Jobs Act: la vera Riforma del Lavoro è ben altra cosa

Ultimamente si fa un gran parlare del Jobs Act, con chi attacca senza mezze misure una riforma che “aliena” i diritti dei lavoratori  e chi, come il Presidente del Consiglio, ne fa la bandiera delle proprie riforme progressiste e contro il precariato.

job-act-lavoroMa è davvero così? Il nostro mercato del lavoro ne aveva estrema necessità? Se ne sentiva l’impellente e diffuso bisogno?

Dicono di sì. “Probabilmente no” è la risposta a queste tre domande.

Non entro nel merito dei tecnicismi del provvedimento: non è questo l’obiettivo di queste righe.
Non entro nel merito dei presupposti politici della riforma: che sia di destra o di sinistra poco importa.
Non mi interessa schierarmi dalla parte dei detrattori. Ugualmente non mi piace innalzare il vessillo dei sostenitori.

Intendo semplicemente pormi delle domande e provare a cercare assieme a voi delle risposte. Augurandomi che, un passo alla volta, si possa alimentare un dibattito dai toni pacati, ma sdegnati, che racconti le diverse sfumature del mercato del lavoro nostrano, che non è un’entità astratta ma lo specchio di un’economia, in cui, purtroppo, qualcosa si è quasi irrimediabilmente inceppato. Il voler tentare di fare bene le cose!

L’idea è quella di provare ad affrontare il tema da una prospettiva diversa. Mi piacerebbe aprire il dibattito su un tema “morale” ed “etico“, in termini di responsabilità che ciascun soggetto che partecipa ad un “processo produttivo” dovrebbe assumersi.
Operai, impiegati, liberi professionisti e soprattutto imprenditori dovrebbero rispondere alla propria coscienza ed al proprio senso di responsabilità, nel momento in cui si accingono ad iniziare la propria giornata lavorativa, cercando di profondere impegno in ciò che fanno e prospettive future alle proprie attività, dunque alle aziende, proprie o di chi li occupa.jobs_act2

Ebbene sì. Una prospettiva etico-morale. Vi sembra privo di logica od addirittura surreale? Secondo me, non lo è per niente.

A cosa mi riferisco? Alla presunta capacità di una classe dirigente e di una classe imprenditoriale di Creare Lavoro Facendo Impresa.
Perché utilizzare le iniziali maiuscole? Perché è una metafora di un modo di fare impresa, maiuscolo appunto, che rappresenta una percentuale bassa del tessuto produttivo italiano. Un modo di fare impresa corretto da un punto di vista della gestione e lungimirante da un punto di vista delle prospettive future.

Se qualcuno dovesse sentirsi offeso dall’affermazione appena proposta, prima di lasciare campo libero ad uno sfogo personale che possa, sulla scia dell’ira per l’oltraggio subito, incontrovertibilmente confutare questa constatazione, provi a porsi le seguenti domande.

Sono più ricchi i propri conti personali (magari esteri) o quelli dell’azienda di cui è fondatore, socio e manager?

Quante aziende attive in Italia hanno una patrimonializzazione (livello di capitale proprio immesso dalla “proprietà” per rinforzare il patrimonio di un’impresa, ndr.) in linea con il proprio volume d’affari?

Quale è il rapporto medio Debt/Equity in Italia? E’ un rapporto di equilibrio?

E poi ancora.

renzi-feliceChi controlla chi? E cosa?

La grottesca situazione del Parma Footbal Club pone un interrogativo ed allo stesso tempo evidenzia una peculiarità di alcune situazioni.
Partiamo dall’interrogativo. Può una società di Serie A accumulare 100 milioni (o giù di lì) di debiti nell’indifferenza degli organi di controllo? Passiamo alla peculiarità. C’è un carattere di trasversalità di situazioni caratterizzate da una certa mala gestio rispetto al contesto settoriale in cui operano. E ciò che più lascia perplessi è il fatto che possano manifestarsi anche in contesti che dovrebbero (il condizionale è d’obbligo!) essere più o meno rigidamente controllati e/o vigilati da organismi di settore preposti: “Prestiti sociali Coop. Tanta fiducia e poca vigilanza” scrive Gianfranco Ursino (Plus 24 del 25 ottobre 2014), a proposito del mondo Coop e dell’attività di erogazione di credito ai soci. Ma gli esempi potrebbero essere diversi.

Queste domande non sono il frutto di un puro farneticare, né sono figlie di una retorica populista e qualunquista come a qualcuno potrebbe sembrare, ma sono il risultato della riflessione sviluppata attorno ad alcune situazioni reali nonché agli eventi che hanno popolato le cronache degli ultimi giorni.

Il Parma FC per l’appunto, e poi la Lista Falciani, i conti svizzeri di Gino Paoli, l’atteggiamento lascivo e pressapochista delle autorità nella gestione della sicurezza nella Capitale, da un lato, e la considerazione dedicata da media e soprattutto dipendenti ad un imprenditore come Michele Ferrero, dall’altro (fortunatamente), non sono forse lo specchio di una società che ha perso e continua a perdere pezzi della propria etica e moralità nella gestione della “cosa pubblica” e di quella privata?
E questo solo circoscrivendo il perimetro alle notizie di questi ultimi giorni, senza tornare indietro con fatica alle vicende di Mafia Capitale, del business dei centri di accoglienza, della previdenza di categoria, del crack coop di Trieste.image

E perché tacere dei problemi legati all’assetto proprietario ed alla governance di Banche, Holdings, Micro-imprese e PMI, in cui alcuni ruoli rischiano di essere assolutamente figurativi?

Proviamo a buttar giù un elenco di situazioni che lasciano aperta la possibilità che si creino distorsioni profonde nel mercato del lavoro, rendendolo poco sano. Ed allora, holding di partecipazioni “liberate” dagli obblighi antiriciclaggio e tirate fuori dal perimetro di controllo dell’UIF, catene partecipative lunghissime (e perché no, con capogruppo in paesi come Svizzera e Lussemburgo), cariche aziendali “incrociate” (cui, in verità, si è cercato di porre rimedio con alterne fortune, come con la Legge 214/2011), possibilità di raccogliere capitali di rischio in segmenti di mercato (es. l’AIM di Borsa Italiana) che non hanno un assetto normativo e di controllo stringente e che dunque alle volte finiscono per rappresentare “un’area indefinita” (Stefano Elli, Plus 24, 29 novembre 2014).

E vogliamo tacere del credito?

Il credito non riparte. C’è Il credit crunch. Il credito è deteriorato. Sono tre affermazioni divenute di uso comune.

Bene, sono in parte vere e condivisibili. Ma proviamo a guardare cosa si nasconde dietro queste affermazioni e proviamo a chiedere spiegazioni sui casi Carige, Popolare dell’Etruria, Monte dei Paschi di Siena, Veneto Banca, Popolare di Spoleto, Banca Tercas, Banca Network Investimenti e sui crediti iscritti a bilancio, sulla politica di concessione di credito, sugli assets acquisiti. E credetemi, l’elenco potrebbe essere più lungo e le vicende incrociare altre storie di cronaca, ai piani medio-alti di una, alle volte, deviata finanza italiana.

Interroghiamoci su quali siano le tutele per i dipendenti di alcune di queste realtà finanziarie, industriali, commerciali, sportive. E chiediamoci anche quali siano le tutele garantite ai lavoratori di aziende di ridotte dimensioni (licenziati con un sms) e con un numero di dipendenti nell’ordine di poche decine o che non supera le dieci unità. Chiediamoci quale sia la reale efficacia di strumenti di risoluzione delle crisi aziendali come il binomio realizzato da concordato e fitto di ramo d’azienda, quando detti strumenti non vengano utilizzati con lungimiranza.

ingegneria-civileCerchiamo le risposte a queste domande, riflettiamo su situazioni che spesso non assumono le caratteristiche di una crisi aziendale di elevate dimensioni e che quindi soffrono l’oblio dei grandi media, rimanendo confinate ad una dimensione assolutamente locale (regionale o provinciale che sia) o che addirittura passano nel silenzio generale.

Di fronte a ciò è il Jobs Act la riforma che risolleverà le sorti del mercato del lavoro in Italia?

Se ad assumere giovani e meno giovani sono aziende lungimiranti, governate da “uomini di business”, gestite coerentemente ai principi basilari della gestione aziendale ed in maniera aderente al principio di “sana e prudente gestione”, se, al contempo,  al proprio interno dipendenti e collaboratori a vario titolo, investono nella propria professionalità e remano tutti nella stessa direzione assumendosi ciascuno le proprie responsabilità, non c’è riforma che serva. Ma nell’attesa che una sorta di rivoluzione culturale possa ispirare tutti gli attori del sistema economico, il Governo dovrebbe forse occuparsi di far rispettare le regole, per evitare il verificarsi di situazioni simili a quelle citate che rappresentano, a mio avviso, il vero problema del mercato del lavoro Italiano.

Ed allora, proviamo a porci delle domande e qualora non trovassimo le risposte, proviamo a porle a chi sarebbe tenuto a fornircele. E se dovessimo scoprire che non ci convincono o non ci piacciono proviamo a chiederle più forte ed ad indignarci un po’.

 

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About

In qualità di Advisor presso la società di Revisione e Consulenza BDO Italia SpA (www.bdo.it), opera nell'area Governance-Risk-Internal Control. Laurea in Economia delle Istituzioni e dei Mercati Finanziari nel 2006, con una tesi in Tecnica di Borsa. Master e formazione professionale: - Intermediari Finanziari e Gestione del Risparmio (Master, Tor Vergata, 2006); - Diritto e Tecnica dell'assicurazione (Master, LIUC di Castellanza, 2011); - Credit Management (Master Executive, Il Sole 24 ORE Business School, 2014-2015). Dopo una breve esperienza in Banca Popolare Pugliese, dal 2007 e per 8 anni, fa parte del team di Milliora Finanzia Spa, intermediario finanziario di cui diventa Responsabile Operation nel 2011. Intraprende, a partire dal 2011, alcune occasionali collaborazioni in qualità di contributor con siti specializzati e riviste on line quali Diritto 24 – Il Sole 24 Ore, Compliancenet.it, DirittoBancario.it, AnalisiBanka.it, Simplibiz.net, oltre che con altri intermediari finanziari minori. Appassionato di auto, officine, restauri, inizia a collaborare con il blog di Wild Italy, alla sezione Motori, nell’ottobre 2013; partecipa al progetto di trasformazione del blog in testata giornalistica autorizzata in qualità di socio fondatore e componente del consiglio direttivo (2014). CAPOSERVIZIO ECONOMIA


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