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#Animagic: La bella addormentata nel bosco, una fiaba elegante e sontuosa

Ben prima che decidesse di raccontarci la classica storia della Bella addormentata dal punto di vista inedito della fata cattiva in Maleficent, la Disney negli anni ’50 decise di dar vita in immagini animate a una nota fiaba europea tradizionale, già esistente in numerose varianti e simboleggiante le fasi di vita della donna e gli inevitabili cambianti che questa deve affrontare nella sua esistenza: La bella addormentata nel bosco (Sleeping Beauty).

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Erano i tempi in cui Walt Disney stesso ancora si occupava di supervisionare i lungometraggi animati realizzati. E fu proprio lui – come già avvenuto con Biancaneve e i sette nani e Cenerentola – che decise di adattare nuovamente una fiaba. Peccato che, nonostante oggi La bella addormentata nel bosco sia tra i lungometraggi di punta della Disney, all’epoca l’insuccesso commerciale e di critica fu tale da spingere la casa di Topolino a non trasporre più fiabe per 30 anni… almeno fino agli anni ’80 e al ritorno al genere col grande successo de La Sirenetta.

Sinossi

Dopo un lungo periodo di lavorazione durato quasi 10 anni, il 16° Classico Disney uscì nel 1959 con la regia di Clyde Geronimi, Eric Larson, Wolfgang Reitherman e Les Clark. Il film racconta della principessa Aurora (stesso nome della principessa nel balletto di Čajkovskij). La cui festa che ne onora la nascita viene interrotta dalla strega malvagia Malefica, gelosa per non essere stata invitata.

Malefica scaglia sulla principessina una maledizione che la condanna a morte al compiere del 16° anno di età. Tuttavia, l’intervento delle tre fate buone Flora, Fauna e Serenella trasforma la sentenza di morte in un lungo sonno per la giovane. La principessa viene dunque fatta crescere in segreto sotto le mentite spoglie della campagnola Rosaspina (il nome della protagonista nella variante della fiaba dei fratelli Grimm) così da tentare di salvarla. Ma la maledizione troverà comunque il modo di compiersi.

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I personaggi

La storia della Bella addormentata ha forse il difetto di essere sviluppata in maniera narrativamente semplice se non quasi frettolosa in questa versione disneyana, che si rifà per lo più alla variante di Charles Perrault.

Da una parte è vero che sembrano esserci passi avanti rispetto al passato nella caratterizzazione dei personaggi. Tanto che viene per la prima volta concesso un nome – Filippo – alla stereotipata figura del Principe Azzurro. Nome ispirato da Filippo di Edimburgo, figura familiare nell’America degli anni ’50.

Quel che stupisce è invece che proprio colei che, da titolo, dovrebbe essere la protagonista, in realtà compare per meno di 18 minuti in fattezze adulte. Più che il carattere, di Aurora resta infatti impressa l’incantevole snella figura dalle movenze di una ballerina. Splendidamente animata da Marc Davis (già animatore di Cenerentola), questo si basò sulle movenze live action dell’attrice Helene Stanley. Anche in confronto a una protagonista poco attiva se paragonata alle sue predecessori, a tenere le redini degli avvenimenti risultano piuttosto le fate buone. Al tempo stesso comprimari buffi e vero motore dell’azione.

la bella addormentata disneyMa la figura che nel film risulta davvero vincente inserendosi di diritto tra i punti forti de La bella addormentata nel bosco, è più di ogni altra quella di Malefica.

Una villain sui generis, in quanto si decise di non presentarla come una tipica vecchia megera. Ma piuttosto come una dama elegante e piena di charme. I cui lineamenti affilati e costume che richiama le fiamme e i demoni dell’inferno, ne sottolineano pur sempre con chiarezza la natura malvagia.
Animata nella sua versione umana anch’essa da Marc Davis, tra le modelle live action di riferimento la più importante fu l’attrice Eleanor Audley, che nella versione originale diede anche la voce al personaggio.

Un inedito stile visivo

Più che nella narrazione dunque, lì dove davvero la bellezza senza tempo de La bella addormentata nel bosco colpisce più di altro lo spettatore, è nell’aspetto visivo. Lo stile dei disegni e degli ambienti abbandona il tratto tondeggiante e morbido dei precedenti Classici Disney. Per richiamare piuttosto il periodo di ambientazione della storia, una sorta di Medioevo fantastico. Che associa la visione del film a quella di un’illustrazione vivente che ricorda le vetrate colorate e l’arte dell’epoca di riferimento. Un lavoro lungo, faticoso e costoso anche in considerazione della scelta, che verrà poi abbandonata, di utilizzare rodovetri inchiostrati a mano per l’animazione. Che pure caratterizza il film in maniera seducente e per questo memorabile.

la bella addormentata disneyImmagini pittoriche ed evocative, che godono di un accompagnamento musicale d’eccezione. La colonna sonora non è infatti originale. Ma, grazie al lavoro di George Bruns, per lo più adatta e arrangia le partiture di Čajkovskij per il balletto de La bella addormentata del 1890. A partire dal celebre valzer, che qui si tramuta nel brano identificativo del lungometraggio animato, dal titolo Lo so (Once upon a dream).

Opera ambiziosa e opulenta, testimonianza della visione sempre in movimento e innovativa di Walt Disney, La bella addormentata nel bosco non è un film perfetto ma nel corso degli anni è stato giustamente rivalutato. In una celebrazione di quella grandezza e magia animata che da sempre caratterizza i Walt Disney Studios.

 

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About

Da sempre cultrice del cinema classico americano per indole familiare e dei cartoni Disney e film per ragazzi anni ’80 e ’90 per eterno spirito fanciullesco, inizio più seriamente a interessarmi all’approfondimento complesso della Settima Arte grazie agli studi universitari, che mi porteranno a conseguire la laurea magistrale in Forme e Tecniche dello Spettacolo. Amante dei viaggi, di Internet, delle “nuvole parlanti” e delle arti – in particolare quelle visuali – dopo aver collaborato con la testata online Cinecorriere, nel 2013 approdo a SeeSound.it, nel 2015 a WildItaly.net e nel 2016 a 361magazine.com, portando contemporaneamente avanti esperienze lavorative nell’ambito della comunicazione. CAPOSERVIZIO CULTURA


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