l'ufficiale e la spia

L’ufficiale e la spia, l’affaire Dreyfus secondo Roman Polański

Storico ma anche attualissimo, con L’ufficiale e la spia Polański porta al cinema la storia di uno dei più clamorosi errori giudiziari del XIX secolo

 

5 gennaio 1895. Il Capitano ebreo Alfred Dreyfus (Louis Garrel) viene degradato e condannato all’ergastolo all’Isola del Diavolo con l’accusa di spionaggio per conto della Germania. Fra i testimoni di questa umiliazione c’è Georges Picquart (Jean Dujardin), che viene promosso a capo della Sezione di statistica, la stessa unità del controspionaggio militare che aveva montato le accuse contro Dreyfus. Ma quando Picquart scopre che il passaggio di informazioni al nemico non si è ancora arrestato, comincia a chiedersi se Dreyfus non sia stato accusato ingiustamente, vittima di un piano ordito proprio da alcuni militari del controspionaggio. Picquart lavorerà per scoprire la verità, anche a costo di divenire lui stesso una figura scomoda.

Lottare per la Verità

Quello che è passato alla Storia come l’affaire Dreyfus, tra i più clamorosi errori giudiziari del XIX secolo, non è nuovo al grande schermo. Basti pensare a L’affare Dreyfus del 1958 o a Prigionieri dell’onore del 1991. Adesso però tocca a Roman Polański (Rosemary’s Baby) raccontarci la sua versione di questa terribile storia, che già quando il regista era molto giovane lo colpì profondamente a seguito della visione del film Emilio Zola. L’ufficiale e la spia (J’accuse) adatta l’omonimo romanzo del 2013 di Robert Harris, anche co-autore della sceneggiatura assieme a Polański, segnando una nuova collaborazione tra i due dopo L’uomo nell’ombra. Co-produzione franco-italiana, il film è stato presentato alla 76ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, dove ha vinto il Gran premio della giuria.

Se inizialmente la storia che Polański e Harris volevano raccontare si sarebbe dovuta incentrare sulla sofferenza di Alfred Dreyfus, i due si resero tuttavia presto conto che gli avvenimenti più importanti e gli incredibili colpi di scena non erano quelli ambientati sull’Isola del Diavolo, bensì a Parigi. Da qui la scelta di lasciare in secondo piano il punto di vista di Dreyfus, per concentrarsi piuttosto su quello del colonnello Picquart, personaggio affascinante che lottò fino in fondo per scoprire la verità. Non un eroe senza macchia, ma un “semplice” uomo d’onore.

Potente e girato con magistrale rigore, L’ufficiale e la spia presenta una delle storie più forti della stagione cinematografica. Raccontando di un fatto sì del passato ma che tratta simbolicamente anche dell’oggi. Di quelle ingiustizie di cui singoli individui possono arrivare a rendersi responsabili in nome di interessi nazionali.

Un thriller politico storico

J’accuse, recita il titolo originale. J’accuse come “urlava” la lettera-editoriale pubblicata il 13 gennaio 1898 su L’Aurore che Émile Zola scrisse rivolgendosi al presidente della Repubblica francese Félix Faure in difesa di Dreyfus, denunciando pubblicamente i responsabili della condanna per alto tradimento dell’uomo. Un J’accuse che riassume in sé la forza dirompente di un film in cui sono gli eventi raccontati a colpire con vigore lo spettatore e non la confezione con cui vengono presentati. Polański sceglie infatti di mantenersi asciutto e preciso ponendo grande attenzione ai dettagli e alla ricostruzione d’epoca. Senza adottare “furbe” scelte registiche per coinvolgere il pubblico, ma lasciando che sia la storia stessa a colpire come un ceffone.

Attenzione però, quella che Polański offre non è una semplice ricostruzione cronachistica di un evento storico. Il regista adotta infatti la forma del thriller politico. Suo scopo non è farci versare lacrime per la vittima Alfred Dreyfus, quanto spiegare senza sconti come si arrivò a uno dei fatti più tragici della storia francese. Quello che ci viene poco a poco svelato è infatti un mondo militare e politico meschino e degradato che cova in sé il germe di quell’antisemitismo che sarebbe poi deflagrato nel secolo successivo.

Un grande ritorno

Se Louis Garrel è efficace e funzionale al ruolo, è Jean Dujardin a brillare su tutti. Il suo è un Picquart praticamente perfetto. Un combattente d’animo prima che fisico, integerrima mosca bianca in un ambiente in cui dilaga l’odio e la corruzione a più – impensabili – livelli. Insieme a Zola, un intellettuale moderno disposto ad andare contro l’autorità pur di far luce sul marcio. Un uomo rivestito di luce e dignità, costretto a confrontarsi con sbiaditi uomini pusillanimi anche nell’atteggiamento sul posto di lavoro.

L’affaire Dreyfus si presenta per Polański come uno spunto per inquadrare la piccolezza umana e i meccanismi persecutori che si annidano in ogni epoca. Inquadrando la voracità del potere che pur di alimentarsi si ciberebbe di qualunque cosa – comprese giustizia e verità – ed evidenziando come la macchina del fango non sia cosa recente.

Antiretorico e avvincente, L’ufficiale e la spia segna un grande ritorno per Polański.

L’ufficiale e la spia sarà al cinema dal 21 novembre con 01 Distribution

 

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About

Da sempre cultrice del cinema classico americano per indole familiare e dei cartoni Disney e film per ragazzi anni ’80 e ’90 per eterno spirito fanciullesco, inizio più seriamente a interessarmi all’approfondimento complesso della Settima Arte grazie agli studi universitari, che mi porteranno a conseguire la laurea magistrale in Forme e Tecniche dello Spettacolo. Amante dei viaggi, di Internet, delle “nuvole parlanti” e delle arti – in particolare quelle visuali – dopo aver collaborato con la testata online Cinecorriere, nel 2013 approdo a SeeSound.it, nel 2015 a WildItaly.net e nel 2016 a 361magazine.com, portando contemporaneamente avanti esperienze lavorative nell’ambito della comunicazione. CAPOSERVIZIO CULTURA


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