L'uomo invisibile

L’uomo invisibile, il ruolo della donna secondo Blumhouse

La rilettura in chiave moderna de L’uomo invisibile da parte di Blumhouse e Leigh Whannell

 

C‘è poco da fare, la Blumhouse Production è a tutti gli effetti il Re Mida dell’ultimo decennio di cinema contemporaneo americano. Jason Blum fa coppia ancora una volta con Leigh Whannell dopo il fortunatissimo b-movie sci-fi Upgrade (2018) su un ibrido uomo-macchina a metà tra Robocop (1987) di Paul Verhoeven e Tetsuo (1989) di Shin’ya Tsukamoto; la materia letteraria è imponente (H.G.Wells), ma la rilettura de L’uomo invisibile della Blumhouse – con protagonista Elizabeth Moss – è efficace e sorprendentemente attuale.

Sinossi

l'uomo invisibile recensione del film wild italy

Intrappolata in una relazione violenta e manipolatrice con un ricco e brillante scienziato, Cecilia Kass (Elizabeth Moss) scappa nel cuore della notte facendo perdere le sue tracce, con l’aiuto di sua sorella (Harriet Dyer), di un loro amico d’infanzia (Aldis Hodge) e dalla figlia adolescente di quest’ultimo (Storm Reid).

Ma quando il violento ex di Cecilia (Oliver Jackson-Cohen) si suicida e le lascia in eredità una parte cospicua della sua vasta fortuna, Cecilia sospetta che la sua morte sia solo una messa in scena.

Mentre una serie di inquietanti coincidenze diventano letali e minacciano la vita di coloro che ama, la sanità mentale di Cecilia inizia a vacillare, nel suo disperato tentativo di dimostrare di essere braccata da qualcuno che nessuno può vedere.

Da Whale a Carpenter sino a Verhoeven: Fenomenologia de L’uomo invisibile

Il racconto di Whannell affonda le sue radici in un grande classico della fantascienza datato 1897, oggetto dei più svariati rifacimenti; dallo storico primo omonimo adattamento di James Whale del 1933 con Claude Rains, allo sfortunato Avventure di un uomo invisibile (1992) con Chevy Chase – regia su commissione che poco aggiunse alla filmografia di John Carpenter, sino al fortemente orrorifico L’uomo senza ombra (2000) di Paul Verhoeven con protagonista Kevin Bacon.

Nessuno di questi racconti però, pur rielaborando la natura del racconto di H.G.Wells ora in forma comico-romantica, ora in forma da horror d’impatto, non aggiunsero alcuna forma di innovazione all’idea di base dell’uomo invisibile; mostrandocelo come il focus principale del racconto.

Whannell invece, nel suo L’uomo invisibile, ribalta la situazione rendendo l’omonimo protagonista del racconto originale di H.G.Wells, non tanto il l’eroe e punto di vista del racconto, piuttosto la nemesi. Il suo uomo invisibile non è né uno scienziato vittima di un incidente né un agente di cambio capitato nel posto sbagliato al momento sbagliato, è un manipolatore sadico tendente alla psicopatia, che perseguita la propria compagna in un gioco al gatto col topo volto a demolire ogni sua certezza.

Una regia che dà respiro scenico a un racconto a cui l’etichetta di b-movie va stretta

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Nella rielaborazione di Whannell ci ritroviamo dinanzi a un solido intreccio che a partire da un evento di rottura nelle primissime battute di racconto – che parte in medias res – ne ricostruisce gradualmente le dinamiche in una progressiva destrutturazione e susseguente evoluzione narrativa della psicologia della sua protagonista.

La Cecilia della Moss – resa splendidamente in una recitazione compassata, minimale, che vive di sprazzi da traumi mai elaborati e rabbia repressa – cerca di ricostruirsi una vita e una propria dimensione lavorativo-sociale, negatagli dall’ex-compagno.

Grazie all’espediente fantascientifico però, L’uomo invisibile ricostruisce l’orrore nella protagonista, ora attraverso l’autosuggestione, ora mediante jump scare un po’ telefonati, ora attraverso sabotaggi e twist diegetici – per un andamento del racconto con cui Whannell fa crescere gradualmente, e in modo misurato, la tensione narrativa.

Questo per circa tre quarti di pellicola, dal terzo atto in poi, la crescita del conflitto scenico aumenta esponenzialmente, spinge al massimo il tono del racconto, portando L’uomo invisibile in una dimensione da b-movie che quasi gli va stretta, ma che – seppur leggermente fuori tono – risulta funzionale all’amplificazione degli effetti del concept alla base.

La regia di Leigh Whannell in tal senso, dopo l’ottima prova in Upgrade, sfrutta al massimo le peculiarità dello script, attraverso campi e piani medi con cui indugiare, “rallentando” al massimo il momento scenico, dando “respiro” al racconto, e dando – allo spettatore – la sensazione che la Cecilia della Moss non sia mai del tutto “sola” sulla scena.

Un sottotesto attuale, su cui riflettere 

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La grande forza del racconto de L’uomo invisibile sta proprio nel sottotesto che emerge dalla visione della pellicola. Quella che delinea Whannell infatti, è la rivincita di tutte le donne – anche attraverso una risoluzione del conflitto da contrappasso dantesco – nei confronti degli uomini che agiscono in modo violento ed egoistico nei loro confronti.

L’uomo invisibile di Whannell è l’uomo che non si dovrebbe mai incontrare, è il compagno che non ti lascia respirare, che decide per te, che ricatta emotivamente, che ti impedisce di vivere e che reagisce violentemente. Un villain comune, attuale, che si potrebbe incontrare tutti i giorni – a prescindere dal gender d’appartenenza – da combattere con tutte le nostre forze; per un racconto che, sviluppo fantascientifico a parte, è molto meno distopico di quanto non si pensi.

 

L’uomo invisibile è disponibile dal 27 marzo 2020 su CHILI distribuito da Universal Pictures.

 

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Fonte immagini: imdb.com.

 


About

Nato in Sicilia da madre umana e padre probabilmente alieno, ha un blaster sul comodino e uno zaino protonico dentro l’armadio. Malato cronico di Cinefilia dal 1989, dopo aver passato una vita a studiare i Classici Greci e Latini prima, la Letteratura Russa Ottocentesca poi, e per ultimi i Social-Media e le teorie sociologiche di Marshall McLuhan e Erving Goffman, si trasferisce a Roma per poter finalmente realizzare il suo sogno: vivere di cinema, diventare sceneggiatore e costruire il suo personale Millennium Falcon. COLLABORATORE SEZIONE CINEMA


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