La Costituzione sta stretta

Già da tempo sospettavamo che la Costituzione, per Berlusconi,  non fosse considerata altro che una barriera architettonica per il suo lavoro. Ora ne abbiamo la conferma: lo ha dichiarato ieri. Secondo il Presidente del Consiglio la nostra Magna Carta impedisce di lavorare alle istituzioni, creando burocrazia, complicando la macchina dello Stato ad un punto tale che spesso le idee migliori non sono applicabile per cavilli di vario genere. Sempre secondo Berlusconi la Costituzione sarebbe ormai vecchia e datata, quindi necessiterebbe di una modifica che la riporti “al passo con i tempi”, in un periodo in cui è anche necessario un potere maggiore per il governo per fare fronte alla crisi.

Siamo sempre alle solite storie: che si tratti di una legge ordinaria, del codice penale, di una legge costituzionale o della Costituzione, tutte vanno strette alla mente ”fervida” di Berlusconi. So che fervida è un aggettivo banale per descriverla, ma l’aggettivo criminale mi sembrava limitante. L’obiettivo del premier è sempre lo stesso. Cercare di sminuire il più possibile ciò che gli impedisca di mettere in atto il suo piano di distruzione delle istituzioni. Questo è un esempio tipico. La Costituzione gli impedisce di rifare lo stato a sua immagine e somiglianza? Limita il suo potere (che, qualsiasi cosa dica, è di proporzioni elefantiache) con la supervisione delle istituzioni di controllo? Bene, la Costituzione allora è vecchia, quindi va cambiata. Ma non ammette che va cambiata per i suoi comodi: adduce come motivo il fatto che bloccherebbe il lavoro delle istituzioni. Nessuno però gli fa notare che è dalla Costituzione stessa che vengono tutte le istituzioni e non è per causa sua se le istituzioni italiane vanno a rotoli. La nostra Costituzione è molto avanti rispetto alle altre: si prevedono poteri e bilanciamenti che potrebbero portare il nostro stato ad un processo di legislazione tra i più virtuosi del mondo. Non è così: la causa è che dietro alla Costituzione ci sono anche delle persone. Nessuna legge, anche la più insignificante, è priva di persone che la facciano applicare. E qui sta il punto. Anche la Costituzione più mediocre può portare verso lo splendore uno stato, se c’è gente che lavori per il bene dello stato prima che per il proprio bene personale. In Italia ci troviamo nella situazione in cui (situazione singolare anche per uno stato del sud America) le persone che lavorano dentro lo stato pensano prima a se che al bene collettivo. Sono le persone a fare progredire uno stato e non la Costituzione in se, la quale comunque è un buon mezzo. Ma Berlusconi è sempre Berlusconi. Se vuole demolire la Costituzione così com’è è per suo tornaconto. Neppure i fascisti osarono eliminare la Costituzione, ma nonostante questo riuscirono a fare quello che tutti sappiamo. Berlusconi vuole agire indisturbato: quindi dobbiamo essere pronti a cose ancora peggiori.

Si parla spesso anche di riforme della Costituzione, che servirebbero  a dare più poteri alle istituzioni e a riformare lo stato in un’ottica virtuosa. Per esempio riducendo i parlamentari e superando il bicameralismo perfetto. Riformare la Costituzione nella situazione politica di ora potrebbe essere estremamente lesiva per il nostro paese: non credo infatti in quelli che sbandierano il rinnovo della Costituzione solo nell’ottica della modernità. Vale a dire: “la Costituzione è vecchia, quindi è da cambiare”. Sfortunatamente non stiamo parlando di coperte sporche, che quando sono da lavare vanno cambiate. Stiamo parlando della Costituzione, la fonte del nostro potere popolare e del nostro diritto. Una Costituzione non invecchia mai, perché contiene i principi fondamentali dello stato. Le leggi ordinarie possono invecchiare (per esempio quelle sui piccioni viaggiatori), ma i principi su cui uno stato si fonda devono restare saldi e corretti. Meglio una Costituzione scritta anche 100 anni fa di una costituzione recente ma  sbagliata.

Concluderò parlando di una idea che in molti (tra politici, opinionisti, giornalisti, ma anche la gente comune) si sono fatti. Questa è che nei periodi di crisi, sia lecito alleggerire le regole ed i controlli in nome di un intervento più tempestivo. È con questa base che i regimi prolificano. Se infatti si allentano le regole e si lasciano passare alcuni atti che non sarebbero del tutto lecito, si rischia di dare troppo potere alla istituzione di Governo, a discapito delle istituzioni di garanzia. Così facendo si possono creare dei mostri difficili da controllare, perché potrebbe accadere che chi si è trovato nella condizione di usare di più il potere possa decidere di tenerlo. In una situazione di transizione politica come in quella in cui ci troviamo potremmo agire in modo avventato.  Ricordiamo che, come noi ci troviamo in una situazione di crisi economica, anche ai tempi della nascita del fascismo una situazione del genere era nell’aria. Si era usciti dalla prima guerra mondiale con una vittoria, ma con una economia agricola distrutta. E in molti (in particolare i contadini) accettarono un potere più forte per far fronte alla situazione difficile. E sappiamo come è andata a finire. Dobbiamo immaginare come andrà a finire?

GIORGIO MANTOAN



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