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L’Italia che non c’è

Scritto da Matteo il 3 - February - 2010 Letto 789 volte

Torniamo a parlare della figura dell’immigrato e del fenomeno – direttamente connesso – dell’immigrazione clandestina, argomenti che continuano a imperversare nei dibattiti politici e nella cittadinanza in generale.

Ho già analizzato questo fenomeno dal punto di vista sociologico, tentando di trovare le cause che hanno favorito un’immigrazione irregolare e incontrollata nel nostro paese. Spiazzati, sono state messe in campo delle misure inappropriate, che hanno limitato gli ingressi  via mare ma il 12-13 % degli immigrati, continuano ad arrivare via terra e comodamente in aereo ottenendo (in quest’ultimo caso) dei visti con documenti falsi. Alcuni di questi disperati, arrivano nascosti in celle frigorifere, sotto camion, nascosti in casse di merci….è pazzesco… colti dalla paura dei “diversi”, i quali hanno cominciato ad affollare le nostre città, abbiamo pensato bene (anche se costituiscono il 10 % del PIL) di trattarli a suon di fucilate a pallettoni (vedi caso Rosarno).

Siamo diventati un paese razzista, in balìa di un sentimento che per anni ha permesso a uomini di potere di poter plasmare le menti dei cittadini, a loro piacimento….e in questo caso, è proprio vero che la storia si ripete…

E’ incredibile come siamo passati ad avere una mentalità così retrograda: chinque non appartenga alla nostra razza, viene considerato – a detta di un abitante di Rosarno: <<una bestia>>, declassandolo allo stato animale. Che rabbia…ripeto ancora una volta un concetto lapalissiano - per chi non avesse ancora capito: chi arriva nel nostro paese, non è una bestia da fustigare, ma è UNA PERSONA! UN ESSERE UMANO, il quale ha lasciato la sua famiglia (oppure una famiglia neanche ce l’ha) per venire in Italia a cercare un lavoro che la sua patria – dilaniata dalla povertà e/o da guerre civili – non gli può più offrire.

Arrivati, infine, nel nostro paese, cosa chiediamo a queste persone senza un soldo? Dagli 80 ai 200 euro per pagarsi un permesso di soggiorno! Sarebbe come multare – come già proposto in alcune cittadine del Nord Italia – i barboni o i mendicanti: secondo voi riusciranno mai a pagare la multa o (nel caso degli immigrati) la tassa per il permesso di soggiorno? Certo che no, restando a infoltire, la già fitta schiera di irregolari.

La classe politica, su questo fronte, risponderà dicendo: <<noi puniamo realmente, solo gli immigrati che delinquono>>. E’ in parte vero. Bisognerebbe perseguire gli immigrati per legge, ma fino a quando non si riescono a mettere in galera i politici concussi, corrotti dalla mafia (mandandoli a svolgere lavori “socialmente utili”, in comunità di recupero, vedi Previti) o che hanno corrotto giudici per comprare sentenze a loro favorevoli, cosa pretendiamo?

Devo dar ragione a quella “battuta”, intercettata e pubblicata su un quotidiano, di un immigrato residente qui in Italia, che conversava con un suo connazionale stanziato fuori dai nostri confini territoriali: <<Non ti preoccupare, puoi venire tranquillamente. Questi imbecilli non ti fanno nulla, non ci tengono al loro paese>>. Bisogna dunque fare un distinguo e non fare di tutta l’erba un fascio (non mi dilungo oltre con i modi di dire!). D’altro canto, è pur vero che, se chiedi 200 euro a un immigrato onesto, che è venuto in Italia per lavorare, lo lascerai senza dubbio in condizioni disagiate (peggiori di quando è approdato sulle nostre coste o ha passato le nostre frontiere) togliendogli gli unici soldi che possiede e portandolo, irrimediabilmente, sulla strada della delinquenza vista come l’unica “scappatoia”, via d’uscita per sopravvivere.

Bisogna inoltre sottolineare che se rapino una banca, portando via 1 milione di euro, vengo condannato (per esempio) a 4 anni di reclusione. Se un immigrato effettua la stessa rapina (nella stessa banca, portando via la stessa somma) viene condannato a 4 anni + l’aggravante di immigrato clandestino, irregolare…..che schifo….stiamo cadendo – ogni giorno di più – in un baratro, sul cui fondo c’è xenofobia, razzismo e violenza.

Io personalmente non voglio partecipare a questa “discesa”, rimanendo in superficie a ricostruire (insieme a chi ancora ci crede) una realtà e dei valori, che quest’Italia sta lentamente perdendo…

MATTEO MARINI

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