Un appello lanciato dai dipendenti, dalle rappresentanze sindacali e dalle OO.SS dell’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro per evitare l’imminente sfratto esecutivo dalla storica sede in cui da moltissimi anni questa istituzione opera.
Fin dalla sua fondazione nel 1939 ad opera di Cesare Brandi, infatti, l’Istituto occupa il palazzo Borgia e parte del convento seicentesco annesso alla chiesa di San Francesco di Paola, a Roma. E lo stesso Brandi, insieme all’architetto Silvio Radiconcini, curò l’allestimento e l’adeguamento funzionale dell’immobile, di proprietà dei Frati Minimi.
Nel corso degli anni, poi, “cospicue risorse dello Stato sono state impiegate per l’ammodernamento tecnologico di impianti e strumentazioni, indispensabili per le finalità di ricerca, formazione e restauro che l’Istituto da sempre svolge in Italia e nel mondo”, spiegano i dipendenti nel loro appello alle istituzioni laiche ed ecclesiastiche ed al mondo della cultura.
Il contenzioso fra i proprietari dell’immobile ed il Ministero per i Beni e le Attività Culturali in merito al canone di locazione inizia nel 2001. Da allora, i referenti politici e ministeriali che si sono avvicendati hanno avanzato
proposte dimediazione e prospettato soluzioni logistiche inconsistenti e, pertanto, mai concretizzatesi. Un tira e molla che si conclude il 12 gennaio 2010, quando l’attuale Direttore, erede di una situazione pressoché compromessa, comunica l’imminenza dello sfratto esecutivo con l’uso della forza pubblica.
I dipendenti denunciano “con sdegno il rischio che si interrompa bruscamente e senza certezze per il futuro l’operato di una gloriosa istituzione a servizio della tutela e della conservazione del patrimonio culturale sia pubblico sia ecclesiastico”. Sì, perché il fatto che non siano ancora stati individuati i locali per la collocazione definitiva degli uffici e dei laboratori scientifici (si pensi, per esempio, a cosa potrebbe accadere agli archivi e alle attrezzature scientifiche), il precipitare degli eventi e la mancata predisposizione per tempo da parte del Ministero di alcuna adeguata soluzione, hanno trasformato l’intera vicenda in un’emergenza.
“In una situazione così grave rivolgiamo, pertanto, un accorato appello alle istituzioni laiche ed ecclesiastiche e a tutto il mondo della cultura affinché ci sostengano nella battaglia per garantire la continuità dell’Istituto nell’operare con gli standard di qualità che gli sono propri”, concludono i lavoratori.
Se non si interverrà con la massima urgenza, il timore è quello di una totale frammentazione fisica dell’ente con la conseguente e probabile dismissione di questa istituzione. Nella lettera inviata ai Rappresentanti Nazionali delle OO.SS. CGIL, CISL, UIL, RdB/CUB, infine, si legge: “I lavoratori di questo istituto non intendono subire passivamente questo stato di cose pertanto le rappresentanze sindacali e le OO.SS d’istituto chiedono al Segretario Generale un incontro di contrattazione al fine di trovare delle soluzioni definitive al problema di una sede che ridia dignità a questa Istituzione ed a coloro che da moltissimi anni vi prestano la propria opera rendendo un servigio alla collettività attraverso la conservazione del patrimonio culturale che va ricordato è patrimonio di tutti”.
GIANLUCA CAPORLINGUA








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