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Iraq: il contributo dell’Italia nella lotta all’Isis

Il 22 dicembre scorso, quasi contemporaneamente alla visita di Matteo Renzi in Libano, il presidente del Senato Pietro Grasso era a Baghdad, capitale dell’Iraq, dove ha incontrato esponenti delle istituzioni del paese e ha visitato Camp Dublin.

IL CONTINGENTE ITALIANO

Il Presidente del Senato, Pietro Grasso, a Erbil (Kurdistan)

Il Presidente del Senato, Pietro Grasso, a Erbil (Kurdistan)

Quest’ultima è una base americana situata vicino all’aeroporto della città dove un contingente di Carabinieri italiani sta addestrando le Forze di Polizia locali. Questi nostri uomini sono arrivati subito dopo l’accordo diplomatico tra Italia e Iraq dello scorso 12 Luglio, all’interno del programma della Nato di assistenza alle forze militari e di sicurezza irachene.

Si tratta di un piano finalizzato alla preparazione dei soli soldati e poliziotti del paese arabo, in modo tale che essi stessi possano combattere l’Isis sul proprio territorio, riportandolo in mano al governo democratico di al-Abadi.

I nuovi istruttori italiani sono 70, in gran parte provenienti dalla Seconda Brigata Mobile (l’unità dei carabinieri per le operazioni all’estero), dal Reggimento paracadutisci Tuscania e dai tecnici del Gruppo Intervento Speciale (GIS, gruppo specializzato in lotta al terrorismo) e si sono aggiunti ai 40 colleghi già presenti all’accademia Nato di Rustamyah, nei pressi di Baghdad, di cui il generale Alessandro Pompegnani è vice-comandante.

In tutto si tratta di 110 uomini, impegnati nell’addestramento dei militari iracheni del Counter Terrorism Service (Cts) e degli agenti dell’Iraq Federal Police (forze di polizia destinate ad operare nei difficili territori che man mano vengono strappati all’Isis.

L’ultimo fronte, nello specifico, selezionerà e formerà in due anni 8 battaglioni da 400 agenti esperti in tecniche antisommossa, antiguerriglia e anti-terrorismo.

Soltanto 10 giorni fa, poi, si è festeggiato proprio a Camp Dublin il primo corso Law&Order già avviato per le forze di polizia delle provincie di Al Anbar e Ninawa, tra le più colpite dall’Isis.

I RISULTATI RAGGIUNTI

Per Grasso “il ruolo è importantissimo, perché questi uomini formano, ma non solo militari pronti alla guerra. Formano forze di polizia che dovranno consentire il ritorno degli sfollati nei territori riconquistati al Daesh (acronimo arabo di Isis)”.

Nel frattempo è notizia di queste ore la conquista da parte dei soldati iracheni del 50% di Ramadi, una delle città strategicamente più importanti del paese, in mano ai fondamentalisti islamici. Gli uomini del regolare esercito di Baghdad hanno iniziato a bonificare i quartieri residenziali, ma la lotta è ancora nel vivo dell’azione, visto che le truppe del Califfato hanno disseminato la città di bombe e usano loro stessi come armi divenendo kamikaze.

La città, a soli 115 chilometri dalla capitale, era stata conquistata dall’Isis a maggio, determinando un grave colpo per l’esecutivo di al-Abadi e la nazione intera. La sua liberazione, però, potrebbe essere un importante progresso in una difficile lotta al terrorismo che ha portato nell’ultimo anno alla diminuzione del 14% del territorio controllato dal Califfato tra Iraq e Siria.

La diga di Mosul

La diga di Mosul

Si tratta di un risultato a cui in parte hanno contribuito anche i nostri istruttori.

L’IPOTESI MOSUL

Negli ultimi giorni, poi, si è parlato dell’invio di un nuovo contingente di soldati italiani a proteggere la Diga di Mosul. Quest’ultima è un enorme sbarramento lungo 3,2 km che necessita di manutenzione. L’appalto per i lavori è stato vinto da un’azienda italiana, la Trevi, che invierà 40 tecnici a cui il governo vorrebbe affidare una speciale difesa nostrana.

Sulla diga, infatti, hanno messo da tempo l’occhio i terroristi, perché si tratta di un sito di notevolissima importanza: controlla infatti l’irrigazione di tutta la parte settentrionale dell’Iraq ed una sua eventuale demolizione procurerebbe migliaia di morti e danni incalcolabili per l’economia del Paese.

Renzi aveva annunciato l’invio di 450 militari, per la grande gioia dei curdi che già presiedono la zona. Tuttavia il portavoce del governo di Baghdad, Saad al Hadithi ieri ha precisato che fino ad ora non c’è nessun accordo tra governo iracheno e italiano per l’invio di truppe”.

Secondo il ministro della Difesa Roberta Pinotti, sentita in audizione al COPASIR (Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica) bisognerà attendere l’assegnazione formale della commessa per la ristrutturazione alla Trevi e poi anche l’Iraq darà l’ok alla partenza dei nostri soldati.

In questo modo le forze italiane presenti in Iraq raggiungerebbero il numero di 560 unità.

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About

Nato a Roma nel 1995, dopo aver conseguito la maturità scientifica, si è laureato in Filosofia presso l'Università degli Studi Roma 3. Articolista di cronaca e politica per il litorale romano, si interessa particolarmente di Ostia e Anzio. Gestisce un blog: https://ilblogdelleidee.wordpress.com/. INTERNI ED ESTERI


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