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Italicum: la Consulta sostituisce il Parlamento? Speriamo di no

Alla fine, dopo un ulteriore ritardo sulla data di ieri, è arrivata poco fa la sentenza della Corte Costituzionale sull’Italicum, la legge elettorale approvata il 6 maggio 2015 dal governo Renzi. Le modifiche sono immediatamente applicative e ci consegnano un nuovo sistema di voto per la Camera dei Deputati.

No al ballottaggio e alla scelta del luogo di elezione dei capilista bloccati e pluricandidati. Che significa?

L’Italicum prevedeva che se nessun partito avesse raggiunto il 40% dei consensi (caso in cui riceverebbe un premio di maggioranza, che la Consulta non ha bocciato) le due liste con più voti si sarebbero fronteggiate in un secondo turno, il ballottaggio appunto. Ma questo è stato eliminato.

Il secondo aspetto riguarda la possibilità che la legge introduceva per i capilista bloccati candidati in più collegi di scegliere il proprio collegio d’elezione. Pertanto ora si prevede un sorteggio.

Quella che esce dalla Consulta, dunque, è una legge elettorale trasformata, un Italicum senza ballottaggio (da alcuni detto “Legalicum“) che, vista la difficoltà di qualsiasi lista di raggiungere il 40%, è sostanzialmente una legge proporzionale.

Il risultato politico è chiaro: la Corte ci ha consegnato una legge che assieme al Consultellum (che vale solo per il Senato) permetterebbe di andare al voto, limando le grandissime distanze che vigevano tra i due sistemi.

In pratica sembra che i giudici si siano sostituiti in via cautelativa al Parlamento, che appare molto diviso sul tema. Se questo non dovesse produrre, infatti, un’unica legge elettorale per entrambe le camere nei prossimi mesi avremmo comunque un apparato legislativo decente per votare.

Ma decente non significa buono, affatto. Il Consultellum, infatti, prevede una soglia di sbarramento dell’8% per le liste che si presentano da sole e del 20% per le coalizioni (i cui partiti partecipano alla ripartizione dei seggi se superano il 3% dei voti). Il Legalicum, invece, mantiene la soglia al 3% per le liste (non prevedendo coalizioni).

In pratica questo significherebbe che, stando agli attuali range di voti, mentre alla Camera entrerebbero 6-7 partiti (Pd, M5S, Forza Italia, Lega Nord, SI e forse Ncd e Fratelli d’Italia), al Senato ce la farebbero solo 3 schieramenti (Pd, M5S e uno schieramento di Centrodestra che inglobi Lega Nord o Forza Italia). A quel punto, anche considerando un possibile accordo Pd-Ncd-Forza Italia, è molto difficile pensare che si possa raggiungere un 50% sia alla Camera che al Senato ed alternative disponibili per formare un nuovo governo non ce ne sono. Senza considerare il fatto che il Senato si elegge per Costituzione su base regionale!

Quindi o cambia l’orientamento politico di molti italiani o le cose si mettono male, perché si rischia il caos istituzionale, cosa che non ci possiamo permettere.

La Consulta oggi sostituisce definitivamente il Parlamento? Speriamo di no e che quantomeno si arrivi ad un sistema, anche proporzionale, ma con soglie di sbarramento omogenee e ragionevoli.

In questo senso le dichiarazioni a caldo del capogruppo Pd alla Camera (che ha la maggioranza relativa in entrambe le camere) Ettore Rosato, però, spaventano. “Si tratta di due leggi armonizzate – ha detto – Due leggi a forte impianto proporzionale. Due leggi omogenee, del resto la Consulta non ha rilevato alcuna incostituzionalità. Noi restiamo sul Mattarellum, altrimenti c’è il Consultellum“.

Il pericolo che non si faccia nulla è forte.


About

Nato a Roma nel 1995, dopo aver conseguito la maturità scientifica, si è laureato in Filosofia presso l'Università degli Studi Roma 3. Articolista di cronaca e politica per il litorale romano, si interessa particolarmente di Ostia e Anzio. Gestisce un blog: https://ilblogdelleidee.wordpress.com/. INTERNI ED ESTERI


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