Kevin Garnett

Kevin Garnett, l’ultimo guerriero in campo

Il 23 settembre 2016 è finita l’NBA moderna. O quasi. Con il ritiro di Kevin Garnett, infatti, si chiude definitivamente il basket americano degli anni 90 e 2000. Quasi, perché gli unici rimasti sono Dirk Nowitzki, Manu Ginobili e Pau Gasol.

foto di jeffery a salterDopo ben 21 stagioni da assoluto protagonista della NBA, Garnett si ritira lasciando assieme a Tim Duncan un vuoto incolmabile. Il ruolo di ala grande tradizionale di fatto sparisce dopo molti anni. Ma cosa lascia The Big Ticket all’NBA? Cuore, Coraggio, Grinta e Cattiveria. Tutti attributi che un giocatore di pallacanestro non deve mai dimenticare.

Il salto

Ciò che rende subito unico Kevin Garnett è una scelta che nessun giocatore prima di lui aveva fatto. Il lungo di Greenville, infatti, è stato il primo a fare il salto dall’High School direttamente all’NBA in venti anni. Dopo essere stato selezionato alla quinta chiamata dai Minnesota Timberwolves, il giovane KG vive un anno di transizione con la sua nuova squadra cambiando coach e compagni di squadra, ottenendo solo 26 vittorie. Il potenziale si vedeva ma ancora era troppo presto per emergere.

L’anno successivo la dirigenza decise di puntare sul playmaker Stephon Marbury, sperando che potesse dare una mano al giovane ragazzo. Garnett migliorò le sue statistiche, portando, per la prima volta nella loro storia, i T-Wolves ai playoff. Purtroppo però a Minnesota le cose continuavano a non andare bene: la squadra difatti si basava principalmente sulle giocate del numero 21 e il mercato non era stato svolto ottimamente (nella stagione 1998-1999 venne ceduto lo stesso Marbury durante la stagione).

La svolta

La stagione 2003-2004 vede l’incoronazione di Garnett come uno dei migliori giocatori nella lega. La dirigenza finalmente piazza colpi importanti durante il mercato estivo e porta alla terra dei laghi Sprewell e il playmaker Sam Cassell. Con un cast di supporto basato su due grandi giocatori, KG firma la sua migliore stagione in carriera con 24,2 punti, 13,9 rimbalzi e 5,0 assist di media. Dopo aver firmato il record della franchigia (58-24), The Big Ticket riceve il premio di MVP (Most Valuable Player) della NBA. Ai playoff la franchigia guidata da Flip Saunders elimina facilmente i Denver Nuggets per 4-1 e con più difficoltà i Sacramento Kings in semifinale di conference (4-3). Sul più bello, però, Minnesota si ferma contro i Los Angeles Lakers uscendo sconfitti per 4-2 a causa anche dell’infortunio subito da Cassell.

Il titolo

Dalla grande squadra del 2004 agli anni bui seguenti. Le stagioni successive hanno visto lo scioglimento dell’affiatamento del team dovuto soprattutto a Cassell e Sprewell desiderosi entrambi di un aumento di stipendio. Questa situazione portò sempre più frustrazione in Garnett il quale decise di andar via nell’estate del 2007. Tra le varie squadre che lo desideravano, KG decise di approdare ai Celtics in uno scambio che coinvolse ben 7 giocatori. Assieme a Ray Allen e Paul Pierce formò un terzetto inarrestabile. Con il sostegno in regia di un ottimo Rajon Rondo, al suo secondo anno in NBA, i Boston conquistano il titolo della NBA sconfiggendo in ordine Atlanta (4-3), i Cleveland di ungiovane LeBron (4-3), i Pistons in finale di Foto di Barry Chinconference (4-2) e in chiusura i Los Angeles Lakers di Kobe Bryant (4-2).

Con questa vittoria, il titolo ritorna ai biancoverdi dopo ben 22 anni (1986). È il culmine della carriera di The Kid che vede finalmente il successo dopo le 13 stagioni passate a Minnesota. Dopo la finale e la vittoria del titolo con grandi medie (18,2 punti e 13 rimbalzi di media nelle Finals), i Celtics non conquisteranno più l’anello NBA. Usciranno sconfitti, infatti, in 7 gare contro i Lakers nella finale del 2010. Da lì in poi il cammino verso le fasi decisive dei playoff si fa sempre più complesso a causa della firma di LeBron James ai Miami Heat.

 L’eredità di Kevin Garnett

Il lascito di KG non sarà facile da colmare. Il campionato perde infatti un modello da seguire per tutti coloro che si definiscono “lottatori”. The Big Ticket ha dimostrato sempre un grande attaccamento alla pallacanestro. Buttarsi su ogni palla vagante, sgomitare sotto il tabellone non è una cosa semplice e non tutti sono disposti a farlo. Eppure lui l’ha fatto. Se dovessimo definire un sergente in NBA, senza ombra di dubbio il ruolo spetterebbe a Garnett. Con la sua determinazione e la sua capacità di fare ordine in mezzo al campo, ha collezionato un MVP stagionale, un titolo NBA, un Oro Olimpico a Sydney 2000, quindici chiamate all’All-Star Game e il titolo di Miglior Difensore nel 2007-2008. Un modello, quindi, per tutti coloro che intendono diventare professionisti con la P maiuscola di questo sport.

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About

Diplomato al Liceo Scientifico Statale “Ettore Majorana” (maturità scientifica) di Roma, frequenta la facoltà di Scienze della Comunicazione presso l’università Roma Tre. È da sempre appassionato di sport e in particolar modo di Basket. Segue da anni il campionato della NBA con particolare interesse per i San Antonio Spurs. Ha collaborato come redattore e video maker con i siti Basketlive e Basketitaly pubblicando diversi articoli. Ha inoltre svolto attività di collaborazione sul canale youtube Roma Breaking Videos. Attualmente è l’addetto stampa della società romana Smit Roma Centro. VICE CAPOSERVIZIO SPORT


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