la cena di natale

La cena di Natale: classico cinepanettone alla vigilia delle feste

la cena di NataleDopo il successo di Io che amo solo te, il 24 novembre Marco Ponti torna al cinema con il secondo capitolo della storia di Mimì e Ninella, La cena di Natale, tratto dal best seller di Luca Bianchini e prodotto da Fulvio e Federica Lucisano.

La cena di Natale ha tutti gli ingredienti di un tipico film natalizio: la disintegrazione e ricomposizione del nucleo familiare, i tradimenti, la maternità, le donne mature alla ricerca di un’eterna giovinezza e lo sfoggio di denaro. Il tutto è contornato dal paesaggio mozzafiato di Polignano a Mare e con l’aggiunta di alcuni spunti innovativi e attualissimi che rispecchiano il mutare dei tempi rispetto al film precedente.

Nel cast, accanto alle attese conferme (da Michele Placido a Riccardo Scamarcio), compaiono dei volti nuovi: Veronica Pivetti, bisbetica zia milanese; Giulia Elettra Gorietti e Dario Aita, rispettivamente nel ruolo di amante e fidanzato omosessuale, mentre lo stesso Luca Bianchini fa la sua comparsa come cliente di un baretto sul mare dove va a fare colazione Don Mimì.

SINOSSI

la cena di NataleNella cornice di una Polignano imbiancata dalla neve, ritornano gli stessi personaggi della pellicola precedente: Mimì (Michele Placido) e Ninella (Maria Pia Calzone), ancora innamoratissimi ma costretti a vivere divisi, Chiara (Laura Chiatti) alle prese con una maternità difficile e con l’incostanza di Damiano (Riccardo Scamarcio), ancora troppo immaturo per fare il padre, Orlando (Eugenio Franceschini), alla disperata ricerca di un amore sincero, Matilde (Antonella Attili), combattuta tra l’ostentazione della ricchezza familiare e dell’apparente perfezione del suo matrimonio (simbolicamente rappresentata dallo smeraldo regalatole da Mimì) e la passione segreta per Franco Torres (Antonio Gerardi).

Al centro della narrazione vi è la fatidica cena della Vigilia dove rivelazioni, scandali e colpi di scena arricchiscono il film di spunti bizzarri e caricaturali, mentre ciascuno dei personaggi fa sfoggio di isteria, comportamenti stravaganti e nevrosi che creano delle macchiette abbastanza scontate, ma sempre divertenti.

LA TIPICA COMMEDIA ITALIANA

Ponti torna dietro la macchina da presa per firmare una classica commedia degli equivoci dove i fraintendimenti, le incomprensioni e gli stravolgimenti dominano incontrastati. Non vi è aspetto della trama di questo romanzo familiare che risulti inaspettato, né capovolgimento che non si possa facilmente intuire fin dalle prime battute. Tutto è estremamente prevedibile, già scritto nel topico “canovaccio” della commedia italiana e dunque terribilmente banale.

Fortunatamente non mancano alcuni motivi che imprevedibilmente, in un contesto di generale piattezza e mediocrità, lasciano positivamente stupiti. Il primo è il richiamo, estremamente la cena di Natale 5delicato e soffuso, ad una delle problematiche più discusse di quest’ultimo anno ovvero il diritto alla maternità per le coppie gay e, più in generale, la tolleranza nei confronti di un mondo solo apparentemente estraneo al nostro, ma in realtà fondato sugli stessi valori e sulle medesime esigenze affettive.

Il secondo aspetto interessante, che probabilmente risente maggiormente di una cultura libresca e dell’influsso della retrostante costruzione letteraria, è relativo all’ ideazione del personaggio di Damiano. Damiano è il tipico anti-eroe romanzesco, senza coraggio né determinazione, che non riesce a trovare in sé le motivazioni per compiere dei gesti radicali e fronteggiare con sicurezza le sue responsabilità. È un inetto, almeno fino allo scioglimento finale che ne rivelerà l’indole paterna e l’affezione verso la moglie (il tutto estremamente ovvio), ma la delineazione accorta di una tale psicologia, caratterizzata attraverso pochi gesti, merita sicuramente un plauso al regista oltre a spingerci a dover riconoscere la maturazione di Scamarcio come attore, sebbene costretto in una commedia sentimentale che ne riduce notevolmente le possibilità di emergere.

Accanto a lui indubbiamente apprezzabile la performance di Michele Placido, molto calato nel doppio ruolo di marito patetico e amante appassionato e quella di Veronica Pivetti, sicuramente coerente con il personaggio di una milanese schizzata e vanesia. Risulta essere meno comunicativa, invece, la recitazione di Maria Pia Calzone che sembra sempre un po’ ingessata e frenata.

la cena di NataleRACCONTO DI NATALE

Un sequel che non colpisce, dunque, dove il trionfo dello stereotipo offusca anche le sottili venature di positività, rendendo vano persino lo sforzo profuso dagli sceneggiatori per cogliere la commovente bellezza del paesaggio pugliese. Quest’ultimo è reso ancora più suggestivo dall’atmosfera natalizia, che crea una perfetta inquadratura, a tratti leziosa, per una vicenda pittoresca e folcloristica, quasi ai limiti del grottesco.

Nonostante questi evidenti limiti, però, La cena di Natale rimane un film d’intrattenimento piacevole, in grado di strappare un sorriso e di coinvolgere gli spettatori. Il tipico film di Natale che comprende i gusti di un pubblico in cerca di leggerezza e umorismo e che complessivamente ha raggiunto il suo scopo.

 

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About

Nata a Roma nel 1995, ma napoletana d'origine, studia Lettere moderne presso l'Università di Roma Tre. Interessata e poliedrica, appassionata d'arte, cinema e teatro, ama la letteratura fin da bambina e ha fatto della scrittura il mezzo per conoscere se stessa e il mondo. COLLABORATRICE SEZIONE CULTURA


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