al muro.

Cosa consiglieresti ad un giovane artista per muovere i primi passi in questo mondo così complesso?

Di vedere molte mostre e vedere dal vivo le opere dei grandi maestri perché è inutile giudicarle dai libri o da internet. Lo studio deve andare oltre il manuale. In Italia purtroppo si è giovani artisti anche a cinquant’anni e a quell’età si è ormai capaci di camminare da soli.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Continuare a dipingere.

 

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