l'amica geniale

L’amica geniale: storie di donne in una Napoli sommersa e dimenticata

Elena Ferrante, pseudonimo di un’autrice ( o forse autore?) di cui si ignora tuttora l’identità reale, pubblica il primo volume della sua tetralogia, L’amica geniale, nel 2011 per la casa editrice E/O seguito di lì a poco da Storia del nuovo cognome edito nel 2012, da Storia di chi fugge e di chi resta nel 2013 fino al capitolo conclusivo, Storia della bambina perduta, candidato al Premio Strega 2015 su insistenza di Roberto Saviano che vi ha scorto uno strumento per “rompere gli equilibri di un gioco scontato” e  vincitore della l'amica genialeterza posizione.

Obiettivo della misteriosa Ferrante è fissare nella pagina una storia che sia dotata di vita propria e possa parlare da sé, senza bisogno di un nome noto che la rappresenti e la indirizzi verso il successo. Costruisce così un racconto cangiante e mutevole che si snoda lentamente lungo quattro romanzi, percorrendoli e unificandoli sottilmente attraverso la medesima trama sottesa: quella dell’amicizia tra due donne, Elena Greco e Lina Cerullo, nate e cresciute in un rione napoletano, di cui volutamente si tace il nome pur evocandolo con nitidezza di particolari, fin dall’infanzia compagne di vita che si muovono, si trasformano, si perdono e si ritrovano nella realtà sfuggente e imprevedibile di quella Napoli popolare della seconda metà del ‘900.

RITRATTO DI UN’AMICIZIA E  DELLA CITTA’ CHE LA VIVIFICA

L’amica geniale è una storia di amicizia, solidarietà femminile e speranza, ma anche di mutamenti, evoluzioni e rovesciamenti che animano l’esistenza di vari personaggi, ciascuno caratterizzato con psicologismo profondo e significativa capacità di visualizzazione interiore, indissolubilmente legati da una rete di sentimenti negati, affetti disillusi e valori smarriti che li rendono dipendenti e quasi schiavi l’uno dell’altro. 

Ma forse vera protagonista dei romanzi è la città partenopea, delicatamente ritratta nella sua bellezza provocatoria e sfacciata , nel suo ambiguo potere di attrazione e repulsione, nella caotica volgarità che seduce e inghiotte chi vi si accosta. Infatti, benché Elena si sposti continuamente attraverso diverse città (Pisa, Firenze, Milano, Torino) che fanno da colorato sfondo ai radicali stravolgimenti della politica italiana, Napoli resta sempre il centro essenziale della narrazione, punto soffocante di partenza e di rasserenante ritorno del suo girovagare. L’immagine della città che la Ferrante ci offre è probabilmente tra le più originali e composite mai tratteggiate, un’immagine piena di laceranti contraddizioni e malcelata ambivalenza che violentemente scaraventa di fronte agli occhi dei lettori, senza alcun preambolo o considerazione introduttiva, lasciando che la città si riveli da sé, nella sua inafferrabile natura, frammentata nelle sparse riflessioni della protagonista. Una città antica, nelle tradizioni tenacemente preservate e nell’attaccamento a convinzioni retrograde, ma moderna nello slancio verso l’innovazione e il progresso che trovano sfolgorante emblema nella fabbrica all’avanguardia di Lina Cerullo; aggressiva verso i deboli e gli alienati che vanamente tentano un riconoscimento collettivo, ma dolcemente tollerante verso chi emerge arrancando dalla massa per affermarsi con cinismo; ribelle e solitaria nella sua altera stranezza , ma ammaliante per gli stranieri che le gravitano attorno e restano affascinati dalla sua eccentrica unicità.

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L’attore James Franco con un libro della Ferrante

Solo una città del genere può fare da sfondo all’intricata esistenza delle due protagoniste, al contempo l’opposto e il completamento l’una dell’altra: Elena, ragazza colta e ambiziosa trascinata nella vita dalla disperata ricerca di una rivalsa intellettuale e di una crescita culturale che riscatti anni di medietà e subordinazione e Raffaella, minuta e nevrotica bambina dotata di stupefacente libertà creativa tristemente soffocata negli anni da una realtà di miseria economica e di travaglio interiore; comprensiva e accondiscendente la prima, spesso disposta a farsi ombra dell’amica che appare invece primadonna, teatrale, quasi melodrammatica nel condurre una vita di finzione e di evasione fantastica dal grigiore circostante.

Nei quattro romanzi, Elena Ferrante conduce le fila dei percorsi di vita delle due donne dalle avventure infantili, con i tentativi audaci di ottenere un’affermazione autonoma dalle logiche di quartiere, attraverso le modeste conquiste di emancipazione adolescenziale e le prime sconfitte personali, passando per la giovinezza con il definirsi stabile di realtà inconciliabili fino a raggiungere la maturità quando imprevedibilmente si ritrovano vicine. Sono ormai quarantenni e con figli, confinate per scelta nel medesimo rione fuori dal tempo: l’una tormentata e insoddisfatta nel suo lavoro altalenante di scrittrice e l’altra prigioniera della solitudine e del disagio psichico che da sempre la attanaglia. Entrambe sono instabili, sofferenti e disilluse, con storie alle spalle da dimenticare e ricordi brucianti da rimuovere, ma in fondo convinte che il legame di amore e odio che le vincola finirà per allontanarle per sempre.

LA NUOVA ARTE DEL ROMANZO IN ELENA FERRANTE

All’intrigante articolarsi e sovrapporsi di queste vicende si unisce l’analisi degli eventi politici che diviene sempre più stringente (e talora eccessivamente dominante) nel corso dei romanzi. A partire dalla contestazione degli anni ’60, con le rivendicazioni operaie e le rivolte studentesche, si descrive  con acutezza la presa di coscienza ideologica dei ceti borghesi e la lotta di classe orgogliosamente sbandierata dagli intellettuali ma scontata nel sangue dai lavoratori, si narra poi del terrorismo, delle incertezze e della paura degli anni ’70 tramutatisi in fallimento degli ideali e disperato ripiegamento nel mediocre immobilismo degli anni ’80 e nella scelta della comodità e del benessere per preservare i quali non si rifugge da scandali e corruzione, leitmotiv dell’ultimo decennio del secolo che si offre come ultimo fondale agli episodi finali del libro.

Quella che la Ferrante ci offre è dunque una serie di romanzi diversi tra loro che rifuggono da elena-ferrante-620x330una definizione univoca, in cui la vena sentimentale e romantica si fonde mirabilmente con la massiccia imponenza  di una grande narrazione storica e la finezza dell’introspezione psicologica si combina senza contrasti con la profondità critica della riflessione politica e sociale. Pur nella difficoltà di una narrazione che si avvita su se stessa, sono romanzi che colpiscono e tengono avvinto il lettore mentre, come è stato scritto sull’Entertainment Weekly, “il mondo reale scompare in lontananza quando si è immersi nella lettura delle sue opere”. Ed è proprio una figura sconosciuta, così fortemente avversata  dall’opinione pubblica per il suo perseverante anonimato, che straordinariamente riesce a raggiungere questo risultato e lo fa con un’opera, originale e illuminante, che è insieme una celebrazione dell’amicizia, un omaggio all’impenetrabile complessità femminile e una dichiarazione d’amore indiscusso alla città.

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About

Nata a Roma nel 1995, ma napoletana d'origine, studia Lettere moderne presso l'Università di Roma Tre. Interessata e poliedrica, appassionata d'arte, cinema e teatro, ama la letteratura fin da bambina e ha fatto della scrittura il mezzo per conoscere se stessa e il mondo. COLLABORATRICE SEZIONE CULTURA


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