Kong: skull Island

Kong: Skull Island, il Re è tornato più grosso e incacchiato di prima

Dimenticate la celebre arrampicata sull’Empire State Building così come la pseudo love story stile La bella e la bestia. King Kong, una delle più famose icone della storia del cinema, è tornato più grosso e arrabbiato che mai. Occasione è il nuovo reboot hollywoodiano Kong: Skull Island, che va a ri-raccontare il mito di Kong con uno scopo preciso. Quello di creare un fresco Monster universe che vedrà il Re scimmione andare a scontrarsi nientemeno che con Godzilla nel 2020 in Godzilla vs. Kong. Se quindi vi stavate chiedendo il senso di realizzare un nuovo film sul peloso personaggio, ecco qua. La sete di franchise è insaziabile alla Mecca del Cinema.

Dal primo film del 1933 fino all’ultimo diretto da Peter Jackson appena 12 anni fa, il personaggio di King Kong ha avuto vita lunga e florida, lungo la quale è entrato nella cultura popolare grazie a remake, spin-off, parodie, merchandising e citazioni varie. Alla regia della sua ultima incarnazione per il grande schermo troviamo il 31enne Jordan Vogt-Roberts, che ha alle spalle poche opere a low budget come The Kings of Summer o il documentario Nick Offerman: American Ham.

Tom Hiddleston e Brie Larson in Kong: Sull IslandSinossi

Con Kong: Skull Island ci spostiamo nei primi anni ’70, quelli segnati dalla fine della guerra del Vietnam, gli anni del napalm e del rock n’ roll, in cui la NASA cominciò a mappare il globo. Un periodo in cui dunque realisticamente potevano ancora esistere luoghi del mondo sconosciuti all’uomo, come Skull Island. È qui che arriva un gruppo eterogeneo col compito di esplorare l’isola.

William “Bill” Randa (John Goodman, 10 Cloverfield Lane) è colui che ha fortemente voluto la spedizione. Preston Packard (Samuel L. Jackson) è il tenente colonnello a capo dei soldati. James Conrad (Tom Hiddleston) è una guida e cacciatore assoldato per l’operazione. Mason Weaver (Brie Larson, Room) è una fotoreporter di guerra. Hank Marlow (John C. Reilly) è un pilota della Seconda guerra mondiale.

Il gruppo capirà molto presto di aver messo i piedi nel posto sbagliato. Skull Island è infatti il regno di Kong, gigantesco gorilla a capo di un paradiso primordiale non adatto all’uomo. Un Re che non si fa tanti problemi a usare la più atroce violenza per cacciare gli invasori.

Un coatto maschio alfa

Bisogna accettare il gioco e avere bene in testa il genere di riferimento per apprezzare Kong: Skull Island. Il film di Vogt-Roberts non è infatti altro che una pompatissima tamarrata che kong-skull-island-filmmiscela in un unico cocktail poco definito suggestioni di varia origine. Quello che si vuole offrire allo spettatore è un Kong (per quanto possibile) non ancora visto.

Basti pensare che nel King Kong del 1933 Il Re scimmione era alto 10 metri, nel remake del 1976 16 e in quello del 2005 15. Ora invece domina l’isola dai suoi 30 metri di altezza. Lo vediamo acchiappare elicotteri al volo, fare di soldati un sol boccone, risucchiare i tentacoli di una piovra gigante, camminare per l’isola con l’atteggiamento da maschio alfa dominante. Insomma, con questo Kong davvero non si scherza.

E non solo Kong. L’intera Skull Island diventa luogo affascinante quanto pericoloso. Qui cui si celano bestie sconosciute all’uomo, giganti e per lo più mostruose. In questo luogo dimenticato dal mondo e fuori dalla concezione umana, quello a cui assistiamo è un adrenalinico film d’avventura che butta nel calderone citazioni da Apocalypse Now (basti pensare alla locandina), il filone dei war movie legati al Vietnam, quello dei Creature Features, antropologia, riflessioni uomo vs natura, un’estetica da videogame. Gli stessi nomi dei personaggi sono dei continui omaggi: Mason Weaver in riferimento alla donna dei film d’azione Sigourney Weaver; James Conrad come l’autore di Cuore di tenebra Joseph Conrad; Hank Marlowe come il detective dei libri di Chandler o il poeta.

Botte da orbi

Samuel L. Jackson in Kong: Sull IslandQuello su cui si punta è un mix di divertimento e azione, a ritmo di scatenata musica vintage. Il tutto funziona discretamente, senza tuttavia coinvolgere particolarmente a livello generale di trama. Come dire che si attendono più le spettacolari lotte tra mostri che conoscere il destino dei personaggi.

Il coattissimo Kong e le altre creature fanno il loro effetto a livello visivo e il personaggio di John C. Reilly risulta piuttosto spassoso. Il resto del cast stellare svolge il suo ruolo senza infamia e senza lode ma, d’altronde, non è su di loro che si concentra l’attenzione.

Kong rimane il King di nome e di fatto. Un potente antieroe, a seconda dei punti di vista un mostro o una divinità, che stavolta se ne frega della donna di turno e sceglie il male. Ma sempre per una ragione. In Kong: Skull Island lo scopo degli avventurieri non è più quello di portare via il Re dal suo regno. Bensì quello di sopravvivere alla furia della natura e tornare indietro sani e salvi. Tanti piccoli adattamenti nella trama che mirano a collegare l’universo di King Kong a quello di Godzilla e… non solo (non perdetevi la scena finale dopo i titoli di coda).

I mostri dunque sono davvero tornati, vogliono riprendersi il posto che gli spetta e sembrano unicamente intenzionati a prendersi a morsi e cazzotti. Con tutto quanto di positivo e negativo a livello cinematografico questo comporta.

Kong: Skull Island sarà distribuito da Warner Bros. in 2D, 3D nei cinema selezionati e IMAX a partire dal 9 marzo.

 

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About

Da sempre cultrice del cinema classico americano per indole familiare e dei cartoni Disney e film per ragazzi anni ’80 e ’90 per eterno spirito fanciullesco, inizio più seriamente a interessarmi all’approfondimento complesso della Settima Arte grazie agli studi universitari, che mi porteranno a conseguire la laurea magistrale in Forme e Tecniche dello Spettacolo. Amante dei viaggi, di Internet, delle “nuvole parlanti” e delle arti – in particolare quelle visuali – dopo aver collaborato con la testata online Cinecorriere, nel 2013 approdo a SeeSound.it, nel 2015 a WildItaly.net e nel 2016 a 361magazine.com, portando contemporaneamente avanti esperienze lavorative nell’ambito della comunicazione. CAPOSERVIZIO CULTURA


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