ISCR di Roma, depositata interpellanza parlamentare

Continua la vicenda dello sfratto dell’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro di Roma. In data 27 gennaio 2010, infatti, è stata depositata al Senato un’interpellanza, a firma degli on. Iannutti e Giambrone dell’Italia dei Valori, indirizzata al Ministro per i Beni e le Attività Culturali.

Sull’ISCR pende una sentenza passata in giudicato che ne dispone lo sgombero, mediante l’uso della forza pubblica, dalla sua sede storica a Roma in piazza San Francesco di Paola. L’ordinanza è l’ultimo tassello di un annoso contenzioso di natura economica tra il Ministero e l’ordine religioso dei Frati Minimi, proprietario dell’edificio che ospita l’Istituto.

Fondato a Roma nel 1939 da Cesare Brandi (direttore fino al 1961), che ottenne l’assegnazione del cinquecentesco palazzo Borgia Cesarini e di una parte del convento seicentesco annesso, e ne curò l’allestimento e l’adeguamento funzionale, l’Istituto è nato con lo scopo di promuovere l’attività del restauratore sulla base di una pionieristica tecnica d’intervento multidisciplinare imperniata sull’apporto congiunto di storici d’arte ed esperti scientifici.

Nel corso degli anni cospicue risorse economiche dello Stato sono state impiegate per la conservazione e l’ammodernamento tecnologico di ambienti ed impianti, indispensabili per le finalità di ricerca, formazione e restauro che l’Istituto da sempre svolge in Italia e nel mondo. Di fatto, una delle caratteristiche dell’azione di Cesare Brandi fu quello di sviluppare una forte rete di relazioni e consulenze all’estero da parte di esperti dell’Istituto, che ancora oggi rappresenta uno dei fiori all’occhiello dell’ente.

Attualmente l’ISCR è ospitato in due sedi: lo storico edificio di piazza San Francesco di Paola, oggetto del contendere, e quello del San Michele dove, fin dagli anni 80, parte dell’Istituto venne trasferito, in attesa del completamento del restauro di altri corpi di fabbrica, che avrebbero permesso la sua riunificazione in un’unica sede. Nonostante un decreto ministeriale dell’allora ministro Giovanna Melandri, però, la prevista riunificazione non ha mai avuto luogo poiché, di volta in volta, le aree destinate all’ISCR sono state assegnate ad altri uffici e istituzioni. Fino alla beffa dello sfratto.

Nella loro interpellanza, Iannutti e Giambrone, sottolineano i grossi disagi di “un trasloco a tappe forzate, da attuarsi nel giro di poche settimane, negli spazi residuali del San Michele, dove personale e attrezzature verrebbero dislocati in modo frammentario e inadeguato, con grave penalizzazione dell’operatività dell’Istituto”. Un danno per l’attività della struttura che, alla vigilia della riapertura della celebre Scuola di alta formazione di restauro, necessita di spazi consoni per i propri laboratori scientifici e gli archivi, tanto per citare solo alcune delle sue importanti componenti.

Inoltre, continuano i due parlamentari, “nella sede storica dell’ISCR sopravvivono, dell’originario allestimento, la biblioteca “Adolfo Venturi” nonché alcune particolari strumentazioni di grandi dimensioni realizzate per importanti interventi del passato, prototipi dello sviluppo tecnologico nel campo della conservazione, da salvaguardare e tali da poter costituire il nucleo di un futuro museo del restauro”.

Gli interrogativi che emergono dall’interpellanza depositata in Senato, in conclusione, sono molto chiari: il Ministro per i Beni e le Attività Culturali intende adoperarsi per accertare motivazioni e responsabilità dell’attuale criticità? Perché non sono state predisposte per tempo adeguate soluzioni? Il Governo intende stanziare risorse economiche adeguate per dotare l’ISCR nel suo insieme di una sede appropriata?

I dipendenti, nel frattempo, rimangono alla finestra in attesa di risposte concrete.

GIANLUCA CAPORLINGUA



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