Io la Mondadori continuo a leggerla.

Questa volta sono serio. Non farò battute. Eviterò sottigliezze umoristiche. Lo dico senza paura di essere attaccato e con la consapevolezza di ciò che penso. Io, la Mondadori, continuerò a leggerla.

Il 19 agosto scorso, su Repubblica, è apparso un articolo che spiegava una legge “ad aziendam” che il governo ha varato lo scorso maggio e che permette al gurppo di Segrate di pagare al fisco una somma irrisoria rispetto a quanto doveva prima che la nuova norma entrasse in vigore. Mondadori “doveva al Fisco la bellezza di 400 miliardi di vecchie lire, per una controversia iniziata nel ’91. Grazie al decreto numero 40, approvato dal governo il 25 marzo e convertito in legge il 22 maggio, potrà chiudere la maxi-vertenza pagando un mini-tributo: non i 350 milioni di euro previsti (tra mancati versamenti d’imposta, sanzioni e interessi) ma solo 8,6.

Alla notizia ha fatto eco un’iniziativa che, se inizialmente poteva essere interessante, poi si è trasformata in una proposta inammissibile. Chiedere agli autori di un certo schieramento politico di non pubblicare più per la casa editrice della famiglia Berlusconi era senza dubbio un’idea condivisibile e ammirevole, perchè sensibilizzava non solo chi leggeva, ma chi scriveva. A questa è susseguita l’idea, con annesso sito internet “Mondadori? No grazie!”, di non far comprare più libri Mondadori. Ecco, su questo non ci stò.

Checchè se ne dica, la casa editrice di B è senza dubbio la più grande d’Italia, con la bellezza del 28,4% di quota di mercato e con 51,6 milioni di copie prodotte per un totale, solo nel 2009, di 7.586 titoli tra novità e ristampe.

Ora, chiedo a voi, perchè IO devo rinunciare a comprare un libro, e quindi a far calare la mia cultura, “solo” per una schifosissima legge “ad aziendam”? Credete forse voi che se in 5000 persone non comprano libri Mondadori – queste le persone circa che hanno aderito alla campagna di “sensibilizzazione” – il governo abrogherà la legge vergogna? Le copie vendute, sempre solo nel 2009, sono milioni. Basti pensare che solo Il palazzo della mezzanotte di Carlos Ruiz Zafòn ha venduto oltre 250.000 copie.

Ebbene, io mi dovrei privare di Pirandello, di libri immortali come Se questo è un uomo di Primo Levi, dei libri di Saviano, di tutte le pubblicazioni universitarie su Enaudi o di libri come La pecora nera del mitico Ascanio Celestini. Delle produzioni di saggistica come Cosa Nostra, istruzioni per l’uso di Joseph Pistone che racconta la mafia vista da dentro, da un agente dell’FBI che per 6 anni è stato infiltrato nella famiglia Bonanno e che Saviano ha definito come “una leggenda che cammina”. Non potrei più leggere i libri di Fabio Volo, di Paolo Giordano, di Ken Follet, di Dan Brown. Mi sarebbe vietato sfogliare saggi di Dario Fo, di Carlo Lucarelli. Se avessi dei figli non dovrei comprargli i libri del Battello a Vapore o delle avventure dei Geronimo Stilton, tradotto il 35 lingue e distribuito in 180 paesi.

No cari miei, questa volta non ci stò. Troppo facile, anche per Repubblica, vantarsi di essere i primi a parlare del decreto in un articolo dell’11 agosto quando, proprio in quello citato all’inizio dice che il decreto è stato convertito in legge il 22 maggio. Non sacrificherò la mia cultura, la mia voglia di conoscenza perchè quelle schifose figurine dell’opposizione non sanno fermare UNA sola legge vergogna e non sa affrontare l’immenso conflitto di interessi che regna nel paese. Continuerò a fa arricchire la famiglia B con i soldi dei libri che compro, non mi interessa; la mia cultura avrà la meglio. E ricordate: la forza politica di Berlusconi è data proprio dall’ignoranza delle persone che non vogliono sapere e vedere anche le cose più chiare ma che credono solo alle sue parole a ai titoli dei Tg Minzoliniani. Ebbene, con me avrà gioco duro.

GIAMPAOLO ROSSI
giampross@katamail.com


About

Residente a Belluno, studia all’Università Alma Mater Studiorum di Bologna alla facoltà di Lettere, con indirizzo storico, per poi specializzarsi in giornalismo.
giampross@katamail.com


'Io la Mondadori continuo a leggerla.' have 6 comments

  1. 5 settembre 2010 @ 5:31 pm Max Zumstein

    Si, la questione è spinosa. Il grande conflitto di interessi, tra cultura e coerenza, non ha esiti scontati: entrambe sono qualità che devono andare di pari passo.

    Tuttavia è possibile trovare una corretta via di mezzo: evitare di comprare fin quando è possibile, preferendo magari altre case editrici, o di ricercare i libri usati o anche approfittare delle biblioteche e di internet, limitandosi ad acquistare presso la Mondadori solamente quei libri introvabili altrove (vedi Gomorra).

    Il numero delle copie vendute, le nuove ristampe, i grandi classici pubblicati non possono essere però utilizzati come argomento “pro” all’acquisto dei libri della Mondadori: se non fossero stati pubblicati dalla casa editrice rubata da Berlusconi, probabilmente li avrebbe pubblicati qualcun altro.

    L’ignoranza è cio su cui si regge Berlusconi, ma viene sfruttata proprio dai mass media e dai soldi che solo Berlusconi detiene.

  2. 5 settembre 2010 @ 5:40 pm Max Zumstein

    Riguardo al discorso: è inutile boicottare, sono solo “5000 persone che non comprano”, avrei un altro appunto da fare.

    Boicottare un prodotto significa dire “NO!” a una società il cui comportamento è scorretto o criminale. Un esempio: in quanti boicottano le multinazionali come la Coca-Cola ltd. o McDonalds? Pochissimi.

    Eppure sono quei pochissimi che danno una speranza, perchè hanno il coraggio (si, ci vuole il coraggio di dire no a qualcosa di “buono” e seducente) di rinunciare, di boicottare un prodotto responsabile di diversi problemi nel mondo. Non starò ad elencare le varie colpe delle suddette multinazionali (dallo sfruttamento ambientale e dei lavoratori ai killer prezzolati), sebbene inviti tutti ad acquistare il libro “Tutto quello che le multinazionali non ti farebbero mai leggere”.

    E’ un inizio, anche se siamo in pochi. Io, da solo, ho convinto 5-6 persone a iniziare a boicottare determinati prodotti: basta un poco di fiducia e di costanza e anche le cose impossibili si possono affrontare.

  3. 5 settembre 2010 @ 10:39 pm Giampaolo Rossi

    Senza dubbio caro max. Il problema è che non si può paragonare Coca-Cola e McDonald’s alla Mondadori, perchè offrono prodotti diversi. La cultura è un valore che non ha prezzo.

    Credo pertanto che sia più logico chiedere agli autori di non scrivere per Mondadori, piuttosto che ai lettori di non leggere più. Perchè è col primo che la casa editrice fa i soldi, mentre per il secondo – a meno che le copie vendute non diventino 500 l’anno – basta la massa. Tutto qui..

  4. 6 settembre 2010 @ 3:06 pm Max Zumstein

    Non serve non leggere più. Serve leggere ALTRO. Altre case editrici. Basta trovarle, ogni volta possibile.

  5. 6 settembre 2010 @ 9:55 pm Giampaolo Rossi

    Beh è ovvio che non esiste solo la Mondadori, ma è innegabile la vastità di scelte che all’interno del gruppo, quindi comprese tutte le case minori, possiamo trovare e leggere…

    poi ognuno è giusto che legga e compri quello che meglio crede, ma rinunciare a leggere un bel libro solo perchè mondadori, mi sembra stupido, visto che il compito di bloccare queste leggi è, prima di tutti, l’opposizione!

  6. 7 settembre 2010 @ 9:05 am Marco Bevilacqua

    Sono perfettamente d’accordo con te Giampaolo. E’ un inutile spreco di cultura. Comunque, tanto per annoverare altri nomi pubblicati dalla Mondadori vorrei ricordare Ammaniti, Antonio Pennacchi, vincitore del Premio Strega 2010, Paolo Giordano, autore de La Solitudine dei Numeri Primi, da questo venerdì al cinema…la lista è INFINITA…


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