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#Animagic: La carica dei 101, un classico moderno tra cuccioli, blues e divertimento

Era il 1961 quando sugli schermi americani usciva il diciassettesimo Classico Disney secondo quello che è il canone ufficiale. Diretto da Wolfgang Reitherman, Hamilton S. Luske e Clyde Geronimi, La carica dei cento e uno (One Hundred and One Dalmatians) ha superato ad oggi i 50 anni di età, mantenendo tuttavia inalterata la sua freschezza e modernità che ne celano magnificamente l’età non più giovane. La carica dei 101 è infatti stato ed è tuttora uno di quei lungometraggi animati in grado di diffondere la propria portata vitale attraverso le generazioni, accolto con tenerezza ad ogni passaggio sul piccolo schermo.

Sinossi

Il film è tratto dal romanzo del 1956 della scrittrice inglese Dodie Smith I cento e una dalmata, di cui mantiene inalterato il plot di base nonostante qualche sporadico cambiamento (viene ad esempio eliminata una seconda dalmata che aiuta Peggy nell’allattamento).

La storia racconta dei due cani dalmata Pongo e Peggy (in originale Perdita) che vivono a Londra con Anita e Rudy (Roger), una neo coppia di sposini. Quando Peggy partorisce dei cuccioli, Crudelia De Mon (Cruella De Vil), un’ex compagna di studi di Anita, si dimostra interessata ad acquistarli. Salvo poi andare su tutte le furie quando i due le rendono chiaro che non intendono venderglieli. Una sera, la tragedia: i cuccioli scompaiono. Se gli umani non sanno da che parte cominciare per ritrovarli, i cani – grazie al “telegrafo canino” – sono già sulla buona strada. Pongo e Peggy si lanciano quindi alla ricerca dei cuccioli, trovando però ad attenderli una brutta sorpresa.

 

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Innovazione e modernità

la-carica-dei-101-recensione-approfondimentoLa carica dei 101 presenta un’immediata e percepibile vivacità rispetto ai titoli precedenti, grazie anche al fatto di essere il primo film d’animazione della casa di Topolino ad essere ambientato nell’anno di uscita. Questo a differenza dei predecessori, che come sfondo alle proprie vicende avevano fino a quel momento presentato mondi favolistici, del passato o un’epoca non caratterizzata.

Siamo invece ora di fronte ad una storia moderna ma allo stesso tempo classica, dualità che le permette di essere goduta in maniera inalterata ora come allora.

Un aspetto innovativo che viene evidenziato anche da un punto di vista visivo. Lo stile dei disegni cambia palesemente rotta rispetto al passato. Quello della lavorazione del film fu infatti un periodo molto affaccendato per la Disney, impegnata com’era tra parchi a tema e programmi tv. Tanto che Walt decise di affidare al solo Bill Peet la realizzazione della storia, senza supervisionarne il lavoro se non a confezionamento ultimato.

la carica dei 101 approfondimentoAl fine di risparmiare denaro dopo il precedente fiasco commerciale de La bella addormentata nel bosco, si decise quindi di affidarsi alla nuova tecnologia Xerox. Questa sostituiva inchiostro e pittura apportando un consistente risparmio di tempo e denaro. Walt tuttavia se ne lamentò, affezionato com’era a uno stile romantico e sontuoso, lì dove invece lo Xerox caratterizzava i disegni con un visibile contorno nero. Disegni che divennero inoltre più grafici – uno stile che continuò ad essere applicato anche ai film seguenti – scatenando il disappunto di Walt. Pare che quest’ultimo riuscì a perdonare il direttore artistico Ken Anderson (responsabile soprattutto degli sfondi angolari e astratti) solo nel 1966, due settimane prima che il papà di Topolino morisse.

 

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Una villain iconica

Ne La carica dei 101 la prospettiva è ribaltata: sono i cani i veri padroni degli umani, e non il contrario. A partire dalla memorabile sequenza iniziale di Pongo alla finestra intento a osservare i passanti che portano al guinzaglio i propri amici a quattro zampe, ci si diverte con simpatia. Ma allo stesso tempo la storia sviluppa con naturalezza elementi di suspense e mistero. Anita e Rudy flirtano come ancora non si era visto in un cartone Disney. Le canzoni sono per una volta tanto poche e contemporanee, tra cui spicca l’indimenticabile “Crudelia De Mon”, sviluppata su note blues.

la carica dei 101 approfondimentoMa il successo de La carica dei 101, che raccolse grandi consensi da pubblico e critica, è dovuto soprattutto alla sua iconica villain. Parliamo ovviamente dell’eccentrica miliardaria e amante delle pellicce Crudelia De Mon. Spietata, eppure incredibilmente divertente, la sua è una figura immancabilmente presente nelle liste dei migliori cattivi cinematografici.

Col viso dai tratti scheletrici, i capelli bicolor bianchi e neri, il lungo bocchino da cui escono spirali di fumo ‘avvelenato’, è la cattiva da film d’animazione perfetta. Un concentrato di perfidia ma anche scatenatrice di risate.

Un preannuncio ideale di quella che sarebbe stata la “nuova” strada da allora intrapresa dai film d’animazione Disney, con buona pace di zio Walt.

 

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About

Da sempre cultrice del cinema classico americano per indole familiare e dei cartoni Disney e film per ragazzi anni ’80 e ’90 per eterno spirito fanciullesco, inizio più seriamente a interessarmi all’approfondimento complesso della Settima Arte grazie agli studi universitari, che mi porteranno a conseguire la laurea magistrale in Forme e Tecniche dello Spettacolo. Amante dei viaggi, di Internet, delle “nuvole parlanti” e delle arti – in particolare quelle visuali – dopo aver collaborato con la testata online Cinecorriere, nel 2013 approdo a SeeSound.it, nel 2015 a WildItaly.net e nel 2016 a 361magazine.com, portando contemporaneamente avanti esperienze lavorative nell’ambito della comunicazione. CAPOSERVIZIO CULTURA


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