Abu Omar

L’Italia e il caso Abu Omar: storia di uno scandalo

La Corte europea dei diritti dell’uomo lo scorso 23 febbraio ha condannato l’Italia per il suo coinvolgimento nel rapimento dell’imam egiziano Abu Omar a Milano da parte della Cia, nell’operazione di extraordinary rendition (vale a dire una detenzione extra giudiziale) avvenuta nell’ormai lontano 2003. Ripercorriamo le tappe di questa vicenda per capire le motivazioni che hanno spinto i giudici di Strasburgo a sanzionare il nostro Paese.

Abu Omar. Fonte: www.opinione-pubblica.com

Abu Omar. Fonte: www.opinione-pubblica.com

IL RAPIMENTO E IL PROCESSO DI ABU OMAR

Nato in Egitto il 18 marzo del 1963 e residente in Italia da diversi anni, Hassan Mustafa Osama Nasr, conosciuto come Abu Omar, fu rapito il 17 febbraio 2003 a Milano da dieci agenti della CIA.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti e quanto dichiarato dallo stesso Nasr, l’imam sarebbe stato rapito mentre si recava alla moschea e trasportato presso la base aerea di Aviano per poi essere trasferito nel carcere di Tora, in Egitto, dove è stato recluso, interrogato e avrebbe subito torture e maltrattamenti.

Fu liberato una prima volta dopo circa un anno, ma venne nuovamente arrestato il 15 giugno 2005, perché accusato di aver chiamato la famiglia in Italia raccontando le torture subite, violando così il patto di riservatezza che aveva accettato per essere rilasciato.

LA CIA COINVOLTA

Il 24 giugno 2005, su ordine della magistratura italiana, 13 agenti della Cia vengono ricercati, con l’accusa di sequestro di persona. Il 25 luglio salgono a 19 gli ordini di custodia cautelare per gli agenti della Cia coinvolti nella vicenda. Il 22 ottobre sale a 22 il numero degli agenti ricercati. Il governo italiano smentisce ogni coinvolgimento.

L’11 novembre 2005 la procura di Milano presenta al ministero della Giustizia una richiesta di estradizione per i 22 agenti della Cia. Dopo cinque mesi di polemiche, il 12 aprile 2006 il guardasigilli Castelli decide di non inoltrare a Washington la richiesta.

Alle indagini condotte dai procuratori aggiunti Armando Spataro e Ferdinando Enrico Pomarici sono seguiti i rinvii a giudizio degli alti dirigenti del SISMI, Nicolò Pollari, Gustavo Pignero e Marco Mancini e di 26 agenti dei servizi segreti americani.

ABU OMAR LIBERATO

Nicolò Pollari. Fonte: www.lum.it

Nicolò Pollari. Fonte: www.lum.it

Il 15 febbraio 2007 Abu Omar viene finalmente liberato e può tornare nella sua casa ad Alessandria d’Egitto.

Il 18 marzo 2009 la Corte Costituzionale accoglie in parte i ricorsi dei governi Prodi e Berlusconi contro la magistratura di Milano, per violazione del segreto di Stato nelle indagini. La sentenza di primo grado del 4 novembre dispone il ”non luogo a procedere per esistenza del segreto di Stato” per Pollari e Mancini.

Tre anni vengono invece assegnati a Pio Pompa e Luciano Seno, entrambi funzionari del SISMI, per favoreggiamento. 23 agenti della Cia, tra esecutori e ideatori, sono condannati a pene dagli 8 ai 5 anni.

La sentenza d’appello del 15 dicembre 2010 conferma la sentenza di primo grado e dichiara non giudicabili Pollari e Mancini per l’esistenza del segreto di Stato. Vengono invece aumentate le pene inflitte dal Tribunale ai 23 agenti della Cia: da 5 a 8 anni passano a 7 e 9 anni di reclusione. Viene inoltre confermato il risarcimento di 1,5 milioni di euro, per l’ex Imam Abu Omar e per sua moglie.

ARRIVIAMO AL 2012

Il 19 settembre 2012 la Cassazione annulla con rinvio la sentenza d’appello pronunciata nei confronti degli ex vertici del SISMI Nicolò Pollari e Marco Mancini, che erano stati dichiarati non processabili per il segreto di Stato. I supremi giudici, invece, confermano definitivamente la condanna d’appello per i 23 agenti americani della Cia e per Pio Pompa e Luciano Seno, tutti accusati di reato di sequestro di persona.

Il 12 febbraio 2013 la corte d’appello di Milano condanna Nicolò Pollari a 10 anni di reclusione e il suo braccio destro Marco Mancini a 9 anni, riconoscendo quindi la tesi della Cassazione sulla portata troppo ampia e parzialmente illegittima del Segreto di Stato emesso dai vari Governi Italiani degli ultimi anni su alcuni documenti. La corte, inoltre, condanna a sei anni anche altri tre agenti del SISMI.

Lo stemma del SISMI. Fonte: wikipedia.org

Lo stemma del SISMI. Fonte: wikipedia.org

Il 14 gennaio 2014 la Corte Costituzionale smentisce la Corte di cassazione e accoglie il ricorso del Governo Italiano sul Segreto di Stato. Il 24 febbraio, così, la Corte di Cassazione, rispettando la decisione della Corte Costituzionale, annulla senza rinvio la sentenza di condanna e assolve definitivamente Nicolò Pollari, Marco Mancini e gli altri tre agenti del SISMI, visto che l’azione penale non poteva essere attuata per l’esistenza del segreto di stato.

Il 15 gennaio del 2016 il tribunale di Lisbona ha deciso di estradare in Italia Sabrina de Sousa, ex agente della Cia, condannata a Milano per il rapimento e la extraordinary rendition di Abu Omar. Il legale della donna ha detto che intende fare appello alla Corte di Cassazione, se dovesse essere respinto alla Corte Costituzionale. De Sousa è stata fermata e arrestata in ottobre all’aeroporto di Lisbona mentre cercava di lasciare il Paese.

I PROVVEDIMENTI DI GRAZIA CONCESSI DAL QUIRINALE

Nell’aprile 2013 il Presidente degli Stati Uniti d’America Barack Obama ha chiesto di concedere la grazie ai 23 agenti della CIA condannati nell’ambito dell’inchiesta giudiziaria per il sequestro di Abu Omar.

Il 5 aprile del 2013 l’ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano concede la grazia al colonnello statunitense Joseph Romano, che era stato condannato a 7 anni di reclusione (di cui 3 condonati) con sentenza della Corte d’Appello di Milano del 15 dicembre 2010, divenuta irrevocabile il 19 settembre 2012. Il colonnello, all’epoca del sequestro di Abu Omar era il responsabile statunitense della sicurezza della base di Aviano, dove sostò l’aereo che portò l’ex imam in Germania e da lì in Egitto.

Dopo i fatti è stato trasferito al Pentagono. Secondo gli atti dell’inchiesta avrebbe, nella sua qualità di “ufficiale superiore responsabile statunitense nella base di Aviano“, “atteso i sequestratori ed il sequestrato nella base, garantendo ai primi l’ingresso sicuro e la possibilità di imbarcare il sequestrato su un aereo che lo conduceva fuori dell’Italia“.

Secondo fonti del Quirinale, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nella concessione della grazia al colonnello statunitense della Nato, si è ispirato allo stesso principio che si cerca di far valere per i due marò arrestati in India.

Robert Seldon Lady. Fonte: giornalettismo.com

Robert Seldon Lady. Fonte: giornalettismo.com

Altre due grazie sono state concesse dall’attuale Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a due agenti della Cia condannati per il caso Abu Omar.

La grazia parziale di due anni è stata accordata a Robert Seldon Lady, condannato a 9 anni di prigione per aver partecipato al sequestro nel 2003 dell’imam egiziano ed averlo rimpatriato in Egitto, e all’agente Betnie Medero, anche lei coinvolta nella fase di preparazione ed attuazione del rapimento.

LA SENTENZA DELLA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO

Il 23 febbraio la Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) si è pronunciata sul caso e ha dichiarato che l’Italia, che aveva concesso lo status di rifugiato all’imam, era consapevole che l’uomo fosse vittima dell’operazione di extraordinary rendition condotta dalla Cia. “Le autorità italiane avevano il dovere di adottare le misure appropriate per garantire che le persone sotto la loro giurisdizione non venissero sottoposte a tortura, né a pene o trattamenti inumani o degradanti“, hanno dichiarato i giudici di Strasburgo.

L’Italia ha applicato il legittimo principio del segreto di Stato in modo improprio e tale da assicurare che i responsabili per il rapimento, la detenzione illegale e i maltrattamenti ad Abu Omar “non dovessero rispondere delle loro azioni”, si legge nella sentenza.

Il ministero degli Esteri italiano ha rifiutato di commentare la sentenza. All’epoca dei fatti il ministro degli Esteri era Franco Frattini, del governo Berlusconi.

La CEDU ha, inoltre, stabilito che l’Italia deve pagare un risarcimento di 70 mila euro ad Abu Omar, con l’accusa di averlo “consapevolmente esposto a un rischio reale” di trattamenti contrari alle leggi contro la tortura, e di 15 mila a sua moglie per danni morali.

La sentenza diverrà definitiva tra tre mesi se lo Stato italiano non chiederà e otterrà dalla Corte di Strasburgo un nuovo esame davanti alla Grande Camera.

LE ULTIME DICHIARAZIONI

Il pm Ferdinando Pomarici. Fonte: ilgiorno.it

Il pm Ferdinando Pomarici. Fonte: ilgiorno.it

L’ex pm dell’inchiesta milanese Pomarici si è detto soddisfatto dell’esito della sentenza, tanto da definirla una rivincita per lui e per il collega Armando Spataro, accusati di aver protetto i terroristi. “Netta opposizione del segreto, il rifiuto di inoltrare agli Usa la richiesta d’arresto, come prevede il trattato bilaterale, ci ha impedito di arrivare alle responsabilità istituzionali ed eventualmente politiche”, queste le sue parole.

Dall’ex capo del SISMI Nicolò Pollari, nel frattempo, è arrivata la richiesta, inoltrata al Presidente del Consiglio Matteo Renzi, di togliere il segreto di Stato: “Io e i miei uomini siamo totalmente estranei ai fatti. Renzi tolga il segreto di Stato. In tal modo ci saremmo liberati del processo in un minuto”.

Dopo il caso Regeni, ancora avvolto nel mistero e con le indagini che continuano senza sosta per far emergere una verità sempre più inquietante, la sentenza della CEDU riporta alla luce una vicenda oscura della politica internazionale e italiana in particolare, in cui giochi di potere, alleanze strategiche e coinvolgimento dei servizi segreti rivestono una responsabilità importante nell’occultamento della verità dei fatti.

Se L’Italia riuscirà a dimostrare la sua innocenza nel caso Abu Omar, forse sarà in grado di riacquistare quella credibilità internazionale, che si rivela essenziale nell’ottenimento di risposte concrete da parte del governo egiziano riguardo alla scomparsa e all’uccisione del giovane ricercatore italiano.

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Nato nel 1993 a Roma, studia Lettere moderne presso l'Università degli Studi di Roma tre. Persona eclettica e curiosa, da sempre appassionato di scrittura e lettura, coltiva il sogno di diventare giornalista. Gestisce anche un blog personale: http://aleftsworld.wordpress.com/ . COLLABORATORE SEZIONE ESTERI


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