Ius soli: basta ipocrisie italiche

Ius Soli, la misura è colma: basta ipocrisie italiche!

Basta ipocrisie italiche: sullo Ius Soli se ne sono sentite e se ne sentono ogni giorno fin troppe e, come si suol dire, la misura è colma.

E’ davvero esilarante vedere come ogni volta, quando si parla di stranieri in rapporto a noi, tutti si riscoprano italiani. Italiani veri, dal sangue puro, di lunga tradizione e generazione. Tutti si riempono la bocca di parole importanti come: nazione, valori, costituzione, ma spesso senza ragionare nemmeno su cosa significhino, come fossimo in un derby calcistico.

La proposta di legge, in discussione da anni ed ora presentata al Senato, è chiara come poche. Prevede nello specifico uno Ius soli temperato (diritto di nascita riformato) e uno Ius culturae (diritto di cultura). Per il primo diventano cittadini italiani coloro che nascono nel nostro territorio da almeno un genitore che si trova da 5 anni in Italia (avendo ottenuto la carta di soggiorno, che ne indica la permanenza) e che, se non proviene da un paese della U.E, deve soddisfare alcuni parametri aggiuntivi (avere un reddito non inferiore all’assegno sociale, disporre di un degno alloggio e superare un test di conoscenza della lingua italiana). Per il secondo ottengono la cittadinanza tutti coloro che sono arrivati in Italia entro i 12 anni, hanno frequentato le scuole italiane per almeno cinque anni e superato almeno un ciclo scolastico (cioè le scuole elementari o medie).

LE IPOCRISIE SULLO IUS SOLI: NON E’ UNA PRIORITA’

Quali sono le ipocrisie?

La prima e la più grande è che non si tratta di una priorità. Perché i problemi dell’Italia sono altri: povertà, disoccupazione, precariato. E quindi bisogna rimandare, magari aspettando imprecisate e fumose legislazioni europee future (come dicono i 5 stelle). La verità è che dietro a questa posizione si nasconde chi pensa al proprio tornaconto elettorale, chi non vuole perdere il proprio bacino di votanti conservatori in senso culturale ed etnico.

E’ vero, questo provvedimento non risolve i problemi urgenti dell’Italia, ma è una priorità, una priorità etica: oggi ci sono migliaia di persone (bambini ed adolescenti o chi è qui fin da quell’età della vita) che parlano la nostra lingua, frequentano le nostre scuole, partecipano alla vita sociale e magari si attivano per cambiare la cosa pubblica, ma che non sono riconosciuti dallo Stato come italiani. Questo significa che non hanno gli oneri e i diritti che competono a tutti noi, come ad esempio quello di pagare tutte le tasse o votare e farsi eleggere.

La legge oggi in vigore, quella del 1992, che impone lo ius sanguinis (diritto di sangue per i soli figli degli italiani) e la possibilità di acquisire la cittadinanza per gli stranieri automaticamente, solo se nati qui e al 18° anno di età, o altrimenti dopo una richiesta fatta a fronte di 10 anni di permanenza, vagliata e poi accettata o respinta a seconda dei casi, è troppo restrittiva ed ingiusta.

LE IPOCRISIE SULLO IUS SOLI: LA CITTADINANZA NON SI SVENDE

E qui veniamo alle ipocrisie più spicciole. Lega Nord e CasaPound ci stanno costruendo una fortuna: italiano è chi possiede sangue e tradizioni e dare la cittadinanza a queste migliaia di persone significa svendere la nostra nazionalità gratis, facendo diventare italiani immigrati e possibili futuri terroristi. Nulla di più assurdo.

La nazione è un concetto, un’idea artificiale e come tale non ha niente di naturalistico o essenzialistico: è frutto di una libera scelta, di una condivisione di un impianto culturale e valoriale di base. Altrimenti, come diceva Ernest Renan, si rischia di rendere gli uomini schiavi del loro colore della pelle, delle loro origini e della loro religione.

Poi qui si parla di dare la cittadinanza a chi è in Italia da almeno 5 anni e può assicurare condizioni di vita dignitose, condizioni che la maggior parte degli immigrati non soddisfano. Mentre, per quanto riguarda il terrorismo, le due cose non c’entrano nulla: chiunque tra chi è già italiano potrebbe in teoria avvicinarsi al proselitismo jihadista e in un periodo in cui aumentano gli odi e le contrapposizioni, non è meglio dare un segnale di inclusione, invece che mantenere quelle divisioni interne che, se esasperate, ci creano davvero i terroristi in casa?

Diventare italiani non può essere un riconoscimento automatico, bisogna meritarselo” ha detto Berlusconi, bocciando il ddl. Giusto, allora dovremmo meritarcelo anche noi. Siamo sicuri, noi italiani di sangue, di conoscere i valori, i costumi, la storia, le tradizioni e la lingua meglio di tutte queste persone? Spesso loro che sono nati e cresciuti qui sono più italiani di noi. E allora facciamo una legge sul modello danese (con esami per la cittadinanza), solo che i test li dovremmo fare tutti e lì si che sarebbe divertente.

MODIFICARE CON CERVELLO

La verità, checché ne dicano i grillini, è che questa è una questione che l’Europa lascia all’autorità dei singoli paesi e che questo Ius Soli sarebbe simile alle leggi attualmente in vigore in Francia, Grecia, Germania e Spagna.

Modificare si può, aumentando le garanzie di integrazione, a carico dei genitori, richieste per la cittadinanza o impedendo che questa passi immediatamente anche a loro una volta acquisita dai figli (appellandosi alle inique disparità nel nucleo familiare citando la Costituzione), ma per il resto è meglio sciacquarsi la bocca o fermare la penna.

Se per l’adolescente la cittadinanza deriva dalla somma fra la nascita in Italia e la richiesta del genitore con carta di soggiorno perché mai deve impegnarsi a scuolaha scritto l’altro ieri il Giornale. Nessuno era ancora arrivato a questi livelli.


About

Nato a Roma nel 1995, dopo aver conseguito la maturità scientifica, frequenta attualmente il corso di laurea triennale in Filosofia presso l’Università degli Studi Roma 3. Articolista di cronaca e politica per il litorale romano, si interessa particolarmente di Ostia. Gestisce un blog: https://ilblogdelleidee.wordpress.com/. INTERNI ED ESTERI


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