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La corte, l’originale storia d’amore in tribunale di Christian Vincent

Avvolto dalla distintiva toga rossa con colletto di ermellino tipica del Presidente di una corte di assise, Fabrice Luchini è il protagonista di un altro bel film francese che arriva nelle nostre sale, La corte (L’Hermine) di Christian Vincent, vincitore alla 72ª Mostra del Cinema di Venezia del Premio Osella per la migliore sceneggiatura e della Colpa Volpi maschile per la migliore interpretazione a Luchini.

 

la-corte-film-recensioneProcessi e passioni.

L’attore francese (che abbiamo visto negli ultimi anni in tanti deliziosi film quali Le donne del 6° piano, Molière in bicicletta o Gemma Bovery) indossa i severi e importanti panni di Michel Racine, soprannominato “giudice a due cifre” perché le sue condanne non ammontano mai a meno di dieci anni. Uomo ritroso e non molto amato, temuto e rispettato, si trova a dover presiedere un processo per infanticidio in cui, tra i giurati, compare un volto a lui ben noto. La bella Ditte Lorensen-Coteret (Sidse Babett Knudsen, vincitrice del César 2016 come migliore attrice non protagonista) è infatti l’unica donna che Michel abbia mai amato, quasi in segreto, sei anni prima.

Christian Vincent scrive e dirige un film minimale, alleggerito da orpelli, che gioca tutto sull’importanza della parola da una parte, e sull’eloquenza silenziosa dello sguardo dall’altra. Quello che viene messo in scena è infatti il grande spettacolo della Corte, in cui i processi si svolgono come se si fosse in teatro con tanto di “attori”, pubblico, “sceneggiatura” o dietro le quinte, ma anche una storia d’amore dolce e tardiva. Due sono le facce che scopriamo di Michel Racine, quella pubblica e quella privata, l’una apparentemente in contrasto con l’altra e che pure insieme contribuiscono a delineare il ritratto di un uomo che, come in un processo, viene affrettatamente descritto da chi lo circonda basandosi su mere impressioni… che tuttavia non per forza corrispondono a verità. Quella stessa verità che un processo, pur ben svolto, non è detto che riesca davvero a raggiungere, come viene spiegato in una bella lezione all’interno del film su quello che è il vero compito della Corte.

La deliberazione del cuore.

Ecco allora che lo spettatore nel film di Vincent segue con interesse lo svolgersi di una doppia storia. Da una parte La Corte si rivela infatti una dramedy giudiziaria che racconta quasi sotto forma di “lezioncina” lo svolgimento di Recensione de La corte, film di Christian Vincent con Fabrice Luchini e Sidse Babett Knudsen, vincitore di due premi all'ultimo Festival di Venezia.un processo, introducendone e spiegandone figure e meccanismi e rendendo il pubblico una sorta di ulteriore giurato, al quale vengono forniti gli elementi per esprimere infine la propria sentenza. E sotto questo aspetto il giudice presidente di Fabrice Luchini, che ritrova Vincent a 25 anni da La timida e bravissimo nel gioco di sottrazione e non detti, è al tempo stesso ‘regista e professore’ dell’affascinante mondo rivelatoci.

Dall’altra parte assistiamo poi al risvegliarsi dei sussulti del cuore in un uomo descritto come freddo e duro, e che pure si rivela un tenero poeta innamorato, controparte fremente di duetti d’attore giocati sul sottinteso tra il sognante Luchini e la reticente Sidse Babett Knudsen. Come la donna deve deliberare da giurata per il processo, così nello stesso arco di tempo dovrà infatti scegliere se accogliere l’uomo nella sua vita. Nei colori neutri del tribunale sono le loro figure a spiccare, vestite di abiti o accessori rossi, quasi in un rimando alla passione che potrebbe o non potrebbe scoppiare, a seconda di quanto verrà deliberato.

Il film di Christian Vincent è una sorta di diorama della società francese e dei richiami del cuore, un film “piccolo” ma intelligente che pur negli ambienti ristretti racconta tanto, e bene. Un’ennesima dimostrazione della vitalità del cinema d’oltralpe.

La corte sarà al cinema dal 17 marzo 2016 con la distribuzione di Academy Two.

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Da sempre cultrice del cinema classico americano per indole familiare e dei cartoni Disney e film per ragazzi anni ’80 e ’90 per eterno spirito fanciullesco, inizio più seriamente a interessarmi all’approfondimento complesso della Settima Arte grazie agli studi universitari, che mi porteranno a conseguire la laurea magistrale in Forme e Tecniche dello Spettacolo. Amante dei viaggi, di Internet, delle “nuvole parlanti” e delle arti – in particolare quelle visuali – dopo aver collaborato con la testata online Cinecorriere, nel 2013 approdo a SeeSound.it, nel 2015 a WildItaly.net e nel 2016 a 361magazine.com, portando contemporaneamente avanti esperienze lavorative nell’ambito della comunicazione. CAPOSERVIZIO CULTURA


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