Italicum, la politica fantasmatica 
e la scissione della società

Fonte: www.newmediamagazine.it

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I fatti sono le celebrazioni del 25 aprile e la prima fiducia alla Camera sulla nuova legge elettorale. E si contraddicono. Meno di due settimane fa a Montecitorio, davanti a un’Aula strapiena, i Presidenti delle Camere, alla presenza del Presidente Mattarella, hanno confermato le radici antifasciste della Repubblica democratica e i valori del “patriottismo costituzionale”; Laura Boldrini, rivolgendosi ai combattenti della Resistenza invitati per la circostanza, ha affermato: “Voi partigiani siete qui non come ospiti ma come padroni di casa”. Il 29 aprile il primo atto della fiducia sull’Italicum: un merito – le legge elettorale – e un metodo – la fiducia – che non appare congruente con i princìpi celebrati pochi giorni prima.

Le critiche alla legge sono molteplici: non si restituisce la parola ai cittadini, la lista che prevale usufruisce di un premio di maggioranza abnorme, si determina un elevatissimo numero di “nominati”, si concentra in modo inedito il potere nelle mani del presidente del Consiglio, non si rispetta la sentenza della Corte Costituzionale, che il 13 gennaio 2014 “bocciò” la precedente legge elettorale, il “Porcellum”.

Il metodo della fiducia appare a molti come forzato e improprio su di una materia così delicata e basilare per il corretto funzionamento dei meccanismi della democrazia. Per di più tutta la vicenda avviene in un Paese piegato e piagato da una crisi le cui presunte ricette risolutive si sono rivelate sempre fallimentari, se non controproducenti, e si ripetono – uguali a se stesse – oramai dal 2011, nonostante un diluvio di dichiarazioni che promettono svolte mai praticate, indicano riprese economico-produttive inesistenti, segnalano immaginari miglioramenti della vita quotidiana. In questi mesi il presidente del Consiglio si è dimostrato prodigo di tali dichiarazioni. Che, sommate al suo stile sprezzante e sbrigativo ed alla vicenda parlamentare in corso, disegnano il personaggio. Per cui non si può dar torto a Ferruccio de Bortoli. Questi, nel suo commiato dalla poltrona di direttore del Corriere della Sera, definisce Renzi “un maleducato di talento”, anche perché “disprezza le istituzioni e mal sopporta le critiche”, e si augura che Mattarella “non firmi l’Italicum. Una legge sbagliata”. Il tempo ci racconterà se si tratta davvero, nel caso del fiorentino, d’una persona “di talento”, oppure d’un manovratore certo astuto, ma di corte vedute.

Secondo il vocabolario Treccani l’aggettivo “fantasmàtico” indica qualcosa che ha un “rapporto con fantasmi o più genericamente con prodotti della fantasia e dell’immaginazione, e non ha quindi riscontro, se non apparente o soggettivo, nella realtà”. Un aggettivo, dunque, che fotografa la qualità della politica oggi e le sue scelte, rispetto ad una società che nel suo insieme appare sempre più desolata, sfinita ed estranea.

Fonte: fanpage.it

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Allo stesso modo appare lontano il travaglio di tanti parlamentari del Pd, una parte dei quali non ha votato la fiducia, difformemente da tanti loro colleghi, pur “di sinistra”: un puzzle che si compone e scompone continuamente, con dichiarazioni di abbandono prossimo venturo del partito e successive affermazioni secondo le quali tale abbandono non avverrà né domani né mai. Come quel tale che, inviperito per chissà qual motivo, gridava: “Trattenetemi sennò me ne vado!”, ma nessuno lo tratteneva e il medesimo tale si guardava bene dall’andarsene. Non si sfugge all’impressione che questi comportamenti siano distanti ma non distinti da un modo di far politica sostanzialmente referenziale.

Al prevalere della fiducia alla Camera – potenza dei paradossi delle parole! – corrisponde il trionfo della sfiducia nella società reale. Viviamo in un tempo in cui è cambiato tutto nel mondo. Si parla di terremoto, di postdemocrazia, di rivoluzione antropologica. Nulla è più come prima. E si vive peggio di prima: questa è la cifra della situazione attuale. Ci si aspetta una modernità in cui si incarnino in modo nuovo partecipazione, rappresentanza, lavoro, servizi, welfare. Uno Stato amico. Quello conquistato dai partigiani e disegnato dalla Costituzione.

Invece ogni giorno è delusione. E va avanti, mestamente, la vera grande scissione: quella, silenziosa, dei cittadini dalla politica, un muro che si misura in astensionismo elettorale e in scetticismo crescente. Un muro che va abbattuto nell’interesse di tutti, perché la politica torni ad essere al fianco della vita.  E perché, come ha scritto Italo Calvino, “se alzi un muro, pensa a cosa lasci fuori”.

(Fonte immagine di copertina: it.ibtimes.com)


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Nato a Bari nel 1949, fin dalla giovinezza si è impegnato in politica. Giornalista, è stato dirigente di partito e parlamentare. Notista politico, sociale e di costume, ha diretto alcuni periodici, fra i quali il settimanale La rinascita della sinistra, ed ha collaborato con diversi quotidiani. Ha pubblicato un romanzo (L’isola, Ibiskos Editrice Risolo, 2009), è in attesa di pubblicarne un secondo, ha scritto e scrive racconti e poesie. Ha visto il film La grande bellezza. Non gli piaciuto particolarmente, ma è rimasto colpito dall’affermazione di Pep Gambardella: “La più consistente scoperta che ho fatto pochi giorni dopo aver compiuto sessantacinque anni è che non posso più perdere tempo a fare cose che non mi va di fare”. Ha riflettuto sul concetto, arrivando alla conclusione che Gambardella ha ragione. Per cui, avendo compito alcuni mesi fa 65 anni, si comporta di conseguenza. BLOGGER DI WILD ITALY


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