Tullio De Mauro

L’eredità di Tullio De Mauro: la guerra all’analfabetismo

La scomparsa del linguista Tullio De Mauro non rappresenta soltanto il semplice «grave lutto nel mondo della cultura»: oggi, non ci si può ridurre a ricordarne genericamente soltanto la carriera nel mondo universitario. L’importanza delle sue pubblicazioni accademiche, dedicate principalmente alla lingua italiana, assume infatti valore solo se associata al suo impegno civile. Con gli incarichi politici, come la guida del ministero della pubblica istruzione, tra il 2000 e il 2001, le questioni al centro del dibattito in questi giorni impongono di tenere presenti soprattutto i continui allarmi sul livello della formazione scolastica italiana che lo studioso ha lanciato al termine nell’ultima fase della sua vita.

Fonte: archive.partitodemocratico.it

LE DENUNCE CONTRO L’ANALFABETISMO.

Con la morte di De Mauro, l’Italia perde oggi la voce più autorevole della lotta contro l’analfabetismo. A partire almeno dal 2008, le sue continue denunce hanno richiamato incessantemente l’attenzione sulla massa di italiani che non «possiede gli strumenti minimi indispensabili di lettura, scrittura e calcolo necessari per orientarsi in una società contemporanea». Agli analfabeti veri e propri (o «strumentali», che rappresentano il 5% del totale) si sommano gli «analfabeti funzionali» (il 71%). Si tratta, da un lato, di coloro che riescono «solo a leggere con difficoltà una scritta e a decifrare qualche cifra» (38%); e, dall’altro,  di coloro che non sono in grado di comprendere né «un testo scritto che riguardi fatti collettivi, di rilievo anche nella vita quotidiana», né «un grafico con qualche percentuale» (33%).

DALL’ANALFABETISMO ALLA POST-VERITÀ.

Come ha ricordato lo stesso linguista lo scorso anno con il suo ultimo intervento dettagliato sul tema, rispetto a questi dati nel 2014 la percentuale di analfabeti strumentali e funzionali è stata leggermente abbassata da nuovi studi: più che all’80%, essa si avvicina al 70% della popolazione. Tale ridimensionamento, tuttavia, non consente di continuare a ignorare il gigantesco problema che queste cifre dovrebbero porre; non consente di farlo soprattutto oggi, nell’epoca dell’affermazione della cosiddetta «post-verità», in cui ogni bufala diffusa tramite i mass media non solo è ritenuta confrontabile con qualsiasi affermazione certificata, ma è persino in grado di cancellarla.

Se oltre due terzi dei cittadini presentano gravi difficoltà a comprendere testi leggermente complessi, come può la società riconoscere, e quindi respingere con i loro divulgatori, le notizie infondate che sempre più ci sono proposte? La risposta di De Mauro, prima delle ultime elezioni, nel 2013, è stata chiara: in questa situazione, si è spinti «a votare con la pancia […], ma poco con la testa».

LA GUERRA ALL’ANALFABETISMO.

Quanto denunciato con assiduità dal linguista è oggettivamente all’origine dell’esplosione della diffusione delle bufale che, introdotte nel sistema dei mezzi di comunicazione, divenendo la possibile base delle scelte politiche degli elettori, rischiano di influire sempre più sulla tenuta democratica del Paese. Ecco perché qualsiasi intervento sulla deriva del mondo dell’informazione sarebbe inutile senza la dichiarazione di guerra e senza la vittoria contro le forme dell’analfabetismo: di fronte a un livello di istruzione così basso, creare un’«istituzione specializzata terza e indipendente che rimuova in tempi rapidi i contenuti che sono palesemente falsi e illegali», come suggerito nei giorni scorsi dal presidente dell’Antitrust Giovanni Pitruzzella, non ha alcun senso; allo stesso modo, ha ancor meno senso proporre, come ha fatto Beppe Grillo, l’istituzione di una «giuria popolare».

Fonte: siracusapost.it

È lo scarso livello di istruzione la causa dell’esplosione delle bufale. Non riconosciute come tali ed equiparate a qualsiasi verità per l’impossibilità di comprendere e di legare tra loro i singoli messaggi ricevuti dai mass media, esse trovano nell’analfabetismo terreno fertile per diffondersi e fare danni. La scomparsa di De Mauro rischia di farci dimenticare questo dato di fatto, fondamentale nell’analisi della realtà che ci circonda.

LA NECESSITÀ DEGLI INVESTIMENTI.

Solo con consistenti investimenti sull’istruzione pubblica che permettano all’Italia di abbandonare l’ultimo posto della classifica Eurostat e di tornare almeno ai livelli che precedono il 2008, anno del taglio di 8 miliardi in 3 anni voluto da Giulio Tremonti, sarà possibile modificare il quadro generale. De Mauro lo ha ripetuto fino allo sfinimento, anche lo scorso anno, a febbraio e a luglio, rimanendo però inascoltato. Non per questo, tuttavia, la sua battaglia deve essere dimenticata: i suoi allarmi sull’analfabetismo sono lasciati in eredità a chi ha a cuore la difesa e il pieno compimento della democrazia italiana.

POST SCRIPTUM 1: DA TULLIO DE MAURO A UMBERTO ECO.

Come già dimostrato a più riprese con elenchi concernenti soltanto giornali e televisioni, accusare esclusivamente la Rete della diffusione di vere e proprie bufale è insensato: la post-verità in Italia è realtà già da diversi anni (si veda, tra i tanti, l’articolo di Franco Bechis). È vero, tuttavia, che con lo sviluppo dei social media di questi anni il fenomeno è esploso, soprattutto per l’incapacità di distinguere l’autorevolezza delle fonti. Strettamente legata all’analfabetismo, è questa incapacità la vera causa dell’«invasione degli imbecilli» denunciata un anno fa da Umberto Eco.

POST SCRIPTUM 2: L’ANALFABETISMO LAUREATO.

Il problema dell’analfabetismo funzionale sollevato da De Mauro non è immediatamente visibile. Rispetto a quanto si potrebbe pensare, infatti, non è una mera questione di titoli di studio, anzi. Come osservato dallo stesso linguista nel 2008, «l’analfabetismo laureato» è una realtà viva, che lotta contro di noi.

 

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About

Nato nel 1987 a Vicenza, consegue a Padova la laurea triennale in Lettere moderne, quella magistrale in Filologia medievale e il dottorato di ricerca in Filologia romanza. Creatore nel 2009 del blog bile.ilcannocchiale.it (sospeso nel 2011 per collaborare con "Wilditaly" e citato ne "I nuovi mostri" di Oliviero Beha nell’elenco delle "associazioni che a vario titolo rientrino nell’accezione culturale di chi promuove riflessioni sullo stato del Paese”), fino a gennaio 2011 ha fatto parte della redazione della rivista online "Conaltrimezzi", dirigendo le sezioni dedicate all’attualità e al mondo universitario. REDATTORE SEZIONE INTERNI


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