L’avvocato del cavolo

E dire che uno ci prova a trattenersi dal ricordare a tutti quelli che conosce chi sono i vari personaggi che affollano il palcoscenico della politica, a non puntualizzare sempre su tutte le corbellerie che questi sparano ogni tanto, a sorvolare su certi curriculum dei nostri finti eletti. Poi però facendosi un giro in internet si scopre che, nonostante le miriadi di figuracce già collezionate, quelli che dovrebbero essere solo dei dipendenti dello Stato continuano a spararle grosse, senza alcun ritegno. È allora il caso di smetterla di subire in silenzio e di rispondere.

Cinque giorni fa, ci siamo imbattuti per nostra sventura nel sito del Pdl, dove campeggiava la faccia del ministro dell’Istruzione (si noti come ora la dicitura non contempli più il termine «pubblica») Mariastella Gelmini che, interpellata da Lucia Annunziata nella trasmissione “In mezz’ora” sui fatti di Rosarno, ha pensato bene di uscirsene con un bel: «Non basta che un governo faccia le leggi se una parte dei magistrati, come nel caso del contrasto all’immigrazione illegale, non le applica e si occupa di più di Berlusconi».

Prima di analizzare nello specifico la boiata di questa frase, è il caso di ricordare che la Gelmini non dovrebbe essere proprio una novellina nel campo della legge: la signora in questione infatti è un avvocato. Nonostante questa qualifica, il ministro con la sua esternazione ha però dimostrato di non conoscere o di far finta di non conoscere diverse leggi.

Primo: non è il governo a fare le leggi ma il Parlamento. Ancora una volta siamo di fronte alla solita confusione tra potere legislativo e potere esecutivo, tipica della nostra destra attuale, sempre pronta (e prona) ad elevare l’attuale premier a factotum, anche se la solita Costituzione filosovietica non lo consente.

Secondo: accusare una parte dei magistrati di non applicare le leggi significa dire che un gruppo di toghe sta attentando alla Costituzione. Problema: secondo l’art. 357 del c.p. la Gelmini è un pubblico ufficiale e, in quanto tale, se pensa di trovarsi di fronte a un reato, è tenuta a denunciarlo. Non facendolo rischia infatti di incorrere nell’«omessa denuncia di reato da parte di pubblico ufficiale», sanzionata dall’art. 361 del c.p.. I casi quindi sono due: o la Gelmini è convinta di ciò che dice e si è dimenticata di denunciare tale reato o sa benissimo che la non applicazione delle leggi da parte dei giudici è una balla fotonica, e allora è una calunniatrice.

Terzo: il fatto che alcuni magistrati si occupino di Berlusconi spesso e volentieri è dovuto solo al fatto che in Italia l’azione penale è (ancora) obbligatoria. È scritto nell’art. 112 della nostra solita famigerata Carta: «Il pubblico ministero ha l’obbligo di esercitare l’azione penale». Se una toga si trova di fronte ad una notizia di reato, deve aprire un fascicolo ed indagare per verificarne la fondatezza o meno. Se giunge voce che Berlusconi ha ad esempio corrotto testimoni e giudici, che ha taroccato i bilanci o che ha favorito una certa signora Mafia, le procure devono aprire delle inchieste. Ma anche lasciando perdere la questione tecnica, di che si lamenta la Gelmini? Non l’hanno mica sempre assolto, come ripetono a pappagallo tutti i suoi amici di maggioranza? Oppure mentono sapendo di mentire?

Quarto: sono solo le toghe abitualmente definite rosse in quanto nemiche di Berlusconi ad occuparsi degli immigrati clandestini? Ovviamente no: ogni procura esercita il suo potere nel territorio di sua competenza. Non si capisce allora l’associazione del ministro che mette assieme i processi a Berlusconi e quelli contro l’immigrazione clandestina. A Reggio Calabria, dove ha sede la procura che si deve occupare dei fatti di Rosarno infatti, per restare in tema con l’argomento al centro dell’intervista dell’Annunziata, Berlusconi non ha alcun processo pendente, dunque non è colpa dei pm che perdono tempo a verificare se il nostro premier sia o meno un delinquente se a Rosarno è successo quello che è successo. Eppure l’avvocato Gelmini si è sentita autorizzata a sparare una fesseria del genere.

Dopo questa breve e noiosa esposizione, ci troviamo di fronte a due possibilità: o la Gelmini sa perfettamente di aver detto in una frase di una trentina di parole almeno quattro cazzate, e allora è solo l’ennesima pedina dello scacchiere dei berluscones che deve svolgere il suo ruolo da populista berlusconiana; oppure davvero ha preferito provare ad ottenere l’abilitazione all’avvocatura a Reggio Calabria (media ammessi all’orale: 93,4%) e non a Brescia (media ammessi all’orale: 31,7%) solo perché non troppo ferrata in materia.


About

Nato nel 1987 a Vicenza, consegue a Padova la laurea triennale in Lettere moderne, quella magistrale in Filologia medievale e il dottorato di ricerca in Filologia romanza. Creatore nel 2009 del blog bile.ilcannocchiale.it (sospeso nel 2011 per collaborare con "Wilditaly" e citato ne "I nuovi mostri" di Oliviero Beha nell’elenco delle "associazioni che a vario titolo rientrino nell’accezione culturale di chi promuove riflessioni sullo stato del Paese”), fino a gennaio 2011 ha fatto parte della redazione della rivista online "Conaltrimezzi", dirigendo le sezioni dedicate all’attualità e al mondo universitario. REDATTORE SEZIONE INTERNI


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