Investimento sicuro? Rendimento elevato? Sì, ma a che prezzo?

Continuiamo “ad andare in scia” alla notizia pubblicata alcuni giorni fa circa la società Secure Investment, che ha causato a numerosi investitori, la perdita dei risparmi che attraverso la stessa avevano investito.

nuoviinvestimenti-cosafunzionaoggiChiudevo quell’articolo con un mònito. Prestare attenzione a schemi ricorrenti e situazioni che si presentano in maniera poco chiara e che suscitano perplessità.

Raccontare in modo chiaro (almeno questo è il tentativo, non solo mio, ma di tutta la redazione di Wild Italy) eventi e notizie, in questo caso, di carattere economico e finanziario che possano rappresentare, per chi ha il piacere di leggere, un valore aggiunto, è l’obiettivo prefissato. Per questo torno a scrivere di investimenti e possibili insidie a questi legate.

E’ fuori di dubbio che quello riferibile alla citata società rappresenti un caso eclatante ma è da tenere presente come nel mondo, nonché in Italia, si siano registrati già in passato fenomeni come quello di cui si è scritto, con diverse proporzioni.

In Italia, negli ultimi sei mesi, sono balzati agli onori delle cronache, con una risonanza diversa a seconda dei soggetti coinvolti, casi di società più o meno note. Ma anche per le società minori, sulle quali i riflettori dell’informazione si accendono di meno, gli effetti sugli investitori non sono trascurabili.

Casi come quello della Secure Investment, dunque, non rappresentano qualcosa di ‘esclusivo’, intendendo con questo termine riferirci a fenomeni volutamente truffaldini ed a danno di piccoli e grandi risparmiatori, posti in essere con il più classico degli schemi, il cosiddetto schema Ponzi (o Madoff), replicato più e più volte, da professionisti ed intermediari di grandi e piccole dimensioni, poiché spesso si è in presenza di situazioni in cui si investe non a fronte della promessa di alti rendimenti elargiti attraverso cedole succulente, ma attraverso la sottoscrizione di aumenti di capitale e/o cessioni di quote societarie al mercato, a fronte di progetti di investimento dichiarati come molto profittevoli e di idee di business sicuramente vincenti. Ed è proprio qui che potrebbero nascondersi nuove insidie, legate all’incapacità investimenti-conti-finanza-550dell’investitore di leggere tra le righe del progetto, valutandone la bontà al di là delle dichiarazioni a mezzo stampa e dei comunicati ufficiali.

Investire nel capitale azionario di una qualsivoglia azienda, piccola o grande, quotata o non quotata, esprime il rischio potenziale di poter vedere azzerato il valore dell’investimento effettuato.

Investire in azioni, vuol dire investire nel capitale di rischio di una società. L’espressione “capitale di rischio” dovrebbe, essa stessa, attirare l’attenzione dell’investitore potenziale e suscitare una qualche sorta di riflessione sulla propria propensione a correre questo particolare tipo di rischio.

Per cui il rischio esiste! Non può essere del tutto trascurato. E’ per questa ragione che ciascun progetto o business per sostenere i quali una società ricerca risorse finanziarie, per quanto possa sembrare profittevole, non è detto che vada sicuramente a buon fine, almeno nei modi e nei tempi previsti dalla società e prospettati agli investitori.

Esistono poi settori e segmenti di mercato che si qualificano per un maggiore o minore rischio, a seconda della tipologia di società che possono accedere alla quotazione.

Uno di questi è sicuramente l’AIM, Mercato Alternativo del Capitale, “sistema multilaterale di negoziazione, regolamentato e gestito da Borsa Italiana e dedicato alle piccole e medie imprese”, accessibile anche agli investitori non professionali. Segmento che può regalare agli investitori soddisfazioni maggiori in termini di ritorno sul capitale investito, ma che per le caratteristiche che lo contraddistinguono porta ad accollarsi maggiori rischi di perdita.

Non bisogna scordarsi mai che più alto è il rischio, maggiore è il rendimento. Per cui, letta al contrario, alla ricerca di rendimenti migliori si associa la necessità di accollarsi rischi maggiori. Non si sfugge! E’ la regola!

imagesIl problema dell’investimento nei titoli azionari di società quotate, a mio avviso, ha la sua miglior chiave di lettura, se lo si considera dal punto di vista della trasparenza informativa di cui il mercato necessita ai fini di un’attività di investimento davvero consapevole dei rischi che si porta dietro.

Più è trasparente l’informazione che il mercato (e nel nostro caso Consob e Borsa Italiana) deve pretendere e dovrebbe imporre sempre a maggior rigore alle società quotate, maggiore è la possibilità di illuminare quelle zone d’ombra che caratterizzano “settori senza controlli”, “servizi e prodotti opachi”, per dirla sintonizzandosi sulla stessa lunghezza d’onda di Plus 24 di sabato scorso, che in riferimento a diverse tematiche, tra cui quella relativa a talune “società decotte”, ma ancora quotate, parla senza remore di “zone grigie” o di “un’area indefinita nel listino” che tra rimbalzi di competenza tra Borsa Italiana e Consob, esigenze legate ad una interpretazione rigida dei regolamenti, puristi del liberismo esasperato aperti sostenitori di una politica di non interventismo nelle situazioni di crisi di società quotate, avrebbe un’assoluta necessità di una “informazione fruibile per tutti” (Stefano Elli, Plus 24, 29 Novembre 2014).

I riflettori sul ruolo dei controlli, su quello di una informazione reale e diffusa, sulla tutela dei risparmiatori, sull’educazione finanziaria nonché su nuovi strumenti di tutela, si sono accesi in questi ultimi giorni, come si diceva, per le vicissitudini negative di alcune società quotate all’AIM, che anche nei giorni scorsi, hanno alimentato il dibattito attorno a questi argomenti.

A meno della digressione di cui sopra, l’attenzione va prestata, ad alcuni fattori che possono essere rappresentativi di un modus operandi tipico di taluni ‘operatori’, siano essi società quotate o soggetti dediti all’intermediazione.investimenti-rialzo-dei-tassi

A parte quindi la necessità di affidarsi ad esperti del settore, di diffidare di rendimenti troppo elevati a fronte di rischi proposti nulli o quasi, una maggiore cultura finanziaria permetterebbe un approccio più consapevole ai temi finanziari.

Una lettura attenta dei comunicati, una ricerca autonoma di notizie che possano riguardare la società e la governance (i soggetti che gestiscono la società), la storia passata degli esponenti, le loro esperienze in altre realtà anche non quotate e perché no uno sguardo alla storia passata della società nel capitale della quale si intende investire (prestando attenzione all’eventualità che la stessa società non abbia variato la propria ragione sociale rispetto al passato), sono tutti elementi ai quali prestare la massima attenzione.

I listini di borsa, non solo italiani, offrono la possibilità di ottimi investimenti (sempre tenendo presente l’assioma investimento-rischio), ma nascondono delle insidie legate non solo alle caratteristiche tipiche dell’investimento in azioni di società quotate (il cui valore dipende anche dall’evoluzione globale dei mercati), ma anche per la possibilità di imbattersi in società decotte ma che non avendo conclamato il proprio stato di crisi manifesta, risultano ancora in quotazione.


About

In qualità di Advisor presso la società di Revisione e Consulenza BDO Italia SpA (www.bdo.it), opera nell'area Governance-Risk-Internal Control. Laurea in Economia delle Istituzioni e dei Mercati Finanziari nel 2006, con una tesi in Tecnica di Borsa. Master e formazione professionale: - Intermediari Finanziari e Gestione del Risparmio (Master, Tor Vergata, 2006); - Diritto e Tecnica dell'assicurazione (Master, LIUC di Castellanza, 2011); - Credit Management (Master Executive, Il Sole 24 ORE Business School, 2014-2015). Dopo una breve esperienza in Banca Popolare Pugliese, dal 2007 e per 8 anni, fa parte del team di Milliora Finanzia Spa, intermediario finanziario di cui diventa Responsabile Operation nel 2011. Intraprende, a partire dal 2011, alcune occasionali collaborazioni in qualità di contributor con siti specializzati e riviste on line quali Diritto 24 – Il Sole 24 Ore, Compliancenet.it, DirittoBancario.it, AnalisiBanka.it, Simplibiz.net, oltre che con altri intermediari finanziari minori. Appassionato di auto, officine, restauri, inizia a collaborare con il blog di Wild Italy, alla sezione Motori, nell’ottobre 2013; partecipa al progetto di trasformazione del blog in testata giornalistica autorizzata in qualità di socio fondatore e componente del consiglio direttivo (2014). CAPOSERVIZIO ECONOMIA


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