La corrispondenza M. Shelley-Lord Byron in mostra a Roma

Forse non tutti sanno che John Keats, uno dei più importanti scrittori romantici inglesi nato a Londra nel 1795 ebbe, tra le sue residenze, proprio una casa a Roma, a Piazza di Spagna (vicino la scalinata), dove morì di tubercolosi il 23 febbraio del 1821, appena venticinquenne.

11830930_10204831641020022_1518899253_nLa casa ospitò anche altri illustri artisti tra i quali Percy Bysshe Shelley (da cui il nome “Casa Keats-Shelley”) e possiede una ricca collezione di sculture, reliquie, scritti tra lettere e composizioni poetiche degli stessi, di Lord Byron, Mary Shelley e molti altri. Nel 1909 venne aperta al pubblico e da allora è un piccolo museo romantico nel cuore di Roma.

Dal 29 giugno al 6 novembre 2015 l’abitazione ospiterà la mostra temporanea “Lord Byron in the hand of Mary Shelley”, contenente una serie di manoscritti in prestito dalla National Library of Scotland, oltre a un numero di tesori appartenenti a Byron che fanno parte della collezione permanente della Keats-Shelley House.

Il prezzo d’ingresso è 5 euro ed è compreso nel biglietto d’accesso alla casa. 4 euro, invece, il prezzo per il ridotto. L’orario di apertura va dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 18.00, giorno di chiusura la domenica (tutte le ulteriori informazioni sono presenti sul sito della “Keats-Shelley House”).

RECENSIONE.

Sicuramente visitare la casa di uno dei più grandi scrittori di un’epoca, vede dove ha vissuto, dormito, scritto (e, in questo caso, morto) è un’esperienza bellissima per ogni appassionato di letteratura, scrittore o lettore, e in generale per chiunque ami respirare cultura.

Il museo si articola in tre stanze: da una biblioteca-sala d’ingresso ospitante un altissimo numero di testi romantici (continuamente aggiornata), si può passare sulla destra, nella camera di Keats, contenente la sua poltrona e il suo letto, con lenzuola di seta d’epoca, tutto conservato in memoria della tragica fine del poeta; oppure si può andare a sinistra, nella sala che ospita propriamente la mostra su Lord Byron.

Quest’ultima ospita, tra gli altri, i canti VI-VIII del Don Juan trascritti da Mary Shelley con le correzioni di Lord Byron, numerose lettere redatte dal poeta (per esempio a Mary Shelley e a John Murray II) e molti altri importanti manoscritti tra cui quello di Mary Shelley sull’Ode a Venezia di Byron stesso. Sono inoltre presenti le risposte della Shelley alle lettere ricevute dal defunto Lord. Inoltre sono ospitati oggetti dello scrittore come un pezzo di damasco rosso delle tende del letto a Halnaby Hall, luogo della luna di miele di Lord e Lady Byron o la sua maschera di carnevale, in cera.

CRITICA.

E’ senza alcun dubbio emozionante vedere a da vicino gli scritti originali di tutte queste grandi personalità, così come trovarsi a pochi centimetri dal letto di un grandissimo poeta, osservare la sua casa, immaginare la sua vita. Tuttavia, per quanto l’appartamento sia un bon-bon culturale, non ci si può esimere dal percepire alcune incertezze o, per meglio dire, leggerezze.

Sorvolando sul costo del biglietto – anche se altrove, sempre in Italia e per case di poeti altrettanto importanti l’entrata era supportata da una libera offerta al termine del percorso-, ci si può soffermare su due negligenze 40227-608-keats-shelley-house-roma-rm--casa-keats_3principali: l’orario e il supporto informativo.

Riguardo al primo, pur comprendendo le necessità di ognuno, in un periodo quale quello che abbraccia la mostra (dalla fine di giugno all’inizio di novembre, quindi per tutta l’estate e il principio dell’autunno) sarebbe stato lungimirante spostare se non altro l’orario pomeridiano magari oscillando di un’ora e mezza (dalle 15.30, come minimo, alle 19.30 in luogo delle 14.00-18.00).

Sul secondo punto, pur non volendoci imbarcare nella polemica sull’assenza di una guida gratuita (ma solo a pagamento, per la cifra di 3,50 euro), non ci si può esimere dal notare, con un certo disappunto, la totale mancanza di targhette o specchietti informativi in italiano, preferendo solo quelle in lingua inglese. Si salva un unico e piccolo fascicolo – non in bella vista e quindi impossibile da consultare in più persone – di fogli stampati in ogni stanza, contenente l’elenco delle opere. Aprirsi al turista straniero è giusto e doveroso, ma magari non sarebbe male non dimenticarsi che, nel bene e nel male, restiamo pur sempre in Italia.

 

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About

Studentessa di Editoria e Scrittura presso la Sapienza di Roma. COLLABORATRICE SEZIONE CULTURA.


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