Investimenti: come reagire alla volatilità dei mercati?

La diversificazione è un concetto chiave dell’industria del risparmio gestito.

Come noto un buon processo di allocazione degli asset all’interno di un portafoglio, in grado di combinare diverse classi d’investimento con bassa correlazione, riduce il rischio per gli investitori e migliora la qualità dei rendimenti ottenuti, a prescindere dallo scenario economico.

investimentiPartendo dal presupposto che è molto difficile anticipare sistematicamente i trend di breve periodo nel mercato e prevedere quali saranno gli eventi economici futuri, il lavoro di un buon asset manager dovrebbe essere quello di costruire un’allocazione “All Weather”, ossia il più possibile adatta a tutti gli scenari.

Se infatti con l’inflazione solitamente l’investimento ideale è quello nell’oro, con la deflazione sono invece i Bond a guidare il mercato.

E ancora, mentre in uno scenario di crescita economica l’investimento migliore è quello in azioni, in fase di recessione, la cassa permette di difendere la propria ricchezza.

Come fare quindi? Nel lungo termine il vero driver per rendimenti positivi stabili e poco volatili sarà la diversificazione,  chiave per un investimento equilibrato e redditizio.

Permanent portfolios e Market timing: due strategie a confronto.

La ricetta perfetta non esiste ma di sicuro i Permanent Porfolios rappresentano un approccio agli investimenti più “sano” e profittevole nel lungo termine. Vediamo  le due strategie a confronto.

Permanent portfolios e lungo termine.

  1. Mai sentito parlare di Permanent Portofolios? Il Permanent Portofolio è quello che meglio risponde all’esigenza di diversificazione e di stabilità nel tempo. Andando a investire con un’ottica di buy & hold, in asset class storicamente poco correlate come oro, equity, real estate e obbligazioni limita i rischi di forti ribassi azionari e, nel contempo, si posiziona in modo da sfruttare le fasi rialziste.
  2. Il valore di una strategia. Una strategia definita a priori permette di limitare bias comportamentali soggettivi e di evitare di incorrere nei tipici errori degli investitori (ad esempio continuare a uscire ed entrare dal mercato).
  3. Il lungo termine. Una visione di lungo periodo è sempre la migliore alleata degli investitori poiché permette di reagire al meglio ai movimenti di breve non compromettendo il risultato della strategia complessiva.

Market timing e previsioni di breve.

    1. Market timing e vedute di breve termine. Per market timing si intende una strategia di investimento volta ad acquistare i titoli prima di un rialzo e venderli prima di un ribasso, anticipando in pratica i movimenti di mercato. Ma per quanto affascinante…una strategia di investimento impostata sulla capacità di anticipare le oscillazioni del mercato è quasi impossibile da attuare con successo e rischia di essere deleteria.Grafico
    2. Scelte intenzionali e non. Se le prime si basano su fattori di analisi e tecnici utili a stabilire quando una asset class è comprare e quando invece è da vendere, le seconde sono prettamente dovute all’emotività e rientrano nella sfera degli atteggiamenti (paura, euforia, etc) che un investitore deve imparare a governare ed escludere dai processi decisionali. Molti gestori di portafoglio praticano un market timing intenzionale, frutto (a detta loro) di corrette previsioni. Ma che dire di quelle sbagliate? Tutti i gestori hanno anticipato il ribasso dovuto alla crisi finanziaria, in pochi hanno saputo ripetersi quando è arrivato il rialzo, a dimostrazione di quanto sia difficile fare previsioni di breve termine.
    3. L’errore che può condizionare il futuro. Le scelte errate di market timing possono inconsapevolmente condizionare in modo profondo anche l’approccio della generazione successiva. Le esperienze negative del passato si riflettono sulle scelte del presente: il movimento Occupy Wall Street ben identifica questo fenomeno e il perché molti ventenni americani di oggi abbiano sviluppato una tale repulsione per i mercati. Diverse analisi relative alla percentuale di ricchezza detenuta dalle famiglie in investimenti di qualche tipo dimostrano come questa diminuisca drasticamente dopo ogni fase di crollo dei mercati, per poi tornare ai livelli pre-crisi solo dopo una generazione, ed è questo un fenomeno che continua inesorabilmente a ripetersi.

La diversificazione…non è acqua.

A ognuno la sua strategia, dunque il suo investimento ma senza dimenticare il valore della consapevolezza data da un’educazione finanziaria almeno di base. Chi fin dall’inizio investe con una asset allocation adeguata ai propri obiettivi ed al proprio profilo di rischio, tende a essere molto meno vulnerabile, riducendo drasticamente le probabilità di capitolare in una fase di mercato orso e riuscendo ad ottenere rendimenti soddisfacenti nel medio-lungo termine.


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