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Jojo Rabbit, lo sguardo eccentrico sul nazismo di Taika Waititi

Folle, divertente e tragico, Jojo Rabbit smantella Hitler e il nazionalsocialismo in modo originale e coraggioso

 

Potrebbe sembrare un bambino come tanti altri Johannes Betzler (Roman Griffin Davis), soprannominato “Jojo Rabbit” (Jojo coniglio). Potrebbe essere scambiato per un giovane scout che vuol a tutti i costi sentirsi accettato ed entrare a far parte di un gruppo organizzato. Un bambino magari un po’ particolare, di quelli che parlano con un amico invisibile per superare le proprie timidezze e farsi coraggio. E invece Jojo una vita così normale non la vive dopotutto, facendo parte della gioventù hitleriana nella Germania nazista e avendo come amico invisibile nientemeno che… il Führer (Taika Waititi). Tutto per Jojo però cambia quando scopre che la madre Rosie (Scarlett Johansson) in casa nasconde Elsa (Thomasin McKenzie), una ragazza ebrea. Uno shock per Jojo, che gli ebrei se li immaginava come dei mostri e che a causa della convivenza forzata con il “nemico” dovrà rivedere i propri valori e le proprie certezze.

Surrealismo e satira

Ha un buon biglietto da visita Jojo Rabbit, vincitore del Premio del pubblico al Toronto International Film Festival e candidato com’è in diverse e importanti categorie per numerosi premi cinematografici: dai Bafta ai Golden Globes, fino agli Oscar dove è in lizza per sei riconoscimenti tra cui quello per il Miglior film. Scritto, diretto, co-prodotto (e interpretato) da Taika Waititi, è liberamente tratto dal romanzo del 2004 Il cielo in gabbia (Caging Skies) di Christine Leunens. Ma quello a cui il regista di Thor: Ragnarok ha dato vita cinematografica è un’opera di non immediata e scontata categorizzazione.

Parte come una commedia scorretta che mischia farsa e grottesco, per poi assumere toni più seri mescolando in modo più “convenzionale” sorriso e tragedia, senza però mai tralasciare una buona dose di surrealismo. Jojo Rabbit si inserisce nel filone cinematografico delle pellicole sul nazismo e l’olocausto, nello specifico tra quei film che scelgono di trattare uno dei più terribili capitoli della storia umana con una sorta di “realismo magico” (vedi Train de vie o La vita è bella), adottando in più uno sguardo profondamente satirico.

Un Hitler come non l’avete mai visto

Con Jojo Rabbit Taika Waititi firma e filma un’opera folle e geniale al tempo stesso, di quelle da amare per lo stile eccentrico, ma che potrebbe per altri versi infastidire chi non riesca a calarsi nello spirito del film. Che non vuol essere assolutamente irrispettoso, ma anzi riesce nel non semplice compito di parlare di fatti storici ampiamenti noti e sviscerati al cinema catturando forte l’attenzione curiosa dello spettatore in modo originale e brillante, e con grande coraggio.

Perché coraggio ce ne vuole per portare sullo schermo un Hitler così caricaturale, che gioca alla guerra come un ragazzino, sviene alla vista del sangue, tiene il broncio come un bambino offeso al suo amichetto che ha osato legare con un’ebrea. Un Hitler che lo stesso regista si è visto costretto a interpretare vista la difficoltà nel trovare attori disposti ad accettare la parte, a cui Taika Waititi regala tutta una serie di esilaranti espressioni e posture.

Diverso da chi?

Ma è lo sguardo del film il vero punto di forza di Jojo Rabbit: quello di un bambino, interpretato dal bravo e simpatico Roman Griffin Davis. Attraverso i suoi occhi innocenti e insicuri, viene messa a nudo e sbeffeggiata tutta un’ideologia con i suoi ridicoli quanto pericolosi proclami e la sua assurda mitografia antisemita. Che se non facessero davvero parte della Storia, sembrerebbero frutto di una fantasia distopica.

Con uno stile, una scenografia e dei personaggi che sembrano usciti da un film di Wes Anderson, e l’aiuto di ottimi interpreti (dal fuori di testa Sam Rockwell alla forte e dolce Scarlett Johansson), Taika Waititi ha tuttavia ben chiaro che quella che sta raccontando non è una favola nera, ma un orrore reale e per certi aspetti attualissimo. Motivo per cui non esita a spegnere il sorriso con il dolore anche in maniera un po’ inaspettata, colpendo come un fulmine (quasi) a ciel sereno.

Potente grazie e nonostante la sua atipicità, Jojo Rabbit ci ammonisce non solo a “non dimenticare”, ma anche a combattere l’ignoranza del presente con la conoscenza. Soprattutto di quell’Altro che consideriamo così diverso e che invece ci assomiglia più di quanto crediamo.

Jojo Rabbit sarà al cinema dal 16 gennaio con 20th Century Fox

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About

Da sempre cultrice del cinema classico americano per indole familiare e dei cartoni Disney e film per ragazzi anni ’80 e ’90 per eterno spirito fanciullesco, inizio più seriamente a interessarmi all’approfondimento complesso della Settima Arte grazie agli studi universitari, che mi porteranno a conseguire la laurea magistrale in Forme e Tecniche dello Spettacolo. Amante dei viaggi, di Internet, delle “nuvole parlanti” e delle arti – in particolare quelle visuali – dopo aver collaborato con la testata online Cinecorriere, nel 2013 approdo a SeeSound.it, nel 2015 a WildItaly.net e nel 2016 a 361magazine.com, portando contemporaneamente avanti esperienze lavorative nell’ambito della comunicazione. CAPOSERVIZIO CULTURA


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